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La Dott.ssa Carlotta Vizio è l’esperta Veterinaria che risponderà gratuitamente ad ogni domanda, dubbio o curiosità sui nostri amici gatti! Se vuoi porre la tua domanda, scrivi a chiedialmedico@gmail.com
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Si avvisa che la visita medica rappresenta il solo strumento diagnostico per un efficace trattamento terapeutico. I consigli forniti via e-mail o tramite sito internet vanno intesi come meri suggerimenti di comportamento. Si avvisa inoltre che si tratta di corrispondenza aperta.

Il Medico risponde: un nuovo gatto per amico

Buongiorno Dottoressa,

la contatto per conoscere la sua opinione. Ho un gatto British di quasi 12 anni, intero, non l’ho mai castrato perchè è sempre vissuto in appartamento e non ha mai manifestato l’intenzione di uscire o scappare nei periodi del calore. Da un po’ di tempo coltivo il sogno di prendere un gattino, e mi chiedo se sia una cosa opportuna. Un’amica laureanda in veterinaria mi ha consigliato di prendere un maschio e di castrarlo; altri mi hanno detto che il sesso è indifferente, l’importante è sterilizzare/castrare il gattino. Lei cosa ne pensa? Crede che la convivenza con un nuovo arrivato potrebbe essere solo uno stress per il mio micio?

Grazie per la cortese attenzione.

 Elena

Cara Elena,

l’introduzione di un nuovo animale rappresenta spesso una fonte di stress per gli attuali inquilini. Questo non significa però che si possa gestire la situazione in modo da suscitare meno ansia possibile e favorire una serena convivenza.

 Vediamola dal punto di vista del suo micio: è un gatto sano in età avanzata che ha vissuto tutta la sua vita in appartamento (presumo) senza mai mostrare interesse verso il mondo esterno (anche se questo non possiamo saperlo con certezza); è un gatto equilibrato, dal momento che anche in presenza di stimoli intensi, come ad esempio quello sessuale, non modifica più di tanto il suo comportamento e non tende a manifestare segni di aggressività o territorialità. Si direbbe quindi che vive serenamente nel suo ambiente insieme agli altri abitanti della casa e non manifesta la necessità di un cambiamento.

L’arrivo di un gattino modificherebbe inevitabilmente questo equilibrio: le conseguenze sul comportamento del suo micio non sono prevedibili ma alcuni accorgimenti possono aiutare a gestire le possibili complicazioni.

Per quanto riguarda il sesso, rappresenta un problema solo se il nuovo arrivato non verrà sterilizzato, perchè inevitabilmente la territorialità si accentuerà per un meccanismo di competizione. Il suo micio potrebbe cominciare a manifestare segni di territorialità, accentuando le marcature, sia quelle facciali, sia quelle con urina e feci. E’ importante considerare l’eventualità di sterilizzare anche il suo gatto, nonostante questo potrebbe non essere necessario.

Sarebbe opportuno utilizzare ciotole separate per il cibo e lettiere diverse. Per aiutare a gestire lo stato di stress iniziale, che per quanto minimo è sempre presente, si possono utilizzare diffusori o spray a base di ferormoni felini che hanno il vantaggio di non essere nocivi alla salute ma di rasserenare il micio.

 Il gatto non è un animale sociale obbligato, come invece è il cane, ma può trarre beneficio dalla convivenza con altri individui, sia che si tratti di altri animali che di persone. L’importante è rispettare le sue necessità. Il mio consiglio quindi è quello di valutare bene se lo spazio e il tempo che lei ha a disposizione sono sufficienti a garantire al micio vecchio il rispetto delle sue abitudini e a quello nuovo, l’attenzione necessaria a far sì che non sfoghi su di lui tutta la sua energia e vitalità.

Foto: http://windoweb.it

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Il Medico risponde: un “dolce” problema

Restiamo in tema di gatti sovrappeso e parliamo questa settimana di una patologia comune nei nostri amici felini: il diabete mellito.

Secondo studi recenti l’incidenza del diabete mellito nei gatti è aumentata negli ultimi anni; tra le cause di questo incremento vi è un errato stile di vita e una scorretta alimentazione che comportano, soprattutto negli animali che vivono in casa, una tendenza all’obesità. L’obesità costituisce essa stessa una patologia, in quanto predispone non solo al diabete, ma anche a molti altri problemi che mettono in pericolo la vita del nostro micio.

Il diabete mellito è un disturbo della produzione di insulina, l’ormone che regola la sintesi e l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule dei tessuti del corpo. Essa viene prodotta dal pancreas in seguito alla presenza di glucosio nel sangue e funziona come una chiave che permette l’entrata dello zucchero nelle cellule, le quali lo utilizzeranno immediatamente oppure lo stoccheranno come riserva energetica a seconda delle necessità.

Nel gatto diabetico, in presenza di alti livelli di zucchero, l’insulina o non viene prodotta in quantità sufficiente oppure, anche se prodotta, non è in grado di agire sulle cellule dei tessuti per l’instaurarsi di un fenomeno di resistenza. In conseguenza di ciò, lo zucchero si accumula nel sangue (iperglicemia), viene escreto con le urine (glicosuria) e determina la comparsa dei sintomi più conosciuti di questa patologia: sete e fame intensa.

L’aumento della sete (polidipsia) è conseguente alla presenza di glucosio nelle urine che richiama per osmosi liquidi nei tubuli renali dove l’urina si forma, causando un aumento in volume della quantità prodotta. La conseguenza è che il gatto si disidrata e avverte la necessità di bere di più.

 L’aumento della fame (polifagia) dipende dall’incapacità delle cellule del centro regolatore della fame, situato nel cervello, di assimilare il glucosio, per la mancata azione dell’insulina. Il nostro micio sentirà pertanto il bisogno continuo di mangiare, nonostante la presenza di un elevato tasso di zucchero nel sangue. Ciò che si verifica è che malgrado l’aumento dell’appetito, il micio dimagrisce perché l’energia introdotta con la dieta non viene assorbita.

Sete, fame, aumento della produzione di urina e dimagramento sono spie che devono metterci in allarme e richiedono un approfondimento. La diagnosi di diabete si basa sul riscontro di alti livelli di glucosio nel sangue e nelle urine.

La cura dipende dal tipo di problema e si basa principalmente sulla correzione dell’iperglicemia, attraverso la somministrazione di insulina e di un corretto regime dietetico. In alcuni casi sarà necessaria la terapia con insulina, mentre in altri potrà bastare la correzione della dieta, che deve essere ricca di proteine e a basso contenuto di carboidrati.

L’obesità, come abbiamo accennato, è un fattore di rischio per lo sviluppo del diabete nel gatto così come nell’uomo. Elevati tassi persistenti di glucosio nel sangue portano ad una diminuzione di sensibilità delle cellule dei tessuti all’insulina e in seguito ad una ridotta produzione da parte del pancreas. Anche l’impiego di farmaci quali corticosteroidi (cortisone) e ormoni (progestinici) possono ridurre la sensibilità all’insulina.

Non sempre il diabete una volta che si manifesta, accompagna il gatto per tutta la vita. In una certa percentuale di casi ci può essere la remissione della malattia a distanza di qualche mese dall’instaurarsi della terapia. Per questo motivo è importante formulare al più presto la diagnosi.

Noi “umani” sappiamo benissimo che per stare bene abbiamo bisogno di una dieta equilibrata e di regolare movimento; lo stesso vale per i nostri amici gatti che condividono loro malgrado le nostre abitudini e il nostro stile di vita. Si può infatti fare molto per sfavorire l’insorgenza di questa ed altre malattie garantendo al micio un’alimentazione adeguata ai suoi bisogni fisiologici e favorendone l’attività fisica.

Foto: http://gattoegatti.com/gatto-news-curiosita/

Il Medico risponde: sorprese poco gradite

 
 
Buon giorno  vorrei  porgerLe un quesito ….il mio gatto persiano ha 19 anni suonati e da qualche mese ogni tanto fa la pipi’ e “altro” in giro per casa….premetto che la sua cassetta e’ sempre pulita e allo stesso posto……cosa avra’? Disorientamento dovuto all’eta’ o semplice dispetto?
La ringrazio anticipatamente.
Cristina.
 
Cara Cristina,
 
il comportamento del suo gatto può dipendere sicuramente dall’età, infatti è documentato che l’urinazione e la defecazione inappropriata possano comparire in animali nella terza età, accompagnate o meno da altre alterazioni comportamentali.
 
Innanzitutto il mio consiglio è escludere cause di tipo patologico che possono interessare i gatti anziani  quali incontinenza urinaria e fecale, malattie delle basse vie urinarie e del grosso intestino e insufficienza renale.

Per la diagnosi di questi problemi è sufficiente un esame delle urine e delle feci e un esame del sangue, a giudizio del tuo veterinario.
 
Se dagli esami non risulta nessuna causa medica alla base del problema, allora probabilmente si tratta di un’ alterazione del comportamento causata dall’età avanzata ma con la possibile interferenza di altri fattori.
Occorre infatti valutare se si sono verificati dei cambiamenti in casa nell’ultimo periodo, del tipo introduzione di nuovi animali, persone nuove che hanno cominciato a frequentare la casa o altre che non lo fanno più. Inoltre è importante sapere quando e dove questo atteggiamento si manifesta, se in vostra presenza oppure no, in quale periodo della giornata e le caratteristiche di queste “sorpresine” poco gradite.
 
Il fatto che la sabbietta non sia stata spostata e sia sempre pulita è un’ottima cosa: molti di questi problemi sono scatenati dal cambiamento di posizione o di tipo di lettiera utilizzata. Ti consiglio di rendere disponibile al tuo micio una lettiera in più: può capitare che la lettiera diventi sgradevole  al gatto senza che noi riusciamo a capirne il motivo, per cui l’introduzione di un’altra può essere d’aiuto. In più se c’è un inizio di incontinenza, lo aiuteremo a raggiungere più facilmente il luogo dove fare i suoi bisogni. In un gatto anziano è opportuno anche valutare se non abbia difficoltà a saltare dentro la cassettina, per presenza di problemi articolari. 
 
Qualsiasi sia la causa scatenate il comportamento, può essere d’aiuto anche somministrare al tuo micio integratori a base di Omega 3, vitamina E e altre molecole ad azione antiossidante che hanno importanza nel mantenere il corretto funzionamento delle cellule nervose e le difendono dai processi degenerativi cerebrali. Se alla base c’è invece uno stato ansiogeno esistono in commercio molecole naturali che possono essere d’aiuto nel gestire queste situazioni.
Spero di esserti stata d’aiuto.
Un saluto
 
 
 
 

Il Medico Risponde: arriva un gattino

Comincia un periodo di regali e come ogni anno noi genitori dobbiamo fare i conti con le richieste dei nostri bambini che puntualmente ogni Natale tornano alla carica con la solita frase: prendiamo un gattino?

Perchè no, direi io, e sicuramente anche voi amanti dei gatti sarete d’accordo con me, ma non tutti la pensano come noi e senz’altro con valide ragioni.

Innanzi tutto occorre valutare se la nostra vita e la nostra casa sono idonee ad accogliere un animale. Soprattutto bisogna valutare se noi stessi siamo pronti a adattarci a vivere con un amico a quattro zampe. Non si può pensare, infatti, che un gatto diventerà esattamente come noi lo vorremmo: è un essere vivente e come tale è dotato di bisogni e di comportamenti che anni di domesticazione non hanno pressoché modificato e che devono essere rispettati per assicurare al nostro felino una vita serena.

Una cliente, proprietaria di una gattina molto timida e diffidente, mi ha rivelato come riesce a farsi accettare da lei, a differenza del marito e del figlio da cui non si fa quasi avvicinare: “Vede dottoressa, io cerco di capirla”. Sembra banale, ma a differenza del cane, il cui linguaggio è molto più immediato e che in ogni caso ci ama di un amore incondizionato che lo capiamo o no, il gatto è per natura introverso e per ottenere il suo rispetto dobbiamo sforzarci di comprenderlo.

Molti di noi hanno un lavoro che ci costringe fuori casa tutto il giorno ed un appartamento o troppo piccolo o senza possibilità di accesso all’esterno. Queste condizioni devono farci riflettere prima di adottare un gattino perché rendono la convivenza con lui più difficile, anche se non impossibile, come sono certa che tanti di voi potrebbero testimoniare. E’ inevitabile che la sera, quando torniamo a casa, l’esuberanza del nostro nuovo inquilino si manifesti in tutta la sua irruenza, del resto per tutto il giorno non ha fatto altro che riposarsi e nutrirsi! Occorre quindi che gli dedichiamo tutta la nostra attenzione, giocando con lui, coccolandolo, stimolandolo e coinvolgendolo nelle nostre faccende. Sorprenderà rendersi conto di come il tempo che passiamo con il nostro nuovo amico, migliori non solo il rapporto con lui ma anche il nostro umore, che alla fine di una lunga giornata non sempre è dei migliori.

I colleghi che si occupano di comportamento sono tutti d’accordo sull’importanza del cosiddetto “arricchimento ambientale” che consiste nel creare un ambiente di vita stimolante ed etologicamente idoneo al gatto. Si possono comprare o costruire giochi che il micino imparerà a scoprire ed utilizzare, predisporre un angolo in cui gli è permesso “farsi le unghie” come manifestazione del suo istinto di marcatura del territorio, rispettare le zone di riposo e quelle di approvvigionamento al cibo. Se esiste la possibilità di accedere agevolmente all’esterno, anche attraverso il terrazzo o la finestra, allora è consigliabile permettere al gattino di esplorare i dintorni e mettere in pratica gli insegnamenti di caccia e difesa imparati dalla madre.

Il micio dovrebbe avere libero accesso al cibo, che non è somministrato ad orari prestabiliti come invece è consigliabile fare per il cane. I gattini si abituano molto in fretta alla lettiera, anche se in precedenza non erano soliti usarla. E’sempre meglio se si hanno già altri gatti utilizzarne più di una e pulirle quotidianamente.

Nonostante tutti questi accorgimenti, la convivenza con un animale può non essere facile, soprattutto nei primi tempi di reciproca conoscenza. La decisione di adottarne uno deve essere ben ponderata ed è ovvio che non può essere motivata solo dalla volontà di soddisfare il desiderio di un bambino o di curare un proprio malessere interiore. Noi e i nostri bambini riceveremo un vantaggio enorme nel prenderci cura di un animale, soltanto se sapremo rispettare la sua individualità, così come lui rispetta istintivamente la nostra.

Foto:http://inx.micimiao.it

Il medico risponde: la dermatofitosi, una malattia contagiosa

Una delle preoccupazioni più frequenti dei nuovi proprietari di gatti riguarda le malattie che essi possono trasmettere a noi umani.

Abbiamo già parlato su questo blog della Toxoplasmosi, dei reali fattori di rischio per l’uomo e di come gestirli.

Tra le altre zoonosi del gatto (ovvero patologie che gli animali possono trasmettere all’uomo e viceversa) le più conosciute sono le micosi cutanee o dermatofitosi.

Si tratta di malattie causate da funghi patogeni chiamati dermatofiti che vivono e si moltiplicano sulla cute dei nostri animali e possono essere difficili da combattere. I nostri gatti s’infettano attraverso il contatto diretto con animali portatori o tramite il contatto con le spore fungine presenti nell’ambiente, che a seconda delle condizioni possono restare infettanti per mesi.

I fattori di rischio sono molteplici e sicuramente i più importanti sono quelli che incidono sullo stato immunitario del micio: età (i gattini sono più a rischio), malnutrizione, infezioni concomitanti, presenza di parassiti cutanei. L’eccessiva frequenza di bagni e l’utilizzo di detergenti cutanei aggressivi diminuiscono le difese naturalmente presenti sulla cute nei confronti dei dermatofiti. Secondo alcuni studi l’attività di toelettatura propria del gatto è invece un’ottima arma di difesa contro l’infezione, in quanto il leccamento riduce la possibilità di attecchimento delle spore.

La sintomatologia nel gatto è molto variabile: solitamente si tratta di aree prive di pelo, di dimensioni variabili, con presenza di forfora, croste e irritazione cutanea. La presenza di prurito è anch’essa variabile e dipende di solito dalla presenza concomitante di un’infezione batterica.

La diagnosi viene fatta dal veterinario attraverso il prelievo di un campione di peli e scaglie cutanee che vengono poste in un terreno di coltura apposito per la crescita di dermatofiti. Dopo alcuni giorni lo sviluppo di una colonia fungina confermerà il sospetto diagnostico e permetterà di identificare il tipo di fungo responsabile della patologia, attraverso l’analisi al microscopio.

La terapia è sempre molto lunga, in quanto deve essere continuata anche dopo la risoluzione della sintomatologia al fine di eradicare completamente l’infezione. Si basa sulla somministrazione di antifungini per via orale e l’utilizzo di lozioni e shampoo da applicare localmente. L’uomo s’infetta tramite contatto diretto con il gatto portatore o attraverso le spore disseminate nell’ambiente: le zone più colpite sono il viso e le braccia, ma talvolta l’infezione si diffonde anche ad altre regioni corporee.

Sovente si verificano infezioni fungine in proprietari di gatti clinicamente sani: in questo caso l’esame colturale del pelo potrà confermare o escludere il ruolo del nostro micio come vettore della patologia e in caso di positività il veterinario consiglierà il trattamento più idoneo per lui e per l’ambiente domestico.

Il medico risponde: tempo di raffreddore

Cari amici,

 quanti di noi in questo periodo stanno facendo i conti con starnuti, mal di gola e qualche linea di febbre.

Anche i nostri amici gatti sono più soggetti in questa stagione ad ammalarsi e i motivi sono gli stessi che per noi umani: improvviso calo della temperatura, sbalzi termici  e la diffusione di virus patogeni.

 I gatti infatti sono soggetti ai virus influenzali e possiamo essere noi stessi a contagiarli. I sintomi più diffusi sono starnuti, scolo nasale e scolo oculare. In corso di laringiti e tracheiti è presente anche la tosse, che non sempre è facile distinguere dal vomito  in quanto l’atteggiamento che ha il gatto quando tossisce è molto simile a quello che ha quando vomita, e spesso le due cose si verificano in conseguenza l’una dell’altra.

Il micio che vive sia in casa che fuori è sicuramente più soggetto, in quanto è più esposto agli sbalzi di temperatura tra interno ed esterno della casa e può bagnarsi più facilmente in caso di pioggia. La muta autunnale di un gatto che vive in casa non garantisce una copertura efficace dal freddo in quanto non è completa, in relazione alla presenza del riscaldamento all’interno dell’abitazione che mantiene le temperature intorno ai venti gradi.

Se oltre a starnutire il gatto è restio a muoversi e l’appetito diminuisce allora è possibile che vi sia anche febbre, per cui vale la pena, se i sintomi persistono, portarlo in visita dal veterinario. Se si tratta di una forma virale banale, si risolverà nel giro di qualche giorno con il solo aiuto di un antinfiammatorio per diminuire la congestione delle mucose nasali e l’ irritazione della gola e un supporto nutrizionale adeguato. Qualora invece la febbre sia riconducibile ad una forma batterica primaria o secondaria alla malattia virale occorrerà somministrargli un antibiotico.

Nel gatto può essere utile l’utilizzo dell’aerosol per le affezioni delle vie respiratorie, che viene effettuato posizionando il micio all’interno del suo trasportino e coprendo il tutto con un asciugamano. Non tutti i mici amano questo tipo di intervento terapeutico, ma se ben tollerato è senz’altro un ottimo  metodo per liberare le vie aeree e somministrare farmaci.

Alcune malattie respiratorie proprie del gatto possono comparire in questo periodo quando le difese immunitarie sono già debilitate. Tra questi vi sono la calicivirosi, la rinotracheite da herpesvirus e la clamidiosi. Se il micio non è vaccinato, è sempre bene prendere in considerazione queste patologie che possono colpire anche i gatti che vivono in casa proprio per il calo delle difese dell’organismo.

Anche per i nostri gatti esistono dei principi attivi in grado di stimolare le difese immunitarie che possono essere somministrati soprattutto ai soggetti più predisposti, quali gattini piccoli, anziani o debilitati.

Per concludere, il raffreddore rappresenta nei nostri gatti una patologia molto comune durante tutto l’anno ma è soprattutto nel periodo invernale che le condizioni climatiche (e quelle di salute dei proprietari!) possono aumentarne l’incidenza.

 

 

Foto:http://arquitectura.com.ar

Il medico risponde: aiuto, il micio non mangia!

Non sempre è facile capire quando il nostro gatto non sta bene, ma sicuramente uno dei segnali più chiari ed evidenti è la mancanza di appetito.

Molto spesso infatti, il gatto è portato in visita dal veterinario perché non mangia e talvolta l’inappetenza rappresenta l’unico sintomo riferito dal proprietario.

Prima di preoccuparsi e correre dal medico è sempre bene domandarsi se davvero il nostro micio non ha più fame o se per caso ha trovato qualcosa che gradisce di più rispetto al suo cibo abituale: ad esempio se è un gatto abituato ad uscire potrebbe essersi saziato cacciando un animale selvatico oppure potrebbe avere assaggiato il cibo a disposizione di qualche altro animale e preferire quello al suo. E’ già capitato di sentir riferire dal proprietario, preoccupato perché il micio mangiava poco da giorni e apparentemente stava benissimo, di averlo “colto sul fatto” a mangiare la pappa destinata ai gatti del vicino (o al cane!). Se invece è un gatto casalingo, allora chiedetevi se recentemente avete cambiato tipo di mangime o se, avendo assaggiato del cibo fresco cucinato da voi, gradisce di più cibarsi di quello piuttosto che della sua solita pappa.

 Se nessuna di queste ipotesi può spiegare la mancanza di appetito, allora è doveroso farlo controllare perchè una cattiva alimentazione può peggiorare ulteriormente la malattia che l’ha scatenata.

La gravità della malnutrizione è in relazione alla durata e alle condizioni di salute iniziali del nostro animale. Un gattino o un gatto anziano è in grado di tollerare un periodo di assenza di cibo minore rispetto ad un gatto adulto, in quanto le conseguenze di un’inadeguata assunzione di cibo sono più gravi in un periodo di tempo più limitato. Tra queste vi è una diminuzione delle difese immunitarie, una mobilitazione eccessiva delle riserve di grasso che possono accumularsi nel fegato limitandone la funzionalità, un ridotto apporto di proteine indispensabili per il corretto funzionamento delle membrane cellulari e un’alterazione di vie metaboliche fondamentali a causa della carenza di amminoacidi essenziali come l’arginina.

Molte patologie possono essere la causa della mancanza di appetito e non sempre è facile individuarle e risolverle in breve tempo, quindi intervenire rapidamente con un adeguato supporto nutrizionale è importante per evitare l’aggravarsi delle condizioni di salute del gatto. In alcuni casi, infatti, è consigliabile il ricovero dell’ animale al fine di garantire un adeguato apporto nutrizionale oltre che farmacologico.

Quando non vi è la necessità di ospedalizzare il gatto, si possono utilizzare alcuni accorgimenti per stimolare l’assunzione volontaria di cibo a casa. Innanzitutto è buona norma offrire sempre alimenti freschi e se facilmente deteriorabili, non lasciarli a disposizione troppo a lungo. Se il nostro gatto è abituato a mangiare cibo commerciale secco, si può provare ad offrirgli cibo in forma umida (patè o bocconcini) per incuriosirlo e stimolare il suo senso dell’olfatto, e viceversa. Si può incoraggiarlo a mangiare mettendo una piccola quantità di cibo sulle labbra o sulle zampe per indurlo a leccare. Se è necessario somministragli per bocca dei farmaci, evitare di farlo contemporaneamente all’offerta del cibo, perché assocerà l’evento spiacevole (somministrazione delle pillole) con il pasto. L’ideale sarebbe che non sia la stessa persona che gli somministra il farmaco a somministrare anche il cibo! Un altro accorgimento è quello di eliminare tutte le fonti possibili di stress per il micio mentre consuma il suo pasto, quali ad esempio la presenza di altri animali o di altre persone (alcuni gatti preferiscono mangiare quando sono da soli). Anche riscaldare la pappa fino alla temperatura corporea può essere uno stratagemma utile in certi casi o al contrario offrirla fresca dal frigorifero può dare buoni risultati in quei gatti che necessitano di mangiare una dieta dal sapore intenso che non gradiscono molto (ad esempio a base di pesce).

 Anche per i nostri gatti, così come per noi, un corretto supporto nutrizionale è alla base di una buona guarigione in corso di malattia. Non sempre però “forzare” il micio a mangiare quando non sta bene è corretto: ogni caso va valutato singolarmente, sia da un punto di vista clinico, sia nel rispetto di quelle che sono le normali abitudini del nostro paziente.

Foto: http://www.thepetdoctorinc.com

Il medico risponde: Due parole sulla Toxoplasmosi

 

Cari amici,

inauguriamo questa rubrica settimanale trattando un tema che sta a cuore a molti di voi e su cui spesso si creano falsi allarmismi o all’opposto, non si prendono adeguate misure cautelative.

 

Il Toxoplasma gondii è un microrganismo che vive all’interno delle cellule intestinali dei gatti (e di tutti i felini), che rappresentano l’ospite definitivo nel ciclo di questo parassita. Gli ospiti intermedi invece possono essere tutti i mammiferi (compreso l’uomo) dove il microrganismo si localizza all’interno dei tessuti.

 

Normalmente nel gatto con un sistema immunitario competente, la malattia è asintomatica, ma talvolta possono comparire febbre, aumento di dimensioni dei linfonodi, e diarrea. Il micio che ha contratto la malattia presenta solitamente nel sangue un elevato numero di anticorpi, che può essere rilevato con un esame del sangue fatto dal veterinario e inviato ad un laboratorio di analisi.

Negli altri ospiti, e quindi anche nell’uomo, la maggior parte delle infezioni decorre in maniera asintomatica, tranne occasionalmente presentare sintomi analoghi a quelli che si hanno nel gatto.

L’ infezione da Toxoplasma può essere invece molto grave se contratta per la prima volta dalla donna durante la gravidanza, in quanto può causare aborto o gravi alterazioni congenite nel neonato.

La via principale d’infezione per il nostro micio è l’ingestione di prede (soprattutto piccoli roditori e uccellini) o il consumo di carne e viscere crudi o poco cotti. Anche per l’uomo la via principale d’infezione è alimentare, attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta o di verdure non lavate accuratamente.

Il nostro gatto quindi non trasmette direttamente la malattia all’uomo, ma solo attraverso l’ingestione o il contatto con le “oocisti” eliminate con le feci, che possono contaminare cibi (verdure dell’orto per esempio), piante, erba del giardino e ovviamente la sabbia della lettiera. E’ bene sottolineare inoltre che se da un lato le oocisti sono molto resistenti nell’ambiente esterno, necessitano di almeno 24 ore perché diventino infettive per l’uomo e per gli altri animali. Il cambio giornaliero della sabbietta, l’utilizzo di guanti per il giardinaggio e il lavaggio accurato della verdura, sono quindi precauzioni sufficienti per evitare il contagio, anche qualora il vostro micio fosse malato ed eliminasse il toxoplasma con le feci.

Continuate quindi a coccolare tranquillamente il vostro gatto anche se state aspettando un bimbo, rispettando soltanto quelle norme igieniche di base (lavarsi le mani!) a cui dovreste in ogni caso sempre attenervi nella convivenza con un animale, con un riguardo in più alla vostra alimentazione.

 

foto: httpwww.she-warrior.comblogwp-contentuploads2010121748636432.jpg

Il Medico risponde… Ogni mercoledì sul nostro blog!

Ciao a tutti. Siamo felici di presentare un nuovo appuntamento settimanale: ogni mercoledì il medico veterinario Carlotta Vizio ci parlerà di salute! Se vorrete inviarle una vostra domanda, sarà possibile ricevere una risposta direttamente dalla dott.ssa ogni mercoledì con un post sul nostro blog.

Poni la tua domanda al Dottore!
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