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Il Medico Risponde: quale alimentazione?

Buongiorno,

ho due British di 8 mesi, un maschio e una femmina, appena sterilizzati. Il mio veterinario mi ha consigliato di iniziare a somministrare il cibo per gatti sterilizzati; tuttavia ieri parlavo con un rappresentante di una nota azienda di cibo per gatti il quale mi ha detto che nel cibo per sterilizzati spesso c’è una bassa percentuale di grassi ma anche il 38% di proteine, contro il 32%-34% dei cibi per gatti non sterilizzati (parlo di alimenti secchi). Ho constatato di persona la cosa e mi sono chiesta come comportarmi per evitare in futuro problemi renali portati magari da un elevato apporto di proteine.

Lei cosa consiglia? Grazie

 

Cara lettrice,

effettivamente nella maggior parte di prodotti consigliati per gatti sterilizzati la quota proteica si aggira attorno al 38%-40%. Questa percentuale è mantenuta per favorire lo sviluppo della massa muscolare magra e permettere di mantenere una percentuale di grassi ridotta.  Inoltre sono formulati per ridurre la possibilità di insorgenza di calcoli urinari.

La differenza tra la quota proteica di un prodotto per gatti sterilizzati e uno per gatti che non lo sono, non è, a mio parere, tale da interferire sulla funzionalità renale. Tenga conto infatti che i mangimi per gatti anziani hanno una percentuale di proteine molto più bassa, circa il 25-28%, non parliamo poi di quelli formulati apposta per problemi renali. Un altro discorso va fatto se i suoi gatti presentano alterazioni morfologiche renali di tipo congenito, che predispongono di per sè all’insufficienza renale.

Per maggiore chiarezza le consiglio comunque di prendere contatti con un medico veterinario nutrizionista, che saprà chiarirle meglio i suoi dubbi e consigliare la dieta più adatta ai suoi amici felini.

Cordiali saluti

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Storie di insetti e croccantini

Nevica. Fa freddo. Certo è Febbraio, se fosse Luglio sarebbe una notiziona. Aggiungici anche Claudia con 38 di febbre e costretta a rimanere a casa ed il quadro è completo. Sono cinque giorni che conviviamo 24 ore su 24. I gatti stanno per la maggior parte del tempo a dormire accanto alla febbricitante. Si appoggiano a lei o le dormono sulle gambe. Ogni tanto iniziano a miagolare senza alcuna apparente ragione oppure partono delle risse furibonde che si risolvono in veloci corse attraverso l’appartamento.
Sapete come si chiama questo fenomeno? Noia.

Ogni tanto mi prende questo senso di impotenza nel non poter mettere un giardino al terzo piano. Ho chiesto in Comune. Non si può. Allora navigando su internet cerco delle soluzioni al problema: non potendo stare tutto il tempo a stimolare il gioco e l’attività fisica dei gatti, cosa posso fare per non mandarli in depressione da noia?

Le soluzioni “passive”, nel senso che non ci devo essere anch’io per renderle attraenti, si basano principalmente sullo stuzzicare l’indole predatoria del felino. Lui sa che per mangiare dovrebbe cacciare, dentro di lui sente questa spinta naturale, solo che in casa non c’è moltissimo da cacciare. Qualche pesciolino della carta, ma sono piccole soddisfazioni. Una moschina è divertente per un po’, ma caspita se è complicato seguirla. I ragni sono un po’ troppo statici, a fissarli dopo qualche minuto si addormentano. Nota per il lettore: non abito in una discarica piena di insetti, ma in prossimità di un parco e di un fiume, ci tengo a precisarlo. Spesso vengono a farci visita anche cimici, quelle verdi, vespe muratore, api, bombi, cavallette, maggiolini, libellule, ed allora sì che è festa! Una volta ne è passato uno sul quale c’è sembrato di leggere sul fianco la scritta USAF. Ne siamo quasi certi. Abbiamo fatto finta di ignorarlo.

L’indole del cacciatore può essere stimolata anche usando i normali croccantini che quotidianamente mangiano. Supponiamo che la vostra lei, o il vostro lui, in quel giorno responsabile del pranzo, verso l’una, l’una e mezza, alla vostra richiesta se il pranzo è pronto vi risponda: “sì, è pronto, cercatelo!”, voi come reagireste? Pare che un gatto, allo stesso tipo di provocazione, non reagisca come farei io, usando la forza nei limiti consentiti dalla legge (dipenderebbe dal mio appetito, che tra i miei amici è considerato di dimensioni enciclopediche). Lui si metterebbe a cacciare. Provate a mettere i croccantini del pasto, non nella solita ciotola , dove ormai è sicuro di trovarli ad una certa ora, ma in fondo ad un tubo della carta assorbente, opportunamente sigillato da una parte, affinché sia costretto a guadagnarseli quei croccantini. Forse vi sembrerà una crudeltà oppure uno scherzo antipatico, in realtà è uno stimolo molto importante. Certo se lo fate tutti i giorni può darsi che le lenzuola nuove del letto, vengano in breve tempo impreziosite da merletti degni di un maestro di Burano. Oppure semplicemente nascondete le ciotole e fate partire una grande caccia al tesoro.

L’altro aspetto sul quale poter giocare per stimolare i gatti e non farli annoiare si basa sul controllo del territorio. A noi umani per passare il tempo ci basta leggere un libro o guardare un film, se siamo masochisti leggiamo il giornale. In una maniera o nell’altra, ci teniamo informati. Poter mettere il gatto nelle condizioni di osservare e tenersi informato  su quello che avviene nel suo territorio basta trovare un punto della casa abbastanza in alto da poter guardare dentro e fuori casa. Se non c’è, createlo: una pedana, una sedia, una colonna di corda. Vedrete quanto tempo passeranno proprio in quel punto.

Esistono anche giochini in commercio che servono allo scopo ma tra quelli che ho trovato su internet, non ne ho mai visti in Italia, solo su siti americani, e così, preferisco cercarli e vedere come funzionano prima di consigliarveli.

Lo so che mi ripeto ma ritengo la cosa molto utile. Ricordate che la cosa più importante che potete fare per il vostro gatto casalingo è quello di giocare con lui, o con loro, nei tempi e nei modi che sono a loro più congeniali. Se poi lo vedete apatico è veramente importante stimolarlo il più possibile, sia con attività fisica che mentale. Una soluzione per trovare i modi è: pensate da gatto. Facile, no?

Il Medico Risponde: anche i gatti invecchiano

 

Ebbene sì, anche i nostri gatti diventano vecchi e senza apparentemente cambiare le loro abitudini trascorrono in nostra compagnia tutta la loro vita. Magari ci accorgiamo che hanno meno voglia di uscire e non si arrampicano più fino in cima all’albero del vicino come un tempo, ma si mantengono lo stesso ancora in forma tentando di afferrare cordini e nastri pendenti, lacci delle scarpe o anche soltanto salendo e scendendo da sedie, divani e letti.

 Ma quando un gatto è considerato anziano?

In medicina veterinaria generalmente si ritiene anziano un gatto che ha più di 7-8 anni e se si rapporta quest’età all’uomo si scopre che equivale a circa 45 anni “umani”.

Le modificazioni fisiche e comportamentali a cui va incontro un gatto nell’età senile, variano, esattamente come per le persone, da individuo ad individuo; pertanto non tutti i gatti arriveranno alla soglia degli otto anni con già evidenti segni d’invecchiamento. Bisogna considerare però che non tutti i cambiamenti sono evidenti, in quanto alcuni riguardano modificazioni del normale funzionamento di organi e apparati che non sono visibili, soprattutto nelle fasi iniziali.

Tra i primi fattori da considerare nella convivenza con un gatto anziano è una corretta alimentazione. Sembra che il gatto, al contrario che il cane e l’uomo, tenda con l’età a diminuire di peso, sebbene i suoi fabbisogni calorici giornalieri diminuiscano. Un calo di peso troppo repentino però, non è mai un buon segno, e andrebbe sempre indagato con una visita clinica. L’ideale ovviamente, sarebbe che il nostro micio mantenesse il suo peso costante, senza quindi né dimagrire né ingrassare troppo.

La dieta inoltre ha un ruolo importante nel prevenire o perlomeno ritardare la progressione di alcune patologie tipiche dell’età anziana, prima fra tutte l’insufficienza renale. Si è visto, infatti, come un’alimentazione troppo ricca di sodio e povera di potassio possa favorire l’insorgenza di questa malattia, insieme con altri fattori anch’essi tipici dell’età anziana: l’aumento della suscettibilità alle infezioni causata dall’indebolimento del sistema immunitario, la disidratazione conseguente ad una diminuzione della sensibilità alla sete e una ridotta tolleranza all’uso di farmaci per alterazione di alcune vie metaboliche.

Anche le patologie a carico dei denti e della bocca, molto frequenti nei gatti dopo una certa età, possono essere in parte prevenute con una dieta equilibrata e una corretta igiene dentale.

L’aumento dell’aspettativa di vita dei nostri amici a quattro zampe, grazie al cambiamento delle loro abitudini e al miglioramento delle prestazioni sanitarie nei loro confronti, ha determinato anche l’incremento della percentuale di animali che presenta segni comportamentali legati all’invecchiamento cerebrale: gatti di 14-15 anni che cominciano a sporcare in casa, presentano disorientamento, vocalizzazioni notturne, alterazione del normale ritmo di sonno e veglia, aumento di aggressività e in cui vengono escluse altre patologie come possibili cause scatenanti, sono da considerarsi affetti da una malattia di tipo neurodegenerativo, ovvero da una patologia che colpisce il cervello degli animali in età geriatrica. Purtroppo non esiste cura per questo disturbo e l’unica possibilità terapeutica consiste da un lato nel limitare il più possibile gli stress al gatto, cercando di mantenere il più possibile invariate le sue abitudini di vita e dall’altro somministrando integratori a base di antiossidanti naturali, quali ad esempio le vitamine A ed E, e ansiolitici di tipo naturale, come i ferormoni.

Per finire, accettare che il nostro amico felino non sia più giovane come un tempo, non deve affliggerci, ma anzi, è proprio questa presa di coscienza che deve stimolarci a raccogliere più informazioni e consigli possibili al fine di garantirgli una vecchiaia serena e più lunga possibile in nostra compagnia.

Foto:http://tuttozampe.com

Torniamo a parlare di arsenico… un aggiornamento

Nei giorni scorsi ho contattato l’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, per avere delucidazioni riguardo alla notizia apparsa qualche giorno fa su molte testate giornalistiche, riguardo il sequestro di confezioni di alimenti per gatti in Piemonte, contenenti un elevato contenuto di arsenico, oltre i limiti consentiti dalla legge.

Oggi mi hanno risposto e volentieri pubblico:

Buongiorno Sig Viscido,
grazie per averci contattato.
Il CReAA, che ha sede presso il nostro Istituto, in qualità di Laboratorio nazionale di Riferimento (NRL) sui metalli pesanti nei mangimi, è da sempre impegnato anche nei controlli del cibo destinato agli animali domestici.
Già nel 2011 una allerta comunitaria, notificata proprio dall’Italia, denunciava la presenza di arsenico in mangime per gatti proveniente dalla Thailandia. Le allerte comunitarie sono uno strumento importante d’intervento nel caso in cui si riscontrino delle non conformità, cioè delle partite di alimenti destinati all’uomo o agli animali, in cui si siano evidenziati problemi di tipo sanitario.
Il nostro laboratorio ha pertanto condotto una serie di analisi su campioni prelevati dai Posti di Ispezione Frontaliera (PIF), e respinto diverse partite di alimenti per gatti e cani prodotte in Thailandia, tutte contenenti valori di arsenico superiori a quanto previsto dai limiti imposti dai Regolamenti comunitari (Regolamento UE 574/2011).
La collaborazione tra il nostro NRL e i Posti di Ispezione Frontaliera ha quindi consentito di evitare l’ingresso nell’Unione Europea di petfood contaminati, destinati ai nostri piccoli amici.

Attualmente, su richiesta della Procura di Torino, che ha una indagine in corso, i NAS hanno prelevato nei supermercati scatolette di cibo per gatti su cui stiamo effettuando le analisi.
Stiamo comunque parlando di cibo per gatti e cani a base di pesce, crostacei e molluschi provenienti dall’ambiente marino che possono contenere alti livelli di arsenico.
Appare davvero eccessivo, per quanto riguarda una eventuale contaminazione da arsenico, evitare o sbarazzarsi di alimenti per gatti e cani a base di pollo, manzo o altre carni.

[…],
cordiali saluti

Ufficio Stampa
Istituto Zooprofilattico Sperimentale
del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta”

Ringrazio moltissimo l’Ufficio Stampa dell’Istituto per la gentilezza e la velocità nella risposta.

Fonte immagineIZSTO

Otto regole per un gatto casalingo felice

Ogni tanto mi sento un po’ in colpa per avere tre gatti in casa in un appartamento al terzo piano. Sì, ho due terrazze, ma vuoi mettere rispetto ad avere un giardino o vivere in giro per il mondo, cacciando e giocando con gli altri gatti di strada? Ovviamente in casa conducono una vita più sicura e tranquilla, ma molto più noiosa e meno stimolante. Allora ci sono delle cose che possiamo fare per rendere la vita domestica più felice per i nostri coinquilini. Bisogna riuscire a creare un ambiente che sia sicuro e stimolante al tempo stesso. Non dico come la vita all’aperto, che è oggettivamente impossibile, ma con un po’ di attenzione e tempo si possono raggiungere ottimi risultati.

Ecco alcune cose importanti da tenere in considerazione:

1.Una buona lettiera. Forse vi potrà sembrare una cosa poco importante, in realtà è importantissima per i gatti. Per loro, animali molto schizzinosi ed estremamente puliti, avere un posto tranquillo e sicuro per la lettiera è fondamentale, tant’è vero che spesso alcuni disagi che manifestano, sono attribuibili a problemi con la lettiera. È un momento nel quale hanno la guardia abbassata e sono più esposti ai nemici, almeno in natura, ed è per questo che coprono con la massima cura ciò che producono, per nascondere le proprie tracce al nemico.

2. Cibo di qualità. I gatti casalinghi hanno bisogno di ottimo cibo per stare in salute. Equlibrato, ricco di proteine. Non cercate di far diventare il vostro gatto vegetariano! Deve essere un cibo corretto soprattutto per evitare il problema dell’obesità che è sempre in agguato, vista la minor attività fisica del gatto domestico rispetto a quello libero. Fate delle ricerche fra le tante marche, anche per conoscere gli ingredienti utilizzati, dove vengono prodotte ed anche, perchè no, se sono eticamente sensibili. Se sperimentano su animali, approfondite l’argomento e se è il caso, evitate di usare i loro prodotti.

3. Erba gatta. Non fategliela mancare, gli serve davvero. Fuori ne hanno quanta ne vogliono. L’erba fresca e lunga è sempre ricercata.

4. Giochi. I gatti amano giocare ed assicuratevi che ne abbiano tanti, il che non significa che dobbiate comprarli. Ad esempio i miei adorano giocare con un lembo della confezione del sacchetto dei croccantini. Quando aprite il sacchetto, la parte superiore della busta, diventa una preda che scappa e brilla. Inoltre sa di croccantini. Il pavimento di casa mia ne è pieno, gli amici sanno il perché. Non devono mancare palle, palline di stagnola, pupazzetti, fili e soprattutto tempo, tempo che voi gli dedicate per giocarci, almeno almeno 10 minuti al giorno… e non quando va a voi. Lanciare oggetti e giocare a nascondino sono ottimi passatempi, così come un qualunque oggetto legato con un filo all’estremità di un bastoncino. Se poi, non avete proprio tempo, stipulate una buona assicurazione e liberate un paio di mosche in casa.

5. Tiragraffi. Anche economici, ma devono essere ovunque, posizionati in maniera strategica, in modo tale che il gatto possa usarli per gli scopi principali, ovverosia, affilarsi gli artigli, staccare la parte morta delle unghie, fare un po’ di stretching e segnare il territorio. In ogni caso userà anche tutto ciò che gli capita a tiro, non preoccupatevi.

6. Rifugi. Tutti i gatti hanno bisogno di un rifugio, ovverosia un posto tutto loro dove poter andare a nascondersi se gli prende un attacco di misantropia. Una scatola, un armadio aperto, uno stanzino con una coperta, qualunque cosa va bene, loro se ne approprieranno e ci andranno quando c’è troppa confusione o semplicemente hanno voglia di stare un po’ per conto loro, senza essere disturbati. Poi mi chiedono perché adoro i gatti! Faccio la stessa cosa!

7. Stimolazione visiva. Tutti i gatti casalinghi devono, devono avere la possibilità di guardare fuori da una finestra: guardare la gente che passa, gli uccelli volare, gli alberi che si muovono. I gatti a volte sono ascetici osservatori. Li vedo che stanno anche un’ora, appoggiati allo schienale della poltroncina di camera che osservano ciò che succede fuori. Se avessero una tazza con del caffè sembrerebbe quasi che stiano prendendo ispirazione per scrivere un racconto.

8. Amore. I gatti adorano essere amati, ed è così facile amarli. Fateglielo sapere sempre, senza essere troppo invadenti. Amare un gatto vuol dire anche sapere quando è il momento di non rompergli troppo le scatole!

Cena di Natale

Ogni paese ha le sue tradizioni, ed in molti paesi di origine anglosassone, per Natale è d’obbligo preparare il tacchino. Ne sa qualcosa Simon.
Se per caso avete qualche idea su cosa preparare per il cenone di Natale che possa essere gustato anche dai vostri mici, mandateci dei suggerimenti, segnalerò le migliori ricette.

Buon Appetito!

Le piante del Natale

Come tutti gli anni, le case degli italiani nel periodo natalizio si arricchiscono di decorazioni che hanno la loro origine da antiche tradizioni pagane. Sto ovviamente parlando dell’albero tutto decorato di palle e festoni, del quale ho già dissertato in un precedente post. Accanto al suddetto albero appaiono spesso altri tipi di flora, anch’essa legata a doppio filo alle festività di stagione: l’agrifoglio, le Stelle di Natale, il vischio, foriero di baci rubati sotto la porta di casa, al quale sono legato particolarmente poiché il suo nome è alla radice del mio cognome, ma questo non è un blog di araldica, andiamo avanti.

Come tutte le novità che entrano in casa, anche le piante natalizie sono oggetto di approfondito studio da parte dei nostri mici, che per loro indole, hanno il desiderio, non solo di capire bene come son fatte, ma anche di sapere che sapore hanno. Eccoci arrivati al punto cruciale: le piante di Natale possono essere tossiche per il vostro gatto. Vediamone alcune, le più diffuse, in dettaglio:

Agrifoglio (Ilex sp.) – Verde e con delle belle bacche rosse, molto attraenti, se ingerita può causare vomito intenso e diarrea. Inoltre può indurre alla depressione.

Vischio (Phoradendron spp.) – Diffusissimo in tutte le case, anche questo se ingerito può causare vomito e diarrea. Inoltre se ingerito in quantità elevate può causare difficoltà respiratore e bradicardia, fino ad essere letale, per cui state molto, molto attenti, e se proprio non potete farne a meno, tenetelo nel sacchetto trasparente nel quale viene solitamente venduto, ben sigillato e lontano dalla portata degli artigli.

Stella di Natale (Euphorbia) – Probabilmente la pianta natalizia più diffusa e regalata, è tossica ma non tantissimo. Più che altro può dare irritazione alla bocca ed allo stomaco. Alcuni non la considerano neanche tossica.

Cactus di Natale (Schlumbergera) – Tossica più per i cani, che per i gatti, dicono, ma noi stiamoci attenti. Può provocare fenomeni di diarrea e vomito anche con presenza di sangue, per cui molto fastidiosi. Inoltre può causare depressione. Bisogna anche dire che per avere tali effetti deve essere ingerita in grandi quantità.

Ciliege di Gerusalemme (Solanum pseudocapsicum) – Sembrano più pomodorini che ciliege, fatto sta che pur non essendo diffusissime, possono provocare svariati danni: oltre ai classici vomito e diarrea, anche convulsioni, ulcere, depressione, shock fino ad essere letali. Direi che sono evitabili.

Per avere un quadro completo, anche di quelle meno diffuse, potete trovare l’elenco, in inglese, in questo articolo.

Domani mangeremo qualcosa di più… appetitoso.

Fonte| PetPlace

Il vostro gatto è ciccione? (prima parte)

Immaginate di condurre una vita del genere: vi svegliate la mattina alle 8,00, colazione, un riposino dopo colazione, un po’ di televisione, a chattare su Facebook con un po’ di amici, riposino per distendersi le mani, spuntino di mezza mattina, pennichella preparatoria al pranzo, pranzo, pennichella post prandiale, internet in cerca di gattine, “mi distendo un attimo che devo pensare”, merenda, un po’ di sana lettura, pennichella preparatoria alla cena, cena, pennichella prime time, televisione, verso mezzanotte mezz’ora di salti, poi stanco a letto fino al mattino seguente. Andate avanti così per due, tre anni. Secondo voi, come diventate? Se ci pensate bene, il vostro gatto, se abitate in un appartamento, mediamente conduce una vita del genere. Lo vedete un po’ sovrappeso? Strano!

L’obesità è per definizione l’eccessivo accumulo di grasso corporeo. Almeno il 25 per cento di tutti i gatti domestici sono considerati obesi o probabilmente lo diventeranno. L’obesità è la condizione di salute correlata alla nutrizione più comune nella nostra società ed anche in quella felina
La cusa principale è ovviamente la sovra alimentazione e la mancanza di esercizio fisico. Quando l’apporto calorico eccede la quantità di energia bruciata, ciò che avanza diventa grasso, è matematica. Sappiate che solo l’1 per cento in più di apporto calorico può portare ad un aumento del 25 per cento oltre il peso ideale raggiunta la media età.
La maggior parte dei possessori di gatti non riconoscono la condizione di obesità dei propri coinquilini fintanto che non è il veterinario a dirglielo, dopo che l’ha visto magari per tutti altri motivi. La maggior parte degli animali domestici iniziano ad aumentare di peso molto lentamente e solo un costante monitoraggio del peso può rivelare l’insidiosa natura della condizione di gatto obeso. Rileggendo, a dire il vero, potrebbe essere valido anche per un umano.

I gatti sovrappeso, sono teneri alla vista, ma possono presentare alcune problematiche per loro molto fastidiose, come difficoltà respiratorie, di deambulazione, intolleranza al caldo o all’esercizio fisico.

Per diagnosticare l’obesità e quindi provvedere ad una dieta per il controllo del peso, ci sono alcuni esami da fare, come il veterinario sicuramente sa.

A parte una visita veterinaria globale, con annessa misura del peso corporeo ed una valutazione generale dello stato di salute, è utile lo “storico” delle variazioni di peso del gatto, un po’ come si fa con i bambini nei primi mesi di vita, per capire il modello di crescita e di aumento di peso in modo che possa far capire se tale fenomeno possa essere legato ad un particolare evento o ad un cambiamento nell’ambiente di crescita, che ha fatto scattare l’aumento di peso.
Gli esami del sangue sono molto importanti, come il profilo del siero e le analisi delle urine, per capire se è imputabile ad altre cause non evidenti. Tutto ciò per comprendere quale tipologia di “dieta debba esssere iniziata per iniziare il processo di riduzione o mantenimento del peso.

Se vi trovate in queste condizioni, dovreste inizare a fare un vero e proprio monitoraggio delle porzioni quotidiane di cibo che il micio divora ed iniziare a programmare una serie di esercizi fisici da far fare al cicc… gattino.

Nei prossimi giorni continuiamo l’argomento che è molto ricco (di grassi) ed importante.

Dieci consigli prima di farsi adottare da un gatto

I gatti fanno una grandissima compagnia. Oltre al fatto che sono animali bellissimi, hanno mille vantaggi, uno dei qualli è quello di montare un diesel estremanente affascinante. Prima di decidere di condividere la propria vita con un gatto bisogna però che facciate una serie di considerazioni, che possono servirvi, non tanto a decidere se fare il grande passo o meno, ma magari cosa fare per prepararvi alla convivenza.

Ecco alcuni nostri consigli:

  1. I gatti sono per loro natura indipendenti, ma non sono creature completamente autosufficienti. Specialmente se li portate a vivere in un appartamento al decimo piano in città. Addestrarli all’uso dell’ apriscatole è praticamente impossibile. Prima di decidere, cercate di capire se il vostro stile di vita è compatibile con quello di un gatto. I vostri impegni e il tempo che trascorrete in casa sono determinati per capire che tipo di gatto può fare per voi – ad esempio, se siete persone impegnatissime, non potete scegliere un gatto che ha bisogno di molto tempo per la cura del manto, specialmente se sono gatti molto intelligenti ed attivi. Ma ci sono anche gatti che sono perfettamente adatti ad uno stile di vita come il vostro. Informatevi.
  2. E se dopo che lo avete accolto il vostro stile di vita cambiasse? se per caso vi trovaste nella condizione di dover stare più tempo fuori casa e volete avere comunque una faccia amica che vi accolga sulla soglia di casa alla fine della giornata? siete preparati a procurarvi un amichetto per il vostro gatto? ovviamente un amichetto anch’esso felino…
  3. Avete delle allergie? se soffrite di gravi crisi allergiche, fatevi delle analisi sulle allergie ai gatti prima di portarlo a casa. Poi, ci si può anche adattare al proprio gatto, ma essere ancora allergici ad altri gatti. Una scelta sicura è quella di un gatto con pochi allergeni. Parlate con un veterinario, leggete libri o chiedete  ai responsabili di un gattile che vi sappiano aiutare.
  4. Prima di portarlo a casa, un bel check up e le vaccinazioni. Programmate anche la sterilizzazione appena l’età lo consente. Ciò può fare la differenza tra un gatto in salute e felice, ed un gatto triste, che proverà in tutte la maniere ad aprirsi un varco con gli artigli per uscire di casa a caccia di “prede”, non da mangiare, e che vi riempirà la casa di spruzzate odorose.
  5. Scegliete una bella lettiera di qualità. La sabbia aggregante è la migliore e più facile da mantenere. Tenetela sempre pulita, per il vostro gatto e per il vostro naso. Cercate sempre di dargli un’alimentazione ben bilanciata, appropriata alla sua età. Chiedete al veterinario, al negozio dove vi rifornite o chiedete agli amici che già sono stati adottati da un gatto.
  6. I gatti adorano giocare. Topi finti, stringe, cordicelle, penne, scatole vuote, possono far trascorrere ore di puro divertimento ad un gatto. Non c’è bisogno di spendere molti soldi, anzi. L’importante è mantenere il gatto attivo fisicamente e cerebralmente per farlo felice.
  7. Se desiderate avere un divano integro e se ci tenete al vostro nuovo cappotto di Armani, fornitevi di tiragraffi. Anche se può non bastare. Leggete questo post.
  8. L’erba gatta e le chicche gustose al pollo sono degli ottimi elementi per addestrare o, più semplicemente, corrompere il vostro gatto.
  9. Scegliete un buon veterinario: capacità, orari, disponibilità, sono fattori importanti nella scelta.
  10. Se portate a casa vostra un micetto piccolo, abituatelo subito ad essere spazzolato e controllato. La spazzola diventerà così un gicoo divertente e non qualcosa da temere.

Fonte| Trad. ed adattamento da Care2

Il medico risponde: aiuto, il micio non mangia!

Non sempre è facile capire quando il nostro gatto non sta bene, ma sicuramente uno dei segnali più chiari ed evidenti è la mancanza di appetito.

Molto spesso infatti, il gatto è portato in visita dal veterinario perché non mangia e talvolta l’inappetenza rappresenta l’unico sintomo riferito dal proprietario.

Prima di preoccuparsi e correre dal medico è sempre bene domandarsi se davvero il nostro micio non ha più fame o se per caso ha trovato qualcosa che gradisce di più rispetto al suo cibo abituale: ad esempio se è un gatto abituato ad uscire potrebbe essersi saziato cacciando un animale selvatico oppure potrebbe avere assaggiato il cibo a disposizione di qualche altro animale e preferire quello al suo. E’ già capitato di sentir riferire dal proprietario, preoccupato perché il micio mangiava poco da giorni e apparentemente stava benissimo, di averlo “colto sul fatto” a mangiare la pappa destinata ai gatti del vicino (o al cane!). Se invece è un gatto casalingo, allora chiedetevi se recentemente avete cambiato tipo di mangime o se, avendo assaggiato del cibo fresco cucinato da voi, gradisce di più cibarsi di quello piuttosto che della sua solita pappa.

 Se nessuna di queste ipotesi può spiegare la mancanza di appetito, allora è doveroso farlo controllare perchè una cattiva alimentazione può peggiorare ulteriormente la malattia che l’ha scatenata.

La gravità della malnutrizione è in relazione alla durata e alle condizioni di salute iniziali del nostro animale. Un gattino o un gatto anziano è in grado di tollerare un periodo di assenza di cibo minore rispetto ad un gatto adulto, in quanto le conseguenze di un’inadeguata assunzione di cibo sono più gravi in un periodo di tempo più limitato. Tra queste vi è una diminuzione delle difese immunitarie, una mobilitazione eccessiva delle riserve di grasso che possono accumularsi nel fegato limitandone la funzionalità, un ridotto apporto di proteine indispensabili per il corretto funzionamento delle membrane cellulari e un’alterazione di vie metaboliche fondamentali a causa della carenza di amminoacidi essenziali come l’arginina.

Molte patologie possono essere la causa della mancanza di appetito e non sempre è facile individuarle e risolverle in breve tempo, quindi intervenire rapidamente con un adeguato supporto nutrizionale è importante per evitare l’aggravarsi delle condizioni di salute del gatto. In alcuni casi, infatti, è consigliabile il ricovero dell’ animale al fine di garantire un adeguato apporto nutrizionale oltre che farmacologico.

Quando non vi è la necessità di ospedalizzare il gatto, si possono utilizzare alcuni accorgimenti per stimolare l’assunzione volontaria di cibo a casa. Innanzitutto è buona norma offrire sempre alimenti freschi e se facilmente deteriorabili, non lasciarli a disposizione troppo a lungo. Se il nostro gatto è abituato a mangiare cibo commerciale secco, si può provare ad offrirgli cibo in forma umida (patè o bocconcini) per incuriosirlo e stimolare il suo senso dell’olfatto, e viceversa. Si può incoraggiarlo a mangiare mettendo una piccola quantità di cibo sulle labbra o sulle zampe per indurlo a leccare. Se è necessario somministragli per bocca dei farmaci, evitare di farlo contemporaneamente all’offerta del cibo, perché assocerà l’evento spiacevole (somministrazione delle pillole) con il pasto. L’ideale sarebbe che non sia la stessa persona che gli somministra il farmaco a somministrare anche il cibo! Un altro accorgimento è quello di eliminare tutte le fonti possibili di stress per il micio mentre consuma il suo pasto, quali ad esempio la presenza di altri animali o di altre persone (alcuni gatti preferiscono mangiare quando sono da soli). Anche riscaldare la pappa fino alla temperatura corporea può essere uno stratagemma utile in certi casi o al contrario offrirla fresca dal frigorifero può dare buoni risultati in quei gatti che necessitano di mangiare una dieta dal sapore intenso che non gradiscono molto (ad esempio a base di pesce).

 Anche per i nostri gatti, così come per noi, un corretto supporto nutrizionale è alla base di una buona guarigione in corso di malattia. Non sempre però “forzare” il micio a mangiare quando non sta bene è corretto: ogni caso va valutato singolarmente, sia da un punto di vista clinico, sia nel rispetto di quelle che sono le normali abitudini del nostro paziente.

Foto: http://www.thepetdoctorinc.com