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Dove non può la parola… può la coda

Comunicare con gli animali è sempre stato un mio sogno. Alla Dottor Doolittle. Più volte ho affrontato l’argomento e mi piace ritornarci ogni tanto. In particolare ora che ho scoperto una specie di Stele di Rosetta, un dizionario Coda Gatto  – Italiano, piuttosto convincente. In realtà tutto il corpo dei gatti è indicatore di segnali: le orecchie, le vibrisse, il pelo stesso. Bisogna considerarlo una specie di scambio di informazioni, di segnaletica dello stato d’animo, dell’umore, più che un vero e proprio dialogo.

Coda ritta verso l’alto, cima arricciata: posizione di stand by umorale, disponibilità all’approccio con l’umano ed una certa attenzione a ciò che accade intorno. Il gatto è rilassato e si trova bene nell’ambiente che lo circonda. Se ha la coda a “punto interrogativo”, potete stabilire un buon contatto.

Coda ritta verso l’alto, completamente estesa: viene detta la posizione di “salve!”. Diciamo che è la classica forma di saluto tra gatto ed umano, ma anche tra gatti e di solito è seguito da un po’ di “strusciamento”. È un ricordo comportamentale di quando erano micetti piccoli, quando la mamma gatta li passava in rassegna per contarli, e per farsi pulire il… retro. Poiché spesso questo rituale avveniva quando la mamma-gatta tornava con la preda per cena, vedrete che tale comportamento avverrà in prossimità dell’ora del pasto. Una cordiale sintesi tra saluto e ringraziamento.

Coda ritta, tremolante: ecco pronti a spruzzare, con le zampe posteriori tenute belle alte. Alle volte spruzzano solo aria, quando si trovano in un ambiente che non è proprio di loro gradimento o si trovano a disagio. C’è un’altra situazione da associare a questa posizione della coda. Se mentre la agita vi si struscia alle gambe, vi sta dicendo che vi vuole bene. Molto.

Coda gonfia e arcuata: con la schiena arcuata, il gatto è in una posizione tra l’offensiva e la difensiva poiché percepisce una potenziale minaccia. Se dovete avvicinarvi ad un gatto in questo atteggiamento, che significa “non mi rompere gli zebedei”,  state attenti, specialmente se la raddrizza all’improvviso.

Coda avvolta intorno al corpo, in posizione seduta: “la posizione del caminetto”. Il micio è contento e non ha nessuna intenzione di spostarsi da quella posizione. Ma state attenti, se il gatto si sente minacciato, si mette così anche come assetto difensivo, una specie di posizione da osservatore, per passare inosservato e valutare come si sviluppa la situazione.

Coda tra le gambe, in piedi: esattamente come i cani, ha molta paura. Assume questa posizione in condizioni di disagio estremo, come potrebbe essere ad esempio dal veterinario. Alle volte è possibile anche veder spuntare la coda da sotto il mento. É un gesto riflessivo, quasi automatico, di auto protezione. Un po’ come “chiudersi a riccio”. In questo modo mettono in protezione la loro parte più delicata e vulnerabile ad un possibile attacco, la pancia.

Coda “scodinzolante”: è probabilmente il comportamento più frainteso, ha il significato esattamente opposto a quello dei cani. Un gatto che scodinzola è palesemente irritato, ed il grado di irritazione è dato dalla velocità dello scodinzolamento, che è direttamente proporzionale al nervoso che ha. Non accarezzatelo per calmarlo, o se lo fate e vedete che la coda aumenta di velocità, non arrabbiatevi con lui se all’improvviso vi morde e scappa. Lui vi aveva avvisato.

Certo ogni convivente di gatto potrà raccontare la propria esperienza e magari associare certe posizioni di coda a situazioni che riguardano la relazione intima che c’è tra lui ed il suo micio e non queste che sono piuttosto generalizzate. Inoltre, questi atteggiamenti sono anche il risultato di una corretta educazione che i gattini hanno ricevuto dalla madre, se l’hanno avuta. Gattini allontanati troppo presto dalla madre, potrebbero non avere un’esatta decodifica del linguaggio caudale.
Se non l’avete mai fatto, osservate con attenzione il movimento della coda del vostro gatto e cercate di capire cosa vi vuol dire. E fatecelo sapere.
Fonte| Jackson Galaxy

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Ritratto di Felini in un Interno

Ho avuto un attimo di esitazione prima di pubblicare questo post. Per una duplice ragione: a) questa settimana ho già pubblicato un video, b) il video che vi propongo dura 22 minuti.
Poi mi sono deciso a farlo perché è di una bellezza straordinaria ed è un documento interessantissimo. Inoltre, in questi giorni, sui grandi schermi dei cinema di tutta Italia sta avendo grande successo un film muto ed in bianco e nero , “The Artist” ed allora mi sono deciso a pubblicarlo.

Appena avete un po’ di tempo a disposizione, diciamo una ventina di minuti circa, guardate questo documentario il cui titolo originale è “The Private Life of a Cat”: si racconta la storia di una famiglia di gatti, niente di più e niente di meno. Alle volte le immagini sono di una bellezza poetica.

Buona visione.

Dimmi dove dormi…

… e ti dirò che ore sono.

A noi umani, creature dalle esigenze limitate, quando si tratta di scegliere il posto dove dormire sono concesse solo un paio di possibilità. Nel caso del letto singolo, possiamo decidere da quale parte del letto vogliamo poggiare la testa. Nel caso del letto matrimoniale, supponendo di doverlo condividere con un soggetto della nostra stessa specie, la scelta si pone tra lato destro o lato sinistro. Ciò sembra una scelta semplice, ma se dividete il letto con una donna, vi assicuro che il concetto di destra e sinistra non è assolutamente dato per scontato. Per averne la riprova, portatela in macchina e fatevi dare le indicazioni per raggiungere una qualsiasi meta. Rimarrete sorpresi della fantasia vettoriale che il vostro navigatore potrà raggiungere. La scelta si amplia, se i letto lo condividete con altre due persone. Nel qual caso potrebbe anche partire il turnover per la posizione centrale. Esiste anche la possibilità di dormire sul pomo d’ottone del letto, scelta valida solo se vi chiamate Eta Beta.

Per i gatti il discorso cambia. Favoriti dalle dimensioni ridotte rispetto a quelle di noi umani, il letto matrimoniale diventa per loro una immensa cuccia a più vani, non separati da mura portanti o in cartongesso, ma rigorosamente rispettati una volta definiti i limiti e condivisi dagli altri coinquilini felini. Infatti di noi umani se ne sbattono altamente. Le regole di suddivisione sono strettamente legate all’ambiente ad alla fascia oraria, questo l’ho capito. Sono ancora indeciso su chi regola il posizionamento. Sto studiando.
Fattori certi per la scelta del posizionamento sul lettone di giorno:
esposizione al sole – là dove batte il raggio del sole si sta meglio, specie d’inverno.
odori umani – la gatta preferisce il mio lato, il maschio giovane il lato Claudia, il maschio adulto non ha preferenze. Anche i “maschi” sono gatti, per completezza di informazione.
posizione dell’altro felino coinquilino –  se sono tutti posizionati sul lettone, la combinazione più probabile è con i due maschi accanto sul lato “piedi” e la femmina, da sola, lato testa.
possibilità di controllo dell’area –  l’angolo “lato porta di camera” consente una visuale “esterno finestra, camera da letto, disimpegno, ingresso” come nessun altro, con possibilità d’attacco a eventuali soggetti invadenti.

Fattori certi per la scelta del posizionamento sul lettone di notte:
posizionamento coperta di pile – nel tentativo di limitare l’arricchimento di  peli della coperta di lana (invernale) è stato posizionato un piccolo quadrato di pile. Posto ambitissimo con possibilità di condivisione. Massimo due posti.
pigiama – là dove c’è il pigiama, lasciato incautamente sul letto, c’è un gatto.
maglioni da mettere nell’armadio – vedi la voce pigiama, e sostituire il termine ” pigiama” con maglione.
gambe umane – il gatto tende a posizionarsi in prossimità degli arti inferiori del suo servo umano, in una qualsiasi posizione relativa. L’importante è che l’umano sia costretto a stare scomodo, dovendo stare con gli arti inferiori piegati in posizioni non concepite per l’anatomia umana, o comunque vivamente sconsigliate dagli ortopedici.

Sento già un coro unanime di persone unanime che dicono “ma perché fai dormire il gatto sul letto?”.
Se avete uno o più gatti, lo sapete già.
Se non avete gatti, e chissà perché state leggendo questo blog, la ragione è che è una sensazione bellissima.

Fonte Immagine| Hilary B. Price

Come diventare amici per sempre

Ho sempre pensato che l’educazione debba partire dalla scuola e dalla famiglia, anche se ultimamente ho qualche perplessità su ambedue le “istituzioni”. Problemi miei.
Mi rincuora sapere che ogni tanto ci sono delle iniziative delle quali bisogna assolutamente parlare e che negli anni passati hanno avuto un ottimo successo e diffusione.
Ovviamente parliamo di animali domestici, gatti e cani, e di come spesso accade, troppo spesso, entrino nelle famiglie in maniera sbagliata: come giocattolo, come capriccio, come moda. Spesso le famiglie non sono neanche preparate ad accogliere in casa una creatura che ha le sue necessità e le sue esigenze, cane o gatto che sia.

Per questa ragione un’iniziativa come “A Scuola di PetCare”, la campagna educativa sulla conoscenza e il rispetto degli animali da compagnia, raccoglie tutta la mia simpatia e disponibilità a parlarne.

Il progetto “A Scuola di PetCare”, è la prima campagna educativa nazionale sulla conoscenza e il rispetto degli animali da compagnia. La campagna è promossa e realizzata da Giunti Progetti Educativi e Purina  in collaborazione con FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) e SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia). Il progetto, che ha ricevuto il Patrocinio di ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), non è la prima volta che viene realizzato, e quest’anno è stato rinnovato con la creazione di nuovi materiali didattici aventi lo scopo di educare al corretto comportamento con gli animali da compagnia.

In cosa consiste il materiale didattico?

  • dal gioco Petwood, piccoli amici nei guai: un gioco da tavolo dove i giocatori devono dimostrare non solo di voler bene al proprio cucciolo, ma anche di saper fare la cosa giusta al momento giusto, di conoscere il proprio animale da compagnia;
  • una guida per insegnanti, ricca di nuovi approfondimenti, notizie sul mondo degli animali domestici e sull’importante ruolo del Medico Veterinario, oltre che di attività didattiche da svolgere in classe;
  • un opuscolo informativo per ogni alunno con notizie e divertenti giochi da fare a casa insieme ai genitori;
  • una locandina con le modalità di partecipazione al grande concorso nazionale per le classi; e un questionario, che gli alunni dovranno compilare con i loro genitori.

Per maggiori informazioni, e per richiedere gratuitamente il kit didattico, contattare Giunti Progetti Educativi:

tel. 055/5062383;

amicianimali@giunti.it;

proed.concorsi@giunti.it

Il gatto al guinzaglio

Suzanne DeChillo/The New York Times

Cosa pensate dell’idea di portare in giro il vostro gatto al guinzaglio? Vi è mai venuta l’idea? Idea che forse qualcuno di voi potrebbe commentare come “malsana”. Ovviamente sto parlando a chi, come me, vive in un appartamento, non certo a chi ha un giardino o vive in aperta campagna. Mi è sempre piaciuta l’idea di poter portare il gatto a fare una passeggiata sull’erba, in un parco. Non certo lasciarlo libero, non mi fiderei. ma tenendolo sotto controllo con un guinzaglio, sì, m’è venuta la voglia.

Così ho scoperto un articolo sul New York Times che affronta la questione in maniera molto interessante e vi suggerisco di leggerlo nella sua interezza a questo link. In ogni caso, il punto fondamentale è  che è possibile farlo, ma c’è bisogno di tanta pazienza e del candidato giusto, ovverosia, non tutti i gatti sono adatti a girare con il guinzaglio. Il gatto giusto deve essere: coraggioso, facilmente “maneggiabile”, se non si lascia toccare neanche da voi la vedo dura, e socievole. Potrebbe anche darsi che non ci riusciate.

Il primo passaggio è quello di far abituare il gatto all’imbracatura. Stiamo parlando di guinzagli con la pettorina, non certo con il collare. L’approccio fondamentale da ricordare è che un gatto non farà mai e poi mai una cosa solo per accontentarvi. Per cui state sempre pronti a dare voi a loro una gratificazione nel momento in cui, ad esempio, gli infilate la pettorina, cosa che potrebbe inizialmente non gradire affatto. Se dopo l’operazione riceve un piccolo premio in cibo, forse, possiamo anche discuterne. Si prosegue così, finché il prendere la pettorina ed indossarla, anche solo per rimanere in casa, non diventa quasi un gesto abituale. Solo dopo si esce di casa. L’esperienza della giornalista del NYT, parla di svariati giorni prima di poter realmente uscire dal condominio, perché nel momento in cui il gatto si sdraia a terra, significa che da lì non ci si scosta. Allora un giorno il pianerottolo, un giorno le scale fino al piano di sotto, e così via, fino arrivare al portone. E là fuori? che succede?

Un gatto che non è mai uscito di casa potrebbe spaventarsi, anzi si spaventerà, per praticamente ogni cosa: dal postino, alla betoniera, fino, e questo è molto ovvio, al cane al guinzaglio del passante. Le soluzioni a questi incontri sono principalmente due: o si discosta l’attenzione del gatto velocissimamente dal “pericoloso” incontro, oppure si porta il gatto a fare una passeggiata in una zona dove tali incontri sono molto meno probabili, ad esempio un parco o un giardino con divieto d’accesso ai cani. Ce ne sono, ce ne sono. A proposito, un consiglio valido in generale: se il vostro gatto si spaventa per qualcosa di effettivamente non pericoloso, non prendetelo in collo per proteggerlo, il gatto in questa maniera perde confidenza in se stesso, piuttosto cercate di avere un atteggiamento indifferente alla cosa. Il gatto penserà: “se non preoccupa lui, perché dovrei preoccuparmi io?”. Se siete stati bravi e siete anche atletici, andrete con il vostro gatto a correre su prati, ad infilarvi nelle siepi, a fare gli agguati agli uccellini per poi tornare a casa, stanchi e soddisfatti. Certo, ci sono mille cose alle quali stare attenti, non saranno mai come cani che camminano al vostro fianco e che rispondono ai comandi vocali. Però, io quasi quasi ci provo. Ho un parco sotto casa!

Fonte| The New York Times

Anno Nuovo… soliti gatti!

Buon Anno a tutti! Avete trascorso una bella serata in compagnia dei vostri amici e mici? O magari siete stati fuori, a casa di amici che non hanno gatti. Spero allora che abbiate passato buona parte della serata a cantar loro le lodi dell’avere dei gatti in casa, di quanta compagnia fanno, riuscendo a convincerli ad adottarne almeno uno. Ecco uno dei miei propositi per l’Anno Nuovo, riuscire a far adottare più gatti possibile. Ancora devo studiare una strategia che sia convincente e sincera, perché lo sappiamo, i gatti sono meravigliosi, ma alle volte hanno comportamenti al limite dell’umano, e non è un complimento.

Come tutte le creature sensibili, anche loro hanno delle insofferenze ed i gatti in particolare ne hanno alcune che li rendono particolarmente nervosi. Ad esempio, vi è mai capitato che il vostro dolcissimo gatto si sia rivolto verso un vostro nuovo amico che ha provato ad accarezzarlo, con un verso più simile ad un ruggito che a delle fusa? Vi siete chiesti il perché o avete solo pensato “il mio gatto deve essere posseduto, chiamo l’esorcista”?
Il fatto è che i gatti si possono innervosire ed iniziare a lamentarsi in una numerosa quantità di maniere, ad esempio dileguandosi, miagolando in continuazione o soffiando agli estranei, tutto ciò in risposta a stimoli negativi.

Vi elenco un po’ di cose che i gatti reputano fastidiose e possibili soluzioni, se di soluzioni possiamo parlare.

 Essere pestati. Sì lo so, è banale e non è valido solo per i gatti. La differenza sostanziale è che “gli altri” spesso non hanno la coda, non camminano a circa 20 centimetri da terra e non dormono in posti spesso mimetizzati. Soprattutto se avete un gatto in casa da poco tempo, dovete imparare a convivere con qualcuno che potrebbe passarvi improvvisamente tra le gambe e che si accuccia in posti impensabili e che quindi è a rischio “pestone sulla coda”, forse la cosa più irritante per tutti i gatti. Oltre ad avere inizialmente maggiore attenzione a dove mettete i piedi (col tempo vi sembrerà naturale non alzare i piedi se camminate al buio), potete anche avvisare del vostro passaggio dicendo al gatto che si trova sul vostro percorso, “scansati”, spingerlo leggermente se non si muove e premiarlo con una carezza se lo fa.

Rumori forti. I gatti scappano durante i temporali per loro natura. Anche in caso di rumori di cantiere e di fuochi d’artificio. La mia gatta non sopporta il rumore della spazzatrice quando passa per la pulizia delle strade e gli starnuti. In questo caso non bisogna reagire in maniera plateale ed iniziare ad essere iper-protettivi o iper-rassicuranti. Per i gatti, i rumori forti sono segni di pericolo. Se vi vede agitati o comunque reattivi allo stesso stimolo, pensa che forse ha ragione a preoccuparsi e si agita ancora di più. La vostra reazione dovrebbe essere quella più rilassata ed indifferente possibile, come se non fosse successo niente, e mostrare che avete il perfetto controllo della situazione. Magari, in caso di forti rumori continui, come un cantiere o una Festa del Santo Patrono, potete preparare dei possibili rifugi che i vostri gatti possono sfruttare nel momento opportuno.

Cani fastidiosi. Cani e gatti possono benissimo andare d’amore e d’accordo, ma ci sono alcuni cani che veramente riesconoad irritare i gatti oltre modo. Sono quelli che abbaiano, mordono ed inseguono i gatti. Se avete in programma di far convivere un gatto con un cane, dovete farli socializzare il più presto possibile, a piccole dosi e con attenzioni particolari, come ad esempio far coincidere l’ora della pappa, ma in zone separate della casa, per evitare bisticci. Dovete anche fornire al gatto dei rifugi sicuri, casomai il cane scoprisse che la caccia al gatto è un gioco divertente.

Cambi di lettiera. Ai gatti non piacciono i cambiamenti. Punto. Se vi capitasse di comprare una lettiera che avete trovato in offerta al centro commerciale, magari anche più costosa della vostra abituale, con caratteristiche tecniche migliori, ed un profumo fantastico, non meravigliatevi se, una volta sostituita la vecchia, vi trovate il gatto che esercita le sue necessità fisiologiche in punti creativi della casa. A lui andava bene quella vecchia. Che deve sempre essere pulita, i gatti sono schizzinosi!

Essere cacciati dal loro posto preferito. È fastidiosisimo per loro, anche per me, a dire il vero. I gatti sono abitudinari, scelgono i loro punti preferiti della casa e lì trascorrono buona parte della giornata a dormire o a fare grooming. Se per una qualche ragione uno dei loro punti preferiti è anche uno dei vostri, ad esempio il posto sul divano per vedere The Big Bang Theory, riposizionate, ovverosia trovate il modo di creare un punto simile per caratteristiche, in modo che il gatto abbia un’alternativa alla sua scelta.

Troppe attenzioni. Troppe carezze irritano i gatti, soprattutto se fatte da “sconosciuti”. Poco ma sicuro. Come essere presi in collo. Può trasformare un gatto da buono a malvagio. Tranquillizate il vostro ospite umano: se il gatto vorrà essere accarezzato, si presenterà di sua spontanea volontà.

Troppe poche attenzioni. Quando un gatto viene da voi e voi non lo considerate, potrebbe prenderla come una vera e propria offesa. Il non essere considerati quando vengono da voi, è una cosa profondamente maleducata, vi hanno invitato a scambiare due parole, ed è una cosa importante per loro. Se viene vicino a voi e vi guarda, rispondete al suo sguardo con un sorriso o un battito di ciglia. Se vi miagola, rispondete con un “ciao” (i due suoni si somigliano), basterà per dargli soddisfazione. Se insiste, probabilmente vuole anche altro, magari una carezza o una merenda, o semplicemente che gli apriate la finestra per andare in terrazza e godersi un po’ di caldo sole invernale.

Buon Anno a tutti e fate adottare tanti gatti!

Fonte| PetPlace

Il Gatto: manuale d’istruzioni

Così ci siamo, alla pre vigilia di Natale. Molto probabilmente qualcuno ha deciso di regalare un cucciolo di gatto, o magari ha deciso di regalarselo. Chi lo ha comprato da un allevatore e chi invece ha deciso di andare in un gattile ed adottarne uno tra i tanti pronti a dispensare amorevoli graffi e dolci fusa a chi decide di portarlo con se, a casa.  In ogni caso, l’adozione di un  gatto, del primo gatto, è una scelta importante da non prendere sottogamba. Così, sia chi lo riceve come regalo, sia chi ha deciso di condividere il proprio appartamento, anzi, la propria vita con un felino, all’inizio è pervaso da un grande entusiasmo e da mille dubbi e paure. Inizia così la spasmodica ricerca di informazioni su internet, dai veterinari e sui libri.

Il mio primo libro su gatti è quello che vi presento oggi, con il debutto di una specie di nuova rubrica, che per adesso chiamerò, Biblioteca Essenziale del Convivente di un Gatto. Mi è stato regalato pochi giorni dopo l’arrivo del mio primo gatto in casa, non acquistato e neanche regalato da una persona, il classico trovatello. Per me che non avevo mai avuto un animale in casa, tranne i nipoti, è stata emotivamente e praticamente una bella sfida. Non sapevo da che parte rifarmi: cosa mangiano? come dormono? dove la fanno? lo sterilizziamo? non lo sterilizziamo? dorme con noi? può salire sul lettone? sta bene? insomma… non ci capivo niente.

Il Gatto: manuale d’istruzioni, di David Brunner e Sam Stall, Ed. Kovalski, è per un semi-nerd come me, un ottimo inizio. In pratica è una specie di “The Missing Manual” per gatti (per chi non lo sapesse “The Missing Manual” ovverosia “Il Manuale Mancante”, è una collana di libri legata per lo più al mondo dell’informatica. Se cercate sul web, ne troverete moltissimi). Molto ricco di contenuti e di una grafica semplice ed elegante, affronta l’argomento “gatto” allo stesso modo di come tratterebbe un elettrodomestico: le istruzioni di come si alimenta, di come si pulisce, dei “bugs”, dei comportamenti anomali, usando una terminologia del tipo, Installazione, Interazione quotidiana, Interfaccia, Modelli di marca e non di marca, Programmazione di base, Manutenzione e così via. Utile e divertente allo stesso modo. Certo un gatto non è un elettrodomestico, lo so benissimo, ma lo spirito con il quale è scritto, fa intendere che gli autori, sono anche loro lungi dal considerare un gatto un elettrodomestico. Sono solo un po’ nerd.

Così, se avete deciso di donare parte del vostro spazio vitale ad una delle creature più belle del mondo e siete un po’ nerd, questo libro è sicuramente consigliato. Oltre ovviamente a leggere il nostro blog! Auguroni a tutti!

Simon’s Cat e l’Albero di Natale

Oramai è un classico e tutti lo conoscono. Eccolo alle prese con il più standard degli alberi di Natale. Se avete voglia, dopo aver visto il video, rileggetevi questo post. E buon divertimento!

Aggiungi un posto a tavola… e spera bene.

Riprendiamo il discorso. Come abbiamo detto, il modo di dire “Aggiungi un posto a tavola” per i gatti non è sempre equivalente a dire che dividere il companatico, “raddoppia l’allegria”. Anzi. Quando facciamo entrare un nuovo gatto in casa, perché fa piacere a noi, o perché pensiamo possa far piacere al nostro gatto già coinquilino, in ogni caso è fonte di destabilizzazione degli equilibri che si sono formati in casa. La nostra convinzione è che il nuovo arrivato, presto o tardi verrà comunque accettato. Niente può essere più lontano dalla verità. A conti fatti, i gatti, sono un po’ come noi. Hanno le loro preferenze, ad alcuni possono piacere altri gatti, altri no, e non gli piaceranno mai. Fortunatamente per noi, la maggior parte dei gatti sono del primo tipo, ed accetteranno la novità, se giochiamo le carte giuste.

Il fatto è che quando i gatti vengono a contatto, molti, inizialmente, possono mostrare vari gradi di distacco o di eccitazione l’uno verso l’altro. I gatti residenti hanno i diritti dell’occupante, ma in funzione anche del loro carattere, potrebbero sovvertire ogni tipo di diritto teorico, ovverosia cederli istintivamente. Possono anche manifestarsi, viceversa, vari gradi di aggressione, spesso limitati a ringhi e sibili, ma le ostilità scemano col passare del tempo finché non viene raggiunta una nuova armonia in circa 90 giorni. Se le ostilità continuano dopo questo periodo, allora siamo in presenza di una condizione di aggressività territoriale e non di personalità, e trova le sue ragioni nel gatto di casa nella dimostrazione del diritto di possesso del territorio e nel timore di perdere tale diritto acquisito.

Alla fine ci sono quattro possibili risultati:

  • I gatti vanno subito d’accordo e godono della compagnia reciproca.
  • I gatti attraversano un periodo iniziale di studio ed alla fine raggiungono un mutuo rispetto.
  • I gatti litigano, ma possono essere persuasi a tollerarsi a vicenda.
  • I gatti non andranno mai d’accordo, litigheranno sempre, e si odieranno in ogni caso.

I modi per evitare le relazioni ostili tra gatti coabitanti sono:

  • Aspettare e vedere. Talvolta le cose migliorano.
  • Contro-condizionare, ovverosia fare in modo tale che accadano delle cose piacevoli e divertenti quando i due gatti stanno insieme.
  • Separare i gatti e ripetere l’introduzione molto più lentamente, anche in mesi se necessario, sempre in occasione di eventi piacevoli.
  • Se proprio è impossibile farli andare d’accordo, trovare una nuova casa ad uno dei gatti.

Come avete capito, non è sempre possibile mettere insieme due gatti per farli vivere d’amore e d’accordo senza che si presentino delle ostilità. I gatti sono molto più “umani”, nei loro difetti, di quanto possiate immaginare. Quando due gatti sono assolutamente incompatibili, è sempre possibile, magari con l’aiuto di un esperto comportamentale, diminuire l’aggressività ed arrivare a far vivere i due in una sorta di mutua indifferenza, se non in armonia. In molti casi, anche una mutua indifferenza può essere accettata per il bene della casa.

Olio ed acqua non si mescolano mai, ma talvolta relazioni nate sotto il segno dell’aggressività possono sbocciare in armonia. Come già detto, non è possibile capire quale dei due gatti reagirà ed in quale modo, e quale dei due si riconcilierà con l’altro, a tempo debito. Fondamentalmente è una questione di provare, talvolta di sbagliare e spesso di… come si dice… culo.

Un gatto dalla mentalità aperta e saggia, ottimo auspicio per un’unione di successo, ha alle spalle sicuramente una storia fatta di una corretta socializzazione e non di precedenti episodi di aggressività (mostrata o subita), di curiosità e di una personalità calma e tranquilla. Con tutti questi fattori nei gatti da mettere insieme, il mix risulterà perfetto.

Un’ultima considerazione, basatevi anche sulle esigenzedel vostro gatto, perché magari potrebbe essere lui a richiedere una compagnia, in un modo o nell’altro. Se conducete una vita che vi tiene fuori casa molto tempo nell’arco della giornata, e se la sera siete troppo stanchi per giocare con il gatto o per considerarlo, presto lo vedrete un po’ apatico, magari ossessivo nella richiesta di mangiare, e molto meno giocherellone dei primi tempi. Be’ in questo caso, provare a regalargli una compagnia è forse la mossa giusta.

Fonte| PetPlace

… che ramo hai scelto?

Noi, abitanti di condominio, residenti dal terzo piano in su, guardiamo sempre con una certa invidia chi possiede un giardino, anche piccolo, magari con un bel alberello. Non tanto per una questione “economica” o di prestigio, tipo la pianta di ficus, “simbolo del potere”, nell’ufficio del ragionier Fantozzi, bensì perché pensiamo quanto sarebbe bello per i nostri gatti poter goderselo, cacciare, rotolarsi nell’erba e salire sull’albero. Eccoci arrivati al punto. Nella storia della cinematografia mondiale, uno standard è la situazione che assoccia i tre elementi, “gatto”, “albero” e “vigili del fuoco”. Il gattino sale sull’albero ed il bambino, o la nonnina, di turno chiama i vigili per salvarlo. Ma è giusto fare così?

Per prima cosa voglio raccontarvi un episodio legato al mio periodo universitario. A Geologia era usuale, di tanto in tanto, fare delle gitarelle più o meno lunghe per vedere in natura ciò che studiavamo sui libri. Ci serviva per imparare a riconoscere sul territorio gli affioramenti rocciosi, per essere poi in grado di mapparli, di disegnarli su una carta topografica, insomma, imparare a fare il “rilevamento”. Ciò non avveniva sempre lungo strade e sentieri comodi, talvolta bisognava anche inerpicarsi su pendii, modesti ma impegnativi. Il primo utile consiglio che ci venne dato fu: “Ricordatevi, da dove siete saliti, si scende sempre, da dove siete scesi, non sempre si risale”. Chiaro? Bene per il gatto vale la stessa regola, solo che bisogna essere più pazienti ed attenti.

Incominciamo col capire, perché il gatto è salito sull’albero? Stava inseguendo un uccellino o uno scoiattolo, o era lui inseguito dal cane del vicino di casa? Il fatto è che adesso lo vedete miagolante ed impaurito, lì su un ramo, che sembra non sapere cosa fare. Cercate di trattenervi dal chiamare i Vigili del Fuoco. Ora vi spiego perché. Tanto per cominciare il gatto in questo momento è ad un altissimo livello di nervosismo e si sente in pericolo. Per lui,  vedere un gruppo di persone sotto l’albero, vestite strane, che sono arrivate su un “coso” lampeggiante, non è un fattore calmante. Anzi. Il punto è proprio questo. La calma. Come vi ho detto prima, ciò che sale, scende. Noi tutti sappiamo che il gatto è un animale estremamente intelligente ma anche molto emotivo ed in questo momento lui ha bisogno di calmarsi e del tempo necessario per capire la situazione nella quale si trova e realizzare come uscirne. Da solo.

Magari è importante capire se il gatto è ferito o no, allora la cosa cambia. Osservatelo e cercate di capirlo. Se lo fosse, allora è meglio coinvolgere anche un veterinario per farsi aiutare nella buona riuscita della discesa. Se non è ferito allora le cose da fare sono semplici. Innanzitutto tenere lontano dall’albero le persone ed altri animali. Lui non sa che sono “amici”, ma sono solo un fattore di ulteriore nervosismo. Mettete invece una barattolino dell’alimento preferito del vostro gatto alla base del’albero e fate in modo che vi veda bene mentre lo fate. A questo punto arriva la parte più difficile: rientrate in casa e tenetelo sotto controllo. Ci vorranno forse alcune ore, ma vedrete che una volta calmato, riuscirà a capire che se la deve cavare da solo e trovare qual è il miglior metodo per poter scendere. In breve tempo elaborerà il modo migliore per scendere. Una volta arrivato a terra, prima di premiarlo e coccolarlo, aspettate che rientri in casa. Come sempre deve associare il premio all’azione, in questo caso il rientrare in casa. Ne sarete orgogliosi. Ogni tanto, andate anche voi a fare una bella gita di “rilevamento”: è divertente e molto educativo. E non salite sugli alberi!

Fonte| PetPlace.com