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Il medico risponde: la dermatofitosi, una malattia contagiosa

Una delle preoccupazioni più frequenti dei nuovi proprietari di gatti riguarda le malattie che essi possono trasmettere a noi umani.

Abbiamo già parlato su questo blog della Toxoplasmosi, dei reali fattori di rischio per l’uomo e di come gestirli.

Tra le altre zoonosi del gatto (ovvero patologie che gli animali possono trasmettere all’uomo e viceversa) le più conosciute sono le micosi cutanee o dermatofitosi.

Si tratta di malattie causate da funghi patogeni chiamati dermatofiti che vivono e si moltiplicano sulla cute dei nostri animali e possono essere difficili da combattere. I nostri gatti s’infettano attraverso il contatto diretto con animali portatori o tramite il contatto con le spore fungine presenti nell’ambiente, che a seconda delle condizioni possono restare infettanti per mesi.

I fattori di rischio sono molteplici e sicuramente i più importanti sono quelli che incidono sullo stato immunitario del micio: età (i gattini sono più a rischio), malnutrizione, infezioni concomitanti, presenza di parassiti cutanei. L’eccessiva frequenza di bagni e l’utilizzo di detergenti cutanei aggressivi diminuiscono le difese naturalmente presenti sulla cute nei confronti dei dermatofiti. Secondo alcuni studi l’attività di toelettatura propria del gatto è invece un’ottima arma di difesa contro l’infezione, in quanto il leccamento riduce la possibilità di attecchimento delle spore.

La sintomatologia nel gatto è molto variabile: solitamente si tratta di aree prive di pelo, di dimensioni variabili, con presenza di forfora, croste e irritazione cutanea. La presenza di prurito è anch’essa variabile e dipende di solito dalla presenza concomitante di un’infezione batterica.

La diagnosi viene fatta dal veterinario attraverso il prelievo di un campione di peli e scaglie cutanee che vengono poste in un terreno di coltura apposito per la crescita di dermatofiti. Dopo alcuni giorni lo sviluppo di una colonia fungina confermerà il sospetto diagnostico e permetterà di identificare il tipo di fungo responsabile della patologia, attraverso l’analisi al microscopio.

La terapia è sempre molto lunga, in quanto deve essere continuata anche dopo la risoluzione della sintomatologia al fine di eradicare completamente l’infezione. Si basa sulla somministrazione di antifungini per via orale e l’utilizzo di lozioni e shampoo da applicare localmente. L’uomo s’infetta tramite contatto diretto con il gatto portatore o attraverso le spore disseminate nell’ambiente: le zone più colpite sono il viso e le braccia, ma talvolta l’infezione si diffonde anche ad altre regioni corporee.

Sovente si verificano infezioni fungine in proprietari di gatti clinicamente sani: in questo caso l’esame colturale del pelo potrà confermare o escludere il ruolo del nostro micio come vettore della patologia e in caso di positività il veterinario consiglierà il trattamento più idoneo per lui e per l’ambiente domestico.

Il lupo perde il pelo… e lo fa pure il gatto.

Da quando sono diventato coinquilino di tre gatti ed un’umana, la mia dieta alimentare è cambiata. É diventata più ricca in proteine, così come lo sono diventati i miei maglioni, le mie camicie, le mie lenzuola, il mio divano, il mio computer. L’apporto di tali sostanze, le proteine, in particolare la cheratina, è dato dall’enorme quantitativo di peli che i miei coinquilini spargono per la casa. Tutti tranne l’umana. Ovviamente le procedure per limitare la distribuzione del prezioso manto vengono eseguite, la spazzolatura prima di tutto. Ma è una pratica che eviterà una percentuale ad una cifra di peli vaganti per casa. Siamo anche dotati di potente aspirapolvere “atomico” (quando lo accendiamo cala la tensione in tutto il paese) fornito di spazzola adatta alla raccolta dei peli, spazzola sicuramente ideata da Torquemada in uno dei suoi momenti più fantasiosi. Ne ho la certezza perché da bravo umano l’ho provata sulla mia pelle il giorno in cui lo strumento da inquisizione entrò in casa: al pensiero mi vengono ancora i brividi.

I gatti spelano, che notiziona! E lo fanno a prescindere dalla stagione e dalla tipologia del manto, lungo o corto che sia. Bisogna però stare attenti che non si tratti di altro, tipo alopecia o perdita di pelo legata a patologie o disagi.

Quali possono essere le cause per la perdita non normale di pelo ? Allergie ad esempio, proprio come gli umani. Medicine, cibo, polline, polvere, muffa. Oppure materiali come la gomma o la plastica, a oggetti e fibre colorate, a deodoranti, magari quello che usate per eliminare l’odore dai tappeti o dal divano.

Se la perdita del pelo è associata anche ad una perdita di peso, ad una eccessiva sete ed il gatto smette di fare il suo “grooming”, la sua toelettatura, le cause potrebebro essere il diabete o l’ipertiroidismo. Le pulci, la tigna e la scabbia sono altri fattori scatenanti al perdita del pelo.

Se poi avete cambiato il tipo di alimentazione, magari adottando marche più economiche, allora la ragione potrebbe essere nel minor valore nutrizionale di tali cibi. Se costano meno una ragione ci sarà. Per un gatto, scarso valore nutrizionale uguale perdita di pelo.

Potrebbe anche essere causata da una reazione ad un antibiotico topico o semplicemente dall’irritazione causata dalla puntura stessa: pizzica in quel punto e lui si lecca e gratta fino a perdere il pelo. Cercate sul mantello piccoli punti rossastri associati di solito ad allergie, questi si allargano e si diffondono se il gatto se li gratta fino ad una irritazione che peggiora la situazione.

La scabbia e le pulci possono provocare delle sottili chiazze all’estremità posteriore della schiena. Se è allergico alla saliva delle pulci, lo vedrete letteralmente strapparsi i peli furiosamente in cerca di sollievo. La tigna, un fungo che può attaccare anche l’uomo, provoca la perdita di pelo intorno alle zampe, al muso ed alle orecchie, sono cerchietti rossi col centro bianco.

Se il gatto ha l’artrite la mancanza di pelo sarà presente lungo le giunture. Alcuni non comuni disordini ghiandolari, posso provocare la mancanza di pelo lungo i fianchi.

Cosa fare? Beh, vista l’innumerevole quantità di possibili cause è chiaro che sia il veterinario l’unico che possa dare una risposta esauriente. Provare a risolvere con metodi casalinghi potrebbe portare a peggiorare la situazione. Però è sempre importante imparare ad osservare il mantello dei nostri felini, perché è un importante indicatore di salute e di disagi. Se il problema è di tipo alimentare o comunque di semplice soluzione, vedrete velocemente il risultato delle “cure”, il suo mantello tornare integro e brillante, così che potrete vederlo meglio quando lo dovrete togliere dal divano blu.

Questo post è un “adattamento/traduzione” di un articolo di Kathy Blumenstock di Animal Planet, che potete leggere in lingua originale qui.

Fonte| www.care2.com