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Il Medico Risponde: quando i reni non funzionano più

L’insufficienza renale cronica, come abbiamo già avuto modo di dire in diverse occasioni, è una delle patologie più frequentemente riscontrate nei gatti dopo una certa età.

Si stima che il gatto abbia da due a tre volte probabilità maggiori del cane di incorrere in questa condizione nel corso della sua vita. I motivi di una simile frequenza non sono del tutto noti, ma si pensa che siano dovuti ad un’alterazione strutturale del rene causata da un insieme di fattori diversi, quali l’invecchiamento cellulare, le infezioni renali croniche, la dieta sbilanciata verso alcuni oligoelementi a scapito di altri e una predisposizione individuale.

L’elevata incidenza di questa patologia nei gatti “da compagnia” (brutto termine, ma ahimé esplicativo) è riconducibile all’aumento dell’aspettativa di vita dei nostri amici a quattro zampe, essendo questa una malattia tipica dell’età geriatrica. In alcuni casi tuttavia, si può verificare già in età giovanile e/o adulta, soprattutto nei soggetti geneticamente predisposti ad alterazioni renali, come il gatto persiano.

Si tratta, purtroppo, di una patologia cronica, progressiva, non curabile, se non in un numero limitato di casi se diagnosticata nelle fasi precoci.

Come accorgersi quindi che il rene comincia a non funzionare più?

 Nella maggioranza dei casi purtroppo, ci si rende conto del problema quando già i tre quarti della funzionalità renale sono compromessi, in quanto è solo allora che compare la sintomatologia clinica. Il rene, infatti, è in grado di mantenere la sua efficienza fino alla compromissione di gran parte della sua struttura, e purtroppo non è un organo in grado di rigenerarsi.

Se questa condizione si verifica, tipicamente il gatto comincerà a bere molto e ad aumentare la quantità di urina prodotta durante la giornata. Può comparire dimagramento, inappetenza, talvolta vomito. Il pelo perde lucentezza e appare arruffato e sporco a causa della disidratazione e della mancata cura da parte del micio.

La diagnosi viene fatta con un prelievo del sangue e si basa sul risconto di valori ematici elevati di creatinina e urea.

La prognosi dipende da molti fattori e viene emessa anche in base alla presenza concomitante di anemia e squilibri elettrolitici.

La terapia prescritta dal vostro veterinario sarà mirata a contrastare l’eccessiva disidratazione, con un supporto quotidiano di liquidi per via sottocutanea, l’ipertensione, attraverso la somministrazione di ACE inibitori e a garantire un adeguato apporto nutrizionale con l’introduzione di diete formulate apposta per non alterare ulteriormente l’equilibrio elettrolitico e non sovraccaricare il rene. E’ fondamentale riuscire a far mangiare il micio, somministrando antiemetici e protettori dello stomaco se c’è vomito, e ricorrendo a farmaci stimolanti dell’appetito se vi è necessità.

 Gatti con valori di creatinina e urea anche molto elevati possono beneficiare moltissimo della terapia di supporto e rimanere clinicamente stabili per parecchio tempo. E’ importante imparare a convivere con un gatto in queste condizioni, valutando giorno per giorno l’andamento della malattia attraverso l’assunzione di cibo e acqua, l’idratazione, l’attività fisica e l’interazione con gli altri membri della famiglia.

L’insufficienza renale cronica, così come altre malattie progressive debilitanti, può essere causa di sconforto per il proprietario che non tollera di vedere il proprio amico deperire giorno dopo giorno: se però, prendendo coscienza della gravità della malattia, si riesce ad aiutare il proprio micio a mantenere una buona qualità di vita, è possibile conviverci fintanto che l’avanzamento della malattia lo renderà possibile.

 

Nella foto: “Miao”

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Il Medico risponde: un “dolce” problema

Restiamo in tema di gatti sovrappeso e parliamo questa settimana di una patologia comune nei nostri amici felini: il diabete mellito.

Secondo studi recenti l’incidenza del diabete mellito nei gatti è aumentata negli ultimi anni; tra le cause di questo incremento vi è un errato stile di vita e una scorretta alimentazione che comportano, soprattutto negli animali che vivono in casa, una tendenza all’obesità. L’obesità costituisce essa stessa una patologia, in quanto predispone non solo al diabete, ma anche a molti altri problemi che mettono in pericolo la vita del nostro micio.

Il diabete mellito è un disturbo della produzione di insulina, l’ormone che regola la sintesi e l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule dei tessuti del corpo. Essa viene prodotta dal pancreas in seguito alla presenza di glucosio nel sangue e funziona come una chiave che permette l’entrata dello zucchero nelle cellule, le quali lo utilizzeranno immediatamente oppure lo stoccheranno come riserva energetica a seconda delle necessità.

Nel gatto diabetico, in presenza di alti livelli di zucchero, l’insulina o non viene prodotta in quantità sufficiente oppure, anche se prodotta, non è in grado di agire sulle cellule dei tessuti per l’instaurarsi di un fenomeno di resistenza. In conseguenza di ciò, lo zucchero si accumula nel sangue (iperglicemia), viene escreto con le urine (glicosuria) e determina la comparsa dei sintomi più conosciuti di questa patologia: sete e fame intensa.

L’aumento della sete (polidipsia) è conseguente alla presenza di glucosio nelle urine che richiama per osmosi liquidi nei tubuli renali dove l’urina si forma, causando un aumento in volume della quantità prodotta. La conseguenza è che il gatto si disidrata e avverte la necessità di bere di più.

 L’aumento della fame (polifagia) dipende dall’incapacità delle cellule del centro regolatore della fame, situato nel cervello, di assimilare il glucosio, per la mancata azione dell’insulina. Il nostro micio sentirà pertanto il bisogno continuo di mangiare, nonostante la presenza di un elevato tasso di zucchero nel sangue. Ciò che si verifica è che malgrado l’aumento dell’appetito, il micio dimagrisce perché l’energia introdotta con la dieta non viene assorbita.

Sete, fame, aumento della produzione di urina e dimagramento sono spie che devono metterci in allarme e richiedono un approfondimento. La diagnosi di diabete si basa sul riscontro di alti livelli di glucosio nel sangue e nelle urine.

La cura dipende dal tipo di problema e si basa principalmente sulla correzione dell’iperglicemia, attraverso la somministrazione di insulina e di un corretto regime dietetico. In alcuni casi sarà necessaria la terapia con insulina, mentre in altri potrà bastare la correzione della dieta, che deve essere ricca di proteine e a basso contenuto di carboidrati.

L’obesità, come abbiamo accennato, è un fattore di rischio per lo sviluppo del diabete nel gatto così come nell’uomo. Elevati tassi persistenti di glucosio nel sangue portano ad una diminuzione di sensibilità delle cellule dei tessuti all’insulina e in seguito ad una ridotta produzione da parte del pancreas. Anche l’impiego di farmaci quali corticosteroidi (cortisone) e ormoni (progestinici) possono ridurre la sensibilità all’insulina.

Non sempre il diabete una volta che si manifesta, accompagna il gatto per tutta la vita. In una certa percentuale di casi ci può essere la remissione della malattia a distanza di qualche mese dall’instaurarsi della terapia. Per questo motivo è importante formulare al più presto la diagnosi.

Noi “umani” sappiamo benissimo che per stare bene abbiamo bisogno di una dieta equilibrata e di regolare movimento; lo stesso vale per i nostri amici gatti che condividono loro malgrado le nostre abitudini e il nostro stile di vita. Si può infatti fare molto per sfavorire l’insorgenza di questa ed altre malattie garantendo al micio un’alimentazione adeguata ai suoi bisogni fisiologici e favorendone l’attività fisica.

Foto: http://gattoegatti.com/gatto-news-curiosita/