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Il gatto al guinzaglio

Suzanne DeChillo/The New York Times

Cosa pensate dell’idea di portare in giro il vostro gatto al guinzaglio? Vi è mai venuta l’idea? Idea che forse qualcuno di voi potrebbe commentare come “malsana”. Ovviamente sto parlando a chi, come me, vive in un appartamento, non certo a chi ha un giardino o vive in aperta campagna. Mi è sempre piaciuta l’idea di poter portare il gatto a fare una passeggiata sull’erba, in un parco. Non certo lasciarlo libero, non mi fiderei. ma tenendolo sotto controllo con un guinzaglio, sì, m’è venuta la voglia.

Così ho scoperto un articolo sul New York Times che affronta la questione in maniera molto interessante e vi suggerisco di leggerlo nella sua interezza a questo link. In ogni caso, il punto fondamentale è  che è possibile farlo, ma c’è bisogno di tanta pazienza e del candidato giusto, ovverosia, non tutti i gatti sono adatti a girare con il guinzaglio. Il gatto giusto deve essere: coraggioso, facilmente “maneggiabile”, se non si lascia toccare neanche da voi la vedo dura, e socievole. Potrebbe anche darsi che non ci riusciate.

Il primo passaggio è quello di far abituare il gatto all’imbracatura. Stiamo parlando di guinzagli con la pettorina, non certo con il collare. L’approccio fondamentale da ricordare è che un gatto non farà mai e poi mai una cosa solo per accontentarvi. Per cui state sempre pronti a dare voi a loro una gratificazione nel momento in cui, ad esempio, gli infilate la pettorina, cosa che potrebbe inizialmente non gradire affatto. Se dopo l’operazione riceve un piccolo premio in cibo, forse, possiamo anche discuterne. Si prosegue così, finché il prendere la pettorina ed indossarla, anche solo per rimanere in casa, non diventa quasi un gesto abituale. Solo dopo si esce di casa. L’esperienza della giornalista del NYT, parla di svariati giorni prima di poter realmente uscire dal condominio, perché nel momento in cui il gatto si sdraia a terra, significa che da lì non ci si scosta. Allora un giorno il pianerottolo, un giorno le scale fino al piano di sotto, e così via, fino arrivare al portone. E là fuori? che succede?

Un gatto che non è mai uscito di casa potrebbe spaventarsi, anzi si spaventerà, per praticamente ogni cosa: dal postino, alla betoniera, fino, e questo è molto ovvio, al cane al guinzaglio del passante. Le soluzioni a questi incontri sono principalmente due: o si discosta l’attenzione del gatto velocissimamente dal “pericoloso” incontro, oppure si porta il gatto a fare una passeggiata in una zona dove tali incontri sono molto meno probabili, ad esempio un parco o un giardino con divieto d’accesso ai cani. Ce ne sono, ce ne sono. A proposito, un consiglio valido in generale: se il vostro gatto si spaventa per qualcosa di effettivamente non pericoloso, non prendetelo in collo per proteggerlo, il gatto in questa maniera perde confidenza in se stesso, piuttosto cercate di avere un atteggiamento indifferente alla cosa. Il gatto penserà: “se non preoccupa lui, perché dovrei preoccuparmi io?”. Se siete stati bravi e siete anche atletici, andrete con il vostro gatto a correre su prati, ad infilarvi nelle siepi, a fare gli agguati agli uccellini per poi tornare a casa, stanchi e soddisfatti. Certo, ci sono mille cose alle quali stare attenti, non saranno mai come cani che camminano al vostro fianco e che rispondono ai comandi vocali. Però, io quasi quasi ci provo. Ho un parco sotto casa!

Fonte| The New York Times

Aggiungi un posto a tavola… e spera bene.

Riprendiamo il discorso. Come abbiamo detto, il modo di dire “Aggiungi un posto a tavola” per i gatti non è sempre equivalente a dire che dividere il companatico, “raddoppia l’allegria”. Anzi. Quando facciamo entrare un nuovo gatto in casa, perché fa piacere a noi, o perché pensiamo possa far piacere al nostro gatto già coinquilino, in ogni caso è fonte di destabilizzazione degli equilibri che si sono formati in casa. La nostra convinzione è che il nuovo arrivato, presto o tardi verrà comunque accettato. Niente può essere più lontano dalla verità. A conti fatti, i gatti, sono un po’ come noi. Hanno le loro preferenze, ad alcuni possono piacere altri gatti, altri no, e non gli piaceranno mai. Fortunatamente per noi, la maggior parte dei gatti sono del primo tipo, ed accetteranno la novità, se giochiamo le carte giuste.

Il fatto è che quando i gatti vengono a contatto, molti, inizialmente, possono mostrare vari gradi di distacco o di eccitazione l’uno verso l’altro. I gatti residenti hanno i diritti dell’occupante, ma in funzione anche del loro carattere, potrebbero sovvertire ogni tipo di diritto teorico, ovverosia cederli istintivamente. Possono anche manifestarsi, viceversa, vari gradi di aggressione, spesso limitati a ringhi e sibili, ma le ostilità scemano col passare del tempo finché non viene raggiunta una nuova armonia in circa 90 giorni. Se le ostilità continuano dopo questo periodo, allora siamo in presenza di una condizione di aggressività territoriale e non di personalità, e trova le sue ragioni nel gatto di casa nella dimostrazione del diritto di possesso del territorio e nel timore di perdere tale diritto acquisito.

Alla fine ci sono quattro possibili risultati:

  • I gatti vanno subito d’accordo e godono della compagnia reciproca.
  • I gatti attraversano un periodo iniziale di studio ed alla fine raggiungono un mutuo rispetto.
  • I gatti litigano, ma possono essere persuasi a tollerarsi a vicenda.
  • I gatti non andranno mai d’accordo, litigheranno sempre, e si odieranno in ogni caso.

I modi per evitare le relazioni ostili tra gatti coabitanti sono:

  • Aspettare e vedere. Talvolta le cose migliorano.
  • Contro-condizionare, ovverosia fare in modo tale che accadano delle cose piacevoli e divertenti quando i due gatti stanno insieme.
  • Separare i gatti e ripetere l’introduzione molto più lentamente, anche in mesi se necessario, sempre in occasione di eventi piacevoli.
  • Se proprio è impossibile farli andare d’accordo, trovare una nuova casa ad uno dei gatti.

Come avete capito, non è sempre possibile mettere insieme due gatti per farli vivere d’amore e d’accordo senza che si presentino delle ostilità. I gatti sono molto più “umani”, nei loro difetti, di quanto possiate immaginare. Quando due gatti sono assolutamente incompatibili, è sempre possibile, magari con l’aiuto di un esperto comportamentale, diminuire l’aggressività ed arrivare a far vivere i due in una sorta di mutua indifferenza, se non in armonia. In molti casi, anche una mutua indifferenza può essere accettata per il bene della casa.

Olio ed acqua non si mescolano mai, ma talvolta relazioni nate sotto il segno dell’aggressività possono sbocciare in armonia. Come già detto, non è possibile capire quale dei due gatti reagirà ed in quale modo, e quale dei due si riconcilierà con l’altro, a tempo debito. Fondamentalmente è una questione di provare, talvolta di sbagliare e spesso di… come si dice… culo.

Un gatto dalla mentalità aperta e saggia, ottimo auspicio per un’unione di successo, ha alle spalle sicuramente una storia fatta di una corretta socializzazione e non di precedenti episodi di aggressività (mostrata o subita), di curiosità e di una personalità calma e tranquilla. Con tutti questi fattori nei gatti da mettere insieme, il mix risulterà perfetto.

Un’ultima considerazione, basatevi anche sulle esigenzedel vostro gatto, perché magari potrebbe essere lui a richiedere una compagnia, in un modo o nell’altro. Se conducete una vita che vi tiene fuori casa molto tempo nell’arco della giornata, e se la sera siete troppo stanchi per giocare con il gatto o per considerarlo, presto lo vedrete un po’ apatico, magari ossessivo nella richiesta di mangiare, e molto meno giocherellone dei primi tempi. Be’ in questo caso, provare a regalargli una compagnia è forse la mossa giusta.

Fonte| PetPlace

Il gatto ad ostacoli…

Avete presente le gare di agilità per cani? Quelle dove devono compiere un percorso ad ostacoli nel minor tempo possibile e senza errori? Esatto, quelle. Si chiamano gare di Agility. Secondo voi, è possibile farle fare ai gatti? Levatevi lo sguardo di dubbio dal volto, perché la risposta è sì.
Le fanno in America, da circa dieci anni. Mentre da una parte ci sono le gare di bellezza, dall’altra i gatti seguono il loro istruttore, che brandisce un bastoncino con in cima una piuma, lungo il percorso. Certo, sono gatti, non è sempre così. Alcuni fanno il percorso in pochi secondi. Altri si piazzano nel mezzo e mostrano chiaramente, all’istruttore ed al pubblico, che non gliene può fregare di meno.

Secondo Anthony Hutcherson, allevatore di gatti Bengala, il trucco consiste nel riuscire a far concentrare il gatto sul gioco. Il suo Justin, ovviamente un Bengala, l’ha fatto in 9 secondi. Secondo lui un gatto inseguirebbe una piuma ovunque.
Certo se il gatto non è allenato, probabilmente di fronte ad un pubblico non farà assolutamente niente, anzi, si spaventerà e basta. Ma se allenato a base di chicche, preghiere e grattini sul collo, si darà da fare. Nel modo ed alle condizioni che lui deciderà, ma lo farà.

Il percorso consiste di dieci ostacoli da percorrere in senso antiorario. Circa il 30 per cento dei gatti lo compie in 4 minuti e mezzo e l’ostacolo più ostico sono i pali per lo slalom. Tunnel, salti, gradini, non creano alcun problema. Cos’è che rende un gatto un campione? La sua natura? La nutrizione? L’allenamento? Se gli va o meno?
Per molti conta solo la personalità. Ci sono dei Maine Coon che non farebbero assolutamente niente di ciò che gli viene chiesto, mentre altri farebbero il percorso a brandelli. Anche gli Abissini potrebbero avere lo stesso tipo di comportamento. Alcuni Abissini lo fanno proprio di natura, per divertimento, senza neanche bisogno della piuma di richiamo, con solo un gesto partono ed eseguono il percorso. Sempre con la breve pausa allo slalom.

All’inizio molti erano scettici sul far fare Agility ai gatti, perché  pensavano fosse impossibile addestrare un gatto a fare cose del genere. In effetti ogni tanto il gatto si ferma e guarda il padrone che agita la piuma per invitarlo ad affrontare l’ostacolo e chiaramente, con il suo linguaggio del corpo dice: “scordatelo”.
Le gare di Agility per gatti, non hanno ancora preso piede più per motivi economici che per altre ragioni, poiché gli organizzatori di eventi preferiscono dedicare lo spazio che hanno a disposizione per stand di vendita più che per un circuito di Agility.

Cosa pensano i veterinari di tale pratica? Molti sono concordi sul fatto che sia una cosa assolutamente fantastica per il cervello del gatto, più che per il fisico.
E voi cosa ne pensate? Pensate che sia una cosa che va contro la natuira del gatto oppure un bellissimo gioco da fare insieme. Molti suggeriscono di provare a far un percorso anche in casa, perché la noia è assolutamente il peggior nemico di un gatto. Io un pensierino ce lo sto facendo.

Fonte| The New York Times
Fonte Immagine| Monica Almeida/The New York Times

Il “gatto alpha”

Una delle cose più interessanti per chi convive con dei gatti è quella di studiare, di osservare la relazione umano-felino. All’inizio pensavo fosse una combinazione semplice, con delle situazioni standard facilmente gestibili. Poi in realtà mi sono accorto che la relazione è più simile a quella che si verrebbe a creare se vi trovaste improvvisamente a convivere in uno spazio limitato, un appartamento, con un alieno non completamente autosufficiente, ovverosia, fondamentalmente, non in grado di procurarsi da mangiare e da bere. Per il resto, assolutamente autonomo. Voi cosa fareste? Per me la prima cosa è stata quella di riuscire a comunicare, creare un mio “linguaggio” che mi consentisse di dir loro le cose e studiare il “loro” linguaggio, fatto di suoni, movimenti e sguardi, per cercare di capire le loro richieste,  le loro necessità e la loro personalità.

La prima scoperta, tanto banale quanto fondamentale è che i gatti non sono tutti uguali. Cioè, dire che i gatti sono tutti uguali è una semplificazione eccessiva, un po’ come affermare che tutti gli uomini sono uguali quando li metti davanti a Belen Rodriguez o che le donne sono tutte uguali se si trovano davanti ad un negozio di scarpe. Non è così. Anzi ci sono delle connotazioni ben particolari e casi estremi, dove bisogna ricorrere ad un vero e proprio “addestramento” per poter creare una buona relazione umano-felino. A proposito di ciò, ho scoperto un articolo del Dr. Nicholas Dodman della Cummings School di Medicina Veterinaria in Massachussets, esperto in Comportamento Animale, molto interessante su un particolare tipo di gatto, per questa ragione ho deciso di tradurlo e di proporvelo, un po’ adattato.
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Si pensa che i gatti siano delle creature amichevoli, sempre alla ricerca dell’approvazione del “padrone”, di carezze e coccole, per trascorrere delle calme serate in casa in mezzo alle fusa. Ma non tutti i gatti sono così amabili o così compiacenti. Alcuni hanno un modo di fare assolutamente personale e sembrano rifiutare un “no” come risposta alle loro richieste.

Sono i gatti alpha. Sono dei leader naturali; rifiutano di essere guidati e provano ad avere il ruolo principale in praticamente ogni occasione. A questi gatti piace mangiare quando vogliono loro e come vogliono loro… altrimenti nulla. Ti consentono di toccarli per brevi periodi di tempo e solo alle loro condizioni. Si ribellano se rimproverati e richiedono attenzione, di entrare ed uscire quando vogliono e cose da mangiare o per giocare quando gli va. Voi non possedete un gatto alpha, lui possiede voi, o almeno, è ciò che lui crede.

Se un alpha non ottiene ciò che vuole, si fa prepotente e vi fa pressione, anche fisica, perché agiate immediatamente. Possono mordervi il naso o le dita dei piedi per farvi alzare dal letto la mattina. Possono “urlare” la loro richiesta di cibo finché non siete costretti a cedere. Possono ringhiare se vi avvicinate mentre stanno mangiando ed alcuni sono gelosi dei loro giochi e delle loro pennichelle. E state attenti, se provate a prendere in braccio un gatto alpha o ad accarezzarlo quando non è dell’umore giusto, potrebbe mordervi o graffiarvi senza mezzi termini.

Forse la più classica delle componenti della sindrome da gatto alpha è l’aggressione indotta dall’accarezzamento. Gli alpha vi possono saltare in grembo per farsi accarezzare, ma solo per un pochino. Quando ne hanno avute a sufficienza, strizzano gli occhi, danno un’occhiata di sbieco alla mano che li carezza, ed iniziano a scondinzolare. Questi sono i segnali di avvertimento di un imminente tracollo della situazione: improvvisamente scatterà, morderà e forse si sdraierà su un fianco in modo da potervi attaccare simultaneamente con tutte e cinque le sue armi affilate.

Cosa fare allora? In pratica, bisogna mostrargli chi comanda, chi è veramente al vertice della linea di comando, e chi è che fornisce tutte le belle cose che arricchiscono la sua giornata, specialmente da mangiare. Così e solo così potremmo trasformare la loro prepotenza in accettazione e rispetto. Il nome del programma di cambiamento di comportamento è Nulla nella vita è gratis. É un programma non conflittuale sulla leadership nel quale si insegna al gatto a guadagnarsi tutti i benefici che il padrone gli dà. Un prerequisito è solo un po’ di addestramento, così che il gatto possa essere educato ad effettuare certe prove prima di avere accesso ai piaceri del palato.

Nulla nella vita è gratis

Evitare tutti i contrasti. Fate una lista di tutte le situazioni e di tutte le vostre azioni che possono causare un comportamento aggressivo del gatto e coscientemente evitatele. Se il vostro gatto vi morde per farvi alzare dal letto, chiudetelo fuori dalla camera da letto. All’inizio potreste aver bisogno di tappini per le orecchie a portata di mano per non sentire i suoi ululati o le zampate sulla porta, ma questa fase insistente del gatto dovrebbe passare in pochi giorni. Se vi morde quando lo tenete in grembo mentre lo accarezzate, non consentitegli di stare sulle vostre gambe per un po’ di tempo finché non avrà imparato le buone maniere. Imparate inoltre a leggere i segnali di avviso e razionate le vostre carezze.

Addestramento. A dispetto dell’opinione popolare, è possibile educare un gatto a rispondere a dei comandi. Il modo migliore per riuscirci è usare i “click e le chicche”. Questo tipo di addestramento è composto da tre fasi:

fase uno. Insegnare al gatto che il click è il segnale che indica che sta arrivando una prelibatezza, una chicca;

fase due. Il gatto impara che può far fare un click se lui esegue certe azioni;

fase tre. Il gatto viene premiato con un click ed una chicca solo se esegue un azione dopo che gli è stata ordinata.

Prendiamo per esempio l’azione del “seduto”. Fate un click e date una chicca al gatto senza nessuna ragione apparente. Questa fase è la cosidetta fase di caricamento del click. Poi fate un click e premiatelo se si siede, quando ciò avviene spontaneamente. Una volta che il gatto ha afferrato il concetto ed inizia ad avvicinarsi per poi mettersi a sedere in attesa di un click (e quindi della chicca), passate alla fase tre, aggiungendo uno stimolo condizionale, in questo caso il comando “SEDUTO”. Dovrebbero impararlo in tre giorni e non se lo dimenticano più. Insegnare un nuovo comando al mese è una cosa fattibile. Se seguite questi passaggi, nel tempo scoprirete che la maggior parte dei problemi di comportameto, semplicemente spariranno.

Nessun pasto gratis. Date da mangiare al vostro gatto due volte al giorno, in modo tale che abbiate il controllo di quando si nutre. All’ora della pappa un gatto dovrebbe essere affamato. Fatelo sedere prima di cliccare e di mettere a terra la ciotola del cibo. Il pranzo diventa il premio. Se non si siede, niente pappa. Se il gatto sa come sedersi a comando, questa richiesta è perfettamente corretta. Se salta un pasto o due, ciò aumenterà il suo appetito e perciò la probabilità che la volta successiva esegua l’ordine impartito. In questo modo avrete reso la pappa condizionata al suo mostrare rispetto e buone maniere. Equivale ad insegnare al vostro gatto a dire “per piacere”.

Lavorare in cambio di carezze. Le carezze dovrebbero essere razionate per mantenere il vostro gatto “affamato” di coccole. Le carezze e le attenzioni vengono fornite solo quando il gatto fa qualcosa per meritarsele, come rispondere ad un comando vocale o ad un segnale fatto con la mano. Ciò è molto indicato se il vostro gatto manifesta un’aggressività indotta dall’accarezzamento. Anche se il vostro gatto si è comportato bene, bene abbastanza da meritarsi le carezze, siate consapevoli che è una situazione che può degenerare. Sguardi di sbieco furtivi ed un eccessivo scodinzolamento significa che è il caso di smettere. Per evitare questa situazione, non prolungate troppo le vostre carezze.

Mettete via i suoi giocattoli e dateglieli solo quando ha fatto qualcosa per meritarselo. Date libero accesso ai giochi finché non se ne disinteressa, prendeteli e metteteli via, in una scatola o in un cassetto.

Razionate i giochi. Così come i giochi sono utili a far sfogare il vostro gatto, sono anche divertenti e perciò dovrebbero essere concessi solo quando il vostro gatto ne guadagna il diritto.

Non rispondere mai alla richietsa di attenzione. Fate finta di niente. Allontanatevi. Sparite. Dategli ciò che vuole solo dopo, alle vostre condizioni, solo in risposta alla buona riuscita di una “richiesta” assegnata, come sedersi, rispondere ad una chiamata, o semplicemente aspettare pazientemente.

Se il vostro gatto inizia a provare a mordervi o a comportarsi in maniera aggressiva in ogni situazione, allontanatevi dalla sua presenza per alcune ore (voltatevi, allontanatevi e lasciate il gatto da solo) oppure portate il vostro gatto in un’altra stanza per una pausa. Se l’abbandono della vostra compagnia è il risultato dei dispetti del vostro gatto, invece di trasformarvi in un grande “giocattolo” che lo premi e suona, dovrebbe presto realizzare che te significhi “affari” e che non consenti di essere vittimizzato. I gatti lo imparano. Dovresti imparare anche te.

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Vi ricordo che questo articolo riguarda i gatti che hanno problemi di comportamento e che quindi non c’è bisogno di usare questo metodo con tutti i gatti. Solo con quelli che sono bulletti in casa. Secondo me funzionerebbe anche sugli uomini.

Fonte| The Pet Place