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Il Medico Risponde: anche i gatti invecchiano

 

Ebbene sì, anche i nostri gatti diventano vecchi e senza apparentemente cambiare le loro abitudini trascorrono in nostra compagnia tutta la loro vita. Magari ci accorgiamo che hanno meno voglia di uscire e non si arrampicano più fino in cima all’albero del vicino come un tempo, ma si mantengono lo stesso ancora in forma tentando di afferrare cordini e nastri pendenti, lacci delle scarpe o anche soltanto salendo e scendendo da sedie, divani e letti.

 Ma quando un gatto è considerato anziano?

In medicina veterinaria generalmente si ritiene anziano un gatto che ha più di 7-8 anni e se si rapporta quest’età all’uomo si scopre che equivale a circa 45 anni “umani”.

Le modificazioni fisiche e comportamentali a cui va incontro un gatto nell’età senile, variano, esattamente come per le persone, da individuo ad individuo; pertanto non tutti i gatti arriveranno alla soglia degli otto anni con già evidenti segni d’invecchiamento. Bisogna considerare però che non tutti i cambiamenti sono evidenti, in quanto alcuni riguardano modificazioni del normale funzionamento di organi e apparati che non sono visibili, soprattutto nelle fasi iniziali.

Tra i primi fattori da considerare nella convivenza con un gatto anziano è una corretta alimentazione. Sembra che il gatto, al contrario che il cane e l’uomo, tenda con l’età a diminuire di peso, sebbene i suoi fabbisogni calorici giornalieri diminuiscano. Un calo di peso troppo repentino però, non è mai un buon segno, e andrebbe sempre indagato con una visita clinica. L’ideale ovviamente, sarebbe che il nostro micio mantenesse il suo peso costante, senza quindi né dimagrire né ingrassare troppo.

La dieta inoltre ha un ruolo importante nel prevenire o perlomeno ritardare la progressione di alcune patologie tipiche dell’età anziana, prima fra tutte l’insufficienza renale. Si è visto, infatti, come un’alimentazione troppo ricca di sodio e povera di potassio possa favorire l’insorgenza di questa malattia, insieme con altri fattori anch’essi tipici dell’età anziana: l’aumento della suscettibilità alle infezioni causata dall’indebolimento del sistema immunitario, la disidratazione conseguente ad una diminuzione della sensibilità alla sete e una ridotta tolleranza all’uso di farmaci per alterazione di alcune vie metaboliche.

Anche le patologie a carico dei denti e della bocca, molto frequenti nei gatti dopo una certa età, possono essere in parte prevenute con una dieta equilibrata e una corretta igiene dentale.

L’aumento dell’aspettativa di vita dei nostri amici a quattro zampe, grazie al cambiamento delle loro abitudini e al miglioramento delle prestazioni sanitarie nei loro confronti, ha determinato anche l’incremento della percentuale di animali che presenta segni comportamentali legati all’invecchiamento cerebrale: gatti di 14-15 anni che cominciano a sporcare in casa, presentano disorientamento, vocalizzazioni notturne, alterazione del normale ritmo di sonno e veglia, aumento di aggressività e in cui vengono escluse altre patologie come possibili cause scatenanti, sono da considerarsi affetti da una malattia di tipo neurodegenerativo, ovvero da una patologia che colpisce il cervello degli animali in età geriatrica. Purtroppo non esiste cura per questo disturbo e l’unica possibilità terapeutica consiste da un lato nel limitare il più possibile gli stress al gatto, cercando di mantenere il più possibile invariate le sue abitudini di vita e dall’altro somministrando integratori a base di antiossidanti naturali, quali ad esempio le vitamine A ed E, e ansiolitici di tipo naturale, come i ferormoni.

Per finire, accettare che il nostro amico felino non sia più giovane come un tempo, non deve affliggerci, ma anzi, è proprio questa presa di coscienza che deve stimolarci a raccogliere più informazioni e consigli possibili al fine di garantirgli una vecchiaia serena e più lunga possibile in nostra compagnia.

Foto:http://tuttozampe.com

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Il vostro gatto è ciccione? (seconda parte)

L’obesità è una caratteristica condizione della società moderna, ipercalorica ed a bassa attività fisica. Colpisce gli uomini e chi conduce una vita al loro fianco.

Una volta accertata tale condizione nel nostro felino, vediamo come fare per trattarla a dovere. Innanzitutto cambiando la dieta per abbassare l’apporto calorico, o usando prodotti ad hoc, o semplicemente diminuendo le quantità. La seconda ipotesi ha varie conseguenze collaterali, ad esempio avere il vostro gatto molto più spesso tra voi ed il monitor del computer, con una petulante richiesta di uno spuntino. Per abbassare l’apporto calorico, possiamo aumentare le fibre e l’acqua per saziare il gatto. Ricordatevi però sempre che i gatti sono fatti apposta per alimentarsi a proteine e la zuppa di farro non rientra nelle sue preferenze. Inoltre dobbiamo assolutamente fargli fare più esercizi, e su questa cosa vi potete scatenare in migliaia di giochi, basta dedicargli un po’ più di tempo e di fantasia nell’intrattenimento.

Tutti in casa dovete darvi da fare per raggiungere lo scopo: far dimagrire il gatto. Un bel diario è sicuramente utile, dove potete annotare ogni variazione di dieta, di peso ed anche di comportamento. Sarebbe meglio che una sola persona si occupasse dell’alimentazione, così tiene tutto meglio sotto controllo, mentre gli altri possono darsi da fare nell’inventare giochi e ed esercizi.

Certo per ottenere risultati la dieta deve essere prescritta dal veterinario e progettata appositamente con lo scopo di abbassare il peso. Le dosi devono essere accuratamente seguite, scrupolosamente e le chicche dovranno essere evitate, oppure sostituite con un bel pezzetto di carota. Ricordatevi sempre che stiamo parlando di salute.

I controlli andrebbero fatti ogni 4-6 settimane per vedere se la pianificazione alimentare sta ottenendo i risultati aspettati. Appena il peso del gatto si avvicina alla sua forma ideale, l’apporto calorico andrebbe ulteriormente ridotto per mantenere la perdita di peso. Ad un gatto ci vogliono circa 8-12 mesi per raggiungere il peso ideale, e lo fanno se tutti i membri della famiglia rispettano le regole.

Ma se dietro l’obesità si nasconde una patologia diversa, allora la dieta non è sufficiente e vanno seguite anche altre strade.
A esempio per il Diabete mellito, sono necessarie varie visite di controllo per monitorare le dosi di insulina e la loro efficacia. Anche la tiroide deve essere controllata regolarmente, specie se il gatto inizia a perdere peso velocemente.

Come vedete, l’essere grassi è una condizione fisica che ispira simpatia, sia negli umani che nei gatti. Ma non bisogna prenderla sotto gamba, ed è per questo che ne continueremo a parlare.


Il vostro gatto è ciccione? (prima parte)

Immaginate di condurre una vita del genere: vi svegliate la mattina alle 8,00, colazione, un riposino dopo colazione, un po’ di televisione, a chattare su Facebook con un po’ di amici, riposino per distendersi le mani, spuntino di mezza mattina, pennichella preparatoria al pranzo, pranzo, pennichella post prandiale, internet in cerca di gattine, “mi distendo un attimo che devo pensare”, merenda, un po’ di sana lettura, pennichella preparatoria alla cena, cena, pennichella prime time, televisione, verso mezzanotte mezz’ora di salti, poi stanco a letto fino al mattino seguente. Andate avanti così per due, tre anni. Secondo voi, come diventate? Se ci pensate bene, il vostro gatto, se abitate in un appartamento, mediamente conduce una vita del genere. Lo vedete un po’ sovrappeso? Strano!

L’obesità è per definizione l’eccessivo accumulo di grasso corporeo. Almeno il 25 per cento di tutti i gatti domestici sono considerati obesi o probabilmente lo diventeranno. L’obesità è la condizione di salute correlata alla nutrizione più comune nella nostra società ed anche in quella felina
La cusa principale è ovviamente la sovra alimentazione e la mancanza di esercizio fisico. Quando l’apporto calorico eccede la quantità di energia bruciata, ciò che avanza diventa grasso, è matematica. Sappiate che solo l’1 per cento in più di apporto calorico può portare ad un aumento del 25 per cento oltre il peso ideale raggiunta la media età.
La maggior parte dei possessori di gatti non riconoscono la condizione di obesità dei propri coinquilini fintanto che non è il veterinario a dirglielo, dopo che l’ha visto magari per tutti altri motivi. La maggior parte degli animali domestici iniziano ad aumentare di peso molto lentamente e solo un costante monitoraggio del peso può rivelare l’insidiosa natura della condizione di gatto obeso. Rileggendo, a dire il vero, potrebbe essere valido anche per un umano.

I gatti sovrappeso, sono teneri alla vista, ma possono presentare alcune problematiche per loro molto fastidiose, come difficoltà respiratorie, di deambulazione, intolleranza al caldo o all’esercizio fisico.

Per diagnosticare l’obesità e quindi provvedere ad una dieta per il controllo del peso, ci sono alcuni esami da fare, come il veterinario sicuramente sa.

A parte una visita veterinaria globale, con annessa misura del peso corporeo ed una valutazione generale dello stato di salute, è utile lo “storico” delle variazioni di peso del gatto, un po’ come si fa con i bambini nei primi mesi di vita, per capire il modello di crescita e di aumento di peso in modo che possa far capire se tale fenomeno possa essere legato ad un particolare evento o ad un cambiamento nell’ambiente di crescita, che ha fatto scattare l’aumento di peso.
Gli esami del sangue sono molto importanti, come il profilo del siero e le analisi delle urine, per capire se è imputabile ad altre cause non evidenti. Tutto ciò per comprendere quale tipologia di “dieta debba esssere iniziata per iniziare il processo di riduzione o mantenimento del peso.

Se vi trovate in queste condizioni, dovreste inizare a fare un vero e proprio monitoraggio delle porzioni quotidiane di cibo che il micio divora ed iniziare a programmare una serie di esercizi fisici da far fare al cicc… gattino.

Nei prossimi giorni continuiamo l’argomento che è molto ricco (di grassi) ed importante.