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Il Medico Risponde: strani atteggiamenti

Buonasera,

la mia gatta ha 9 anni e circa  4-5 anni fa è stata operata per un tumore dovuto ad una vaccinazione. Quest’anno il problema si è ripresentato. Doveva essere nuovamente operata, ma siccome le probabilità che fosse sopravvissuta erano scarse (potevano essere anche solo 2 giorni), ho deciso con difficoltà di non farla operare. E’ successo però che nella sede della lesione si è formato come del pus, che è stato fatto fuoriuscire dal veterinario, quindi è cominciata una cura. Durante la terapia la micia ha perso il pelo dove si è formata questa escrescenza e forse questo le avrà procurato del prurito. La sto medicando con acqua ossigenata e antibiotico in pomata e copro la zona in questione con garza e cerotto. La mia gatta ha cominciato ad avere comportamenti strani. Ad esempio, tende a defecare sul pavimento, sale sulla scrivania…e cosa stranissima si mette accoccolata vicino alle porte chiuse. Non so spiegarmi… è un comportamento dovuto ad ansia, non so, è depressa,oppure altro che non riesco a capire? Sono un bel pò preoccupata.

Grazie. Cordiali saluti

Agnese

 

Cara Agnese,

dalle informazioni che mi hai dato si può supporre che la ragione del comportamento anomalo della tua micia sia da ricercare in questa massa che le procura fastidio. Intendo dire che il prurito e le medicazioni quotidiane potrebbero aver scatenato una forma di ansia che lei manifesta con gli atteggiamenti che mi hai descritto. Se si tratta di un problema di questo tipo, ti consiglio di parlarne con il tuo veterinario che potrebbe prescriverti dei farmaci e integratori che si utilizzano per gestire situazioni stressanti e potrebbero aiutare in questo caso.

Un’altra ipotesi è che il problema non derivi dalla presenza di questa massa nè da altri fattori comportamentali, ma sia di origine neurologica e in questo caso occorrerà indagare con una visita accurata ed esami specifici. 

Un saluto

Il Medico Risponde: gatto colpito da ictus

Buon giorno dott.ssa,

 stamattina il mio gatto di 20 anni e’ stato colpito da ictus cerebrale.
L’ho portato subito dal veterinario che lo ha visitato e gli ha fatto puntura di cortisone e ha prescritto delle gocce a base di cinnarizina.

Mi ha detto di aspettare qualche giorno sperando in un miglioramento.
Se cosi’ non fosse bisognera’ prendere una decisione, approfondire gli accertamenti (ne varra’ la pena vista l’eta’?) oppure ricorrere all’autanasia!
Io e mio figlio siamo molto combattuti riguardo alla decisione dolorosa che dovremo prendere.
Le chiedo un consiglio da Medico e da amica dei gatti…..ci aiuti a scegliere la soluzione piu’ giusta!
La ringrazio e La saluto cordialmente.

 
 
Cara Cristina,
 
mi dispiace per quanto è successo al suo gatto.
Purtroppo negli animali anziani i problemi neurologici cerebrali non sono rari e l’evoluzione non è sempre prevedibile. La prognosi infatti dipende dalla causa primaria che ha scatenato il problema e dall’entità del danno cerebrale.
Per valutare questi due fattori, come già le ha prospettato il suo veterinario, occorrono esami più approfonditi, alcuni dei quali richiedono che l’animale sia addormentato (es. TAC o risonanza magnetica), con tutti i rischi connessi. Per questo motivo, mi trovo d’accordo con il collega che ha visitato il suo micio, nel tentare con una terapia farmacologica e attendere l’evoluzione. A volte si assiste a una buona ripresa, altre volte purtroppo questa non avviene. Se così dovesse succedere è importante valutare la condizione in cui si troverà a vivere il vostro gatto per il tempo che gli resta, tenendo conto anche della sua età. Mi rendo conto che si tratta di una scelta difficile, soprattutto dopo tutti questi anni di convivenza, e spero che le informazioni ricevute possano aiutarla in questa delicata situazione.
 
Un caro saluto
 

Il Medico Risponde: parliamo di FIP

Cari amici,

oggi parliamo di una malattia purtroppo abbastanza frequente nei nostri amici felini: la peritonite infettiva felina, meglio conosciuta con l’acronimo FIP.

Si tratta di una malattia grave, contagiosa, spesso mortale, sostenuta da un virus.

La FIP è molto diffusa tra i gatti che vivono in colonie e nei gattili, in quanto la via di contagio preferenziale è rappresentata dal contatto con le feci e la saliva di animali infetti (condivisione delle ciotole di cibo e acqua). Per questo motivo i gattini possono essere contagiati dalla madre nelle prime settimane di vita e a causa del loro debole sistema immunitario andare incontro alla forma clinica fatale.

Anche molti gatti domestici sono positivi al virus: tuttavia solo una parte di questi gatti manifesterà la forma clinica e mortale della malattia. Ciò vuol dire che per quanto può essere spiacevole sapere che il nostro micio è positivo al virus, non necessariamente ciò significa che manifesterà la malattia nel corso della sua vita. Molti gatti che contraggono la malattia, infatti, sviluppano una forma asintomatica o sintomi lievi di enterite con diarrea e vomito; possono però restare eliminatori del virus per tutta la vita e quindi rappresentare una fonte di contagio per i gatti conviventi.

Come accorgerci se il nostro gatto ha la FIP?

Per quanto riguarda la forma clinica, i sintomi possono essere molto vari e dipendono essenzialmente dalla risposta immunitaria del micio: sono presenti di solito febbre alta refrattaria agli antibiotici, anoressia, perdita di peso, colorazione gialla delle mucose (in medicina definita “ittero”), presenza di versamenti di liquido in torace e in addome. In una certa percentuale di casi vi è anche un coinvolgimento oculare e neurologico.

La diagnosi non è sempre facile perché i test diagnostici a disposizione non permettono di confermare o escludere la presenza della malattia con certezza. Il veterinario formulerà la diagnosi combinando i riscontri alla visita clinica, le abitudini di vita del micio e gli esami di laboratorio.

Purtroppo è importante sapere che non esiste una terapia specifica nei confronti di questa malattia e la risposta al trattamento è molto variabile da gatto a gatto. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di una malattia fatale.

Non esistono vaccini per prevenire l’infezione e l’unico modo è limitare il più possibile la possibilità di contatto con gatti infetti.

 

Foto: http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_gatti.htm