Archivi categoria: Il Medico risponde

La Dott.ssa Carlotta Vizio è l’esperta Veterinaria che risponderà gratuitamente ad ogni domanda, dubbio o curiosità sui nostri amici gatti! Se vuoi porre la tua domanda, scrivi a chiedialmedico@gmail.com
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Il Medico Risponde: una forma virale?

Cleo, micia di 6 mesi, razza British (padre scottish) ha avuto 5 gg di febbre a 40.3 – 40.7, inappetenza e apatia/ stato catartico, sotto controllo giornaliero dal veterinario che me la visita e cura con due diversi tipi di antibiotico (il primo non faceva abbassare la febbre) Ad oggi è sfebbrata da 2 giorni, ma mentre fino a ieri qualcosa mangiucchiava, oggi proprio schifa qualsiasi cosa. Per sostenerla, Carnitina in gocce prescritta del vet. Oggi sono riuscita a darle solo 2 cucciaini di panna montata. Per fortuna beve almeno l’acqua. Altri sintomi non ne manifesta, bocca e gola sono ok, pipì e funzioni intestinali regolari, compatibili la scarsa nutrizione.  

Il veterinario mi ha parlato di un possibile virus, ma non sono tranquilla per il fatto che non mangia e sta deperendo ed è triste: cosa potrebbe essere? Ho pensato ad una palla di pelo, ma non ha vomito. Domani cambio veterinario per farle fare qualche test clinico. Che ne pensa?

grazie
“mamma di Cleo”

 

Cara “mamma di Cleo”,

suppongo che la mia risposta arrivi già dopo il consulto presso un altro collega e spero pertanto che si sia potuto arrivare ad una diagnosi.

I sintomi che descrivi possono essere compatibili con una forma virale (non mi hai detto se la gatta è vaccinata) ma se la micia continua a non stare bene nonostante l’abbassamento della temperatura, io stessa sarei stata propensa a sottoporla a degli esami del sangue per valutare il profilo biochimico ed emocromocitometrico. Inoltre consiglierei, se non sono già stati eseguiti, i test per la valutazione della positività a malattie virali del gatto conosciute con gli acronimi FIP, FIV e FeLV. Il fatto che la febbre sia passata è infatti un buon segno ma resta da motivare l’anoressia e il deperimento che descrivi nella tua mail. Nell’attesa dei risultati degli esami si può sostenerla attraverso una fluidoterapia ad hoc, anche senza la necessità di ricovero.

Spero che la tua micia possa stare presto meglio.

Un saluto

 

Il Medico Risponde: quale alimentazione?

Buongiorno,

ho due British di 8 mesi, un maschio e una femmina, appena sterilizzati. Il mio veterinario mi ha consigliato di iniziare a somministrare il cibo per gatti sterilizzati; tuttavia ieri parlavo con un rappresentante di una nota azienda di cibo per gatti il quale mi ha detto che nel cibo per sterilizzati spesso c’è una bassa percentuale di grassi ma anche il 38% di proteine, contro il 32%-34% dei cibi per gatti non sterilizzati (parlo di alimenti secchi). Ho constatato di persona la cosa e mi sono chiesta come comportarmi per evitare in futuro problemi renali portati magari da un elevato apporto di proteine.

Lei cosa consiglia? Grazie

 

Cara lettrice,

effettivamente nella maggior parte di prodotti consigliati per gatti sterilizzati la quota proteica si aggira attorno al 38%-40%. Questa percentuale è mantenuta per favorire lo sviluppo della massa muscolare magra e permettere di mantenere una percentuale di grassi ridotta.  Inoltre sono formulati per ridurre la possibilità di insorgenza di calcoli urinari.

La differenza tra la quota proteica di un prodotto per gatti sterilizzati e uno per gatti che non lo sono, non è, a mio parere, tale da interferire sulla funzionalità renale. Tenga conto infatti che i mangimi per gatti anziani hanno una percentuale di proteine molto più bassa, circa il 25-28%, non parliamo poi di quelli formulati apposta per problemi renali. Un altro discorso va fatto se i suoi gatti presentano alterazioni morfologiche renali di tipo congenito, che predispongono di per sè all’insufficienza renale.

Per maggiore chiarezza le consiglio comunque di prendere contatti con un medico veterinario nutrizionista, che saprà chiarirle meglio i suoi dubbi e consigliare la dieta più adatta ai suoi amici felini.

Cordiali saluti

Il Medico Risponde: strani atteggiamenti

Buonasera,

la mia gatta ha 9 anni e circa  4-5 anni fa è stata operata per un tumore dovuto ad una vaccinazione. Quest’anno il problema si è ripresentato. Doveva essere nuovamente operata, ma siccome le probabilità che fosse sopravvissuta erano scarse (potevano essere anche solo 2 giorni), ho deciso con difficoltà di non farla operare. E’ successo però che nella sede della lesione si è formato come del pus, che è stato fatto fuoriuscire dal veterinario, quindi è cominciata una cura. Durante la terapia la micia ha perso il pelo dove si è formata questa escrescenza e forse questo le avrà procurato del prurito. La sto medicando con acqua ossigenata e antibiotico in pomata e copro la zona in questione con garza e cerotto. La mia gatta ha cominciato ad avere comportamenti strani. Ad esempio, tende a defecare sul pavimento, sale sulla scrivania…e cosa stranissima si mette accoccolata vicino alle porte chiuse. Non so spiegarmi… è un comportamento dovuto ad ansia, non so, è depressa,oppure altro che non riesco a capire? Sono un bel pò preoccupata.

Grazie. Cordiali saluti

Agnese

 

Cara Agnese,

dalle informazioni che mi hai dato si può supporre che la ragione del comportamento anomalo della tua micia sia da ricercare in questa massa che le procura fastidio. Intendo dire che il prurito e le medicazioni quotidiane potrebbero aver scatenato una forma di ansia che lei manifesta con gli atteggiamenti che mi hai descritto. Se si tratta di un problema di questo tipo, ti consiglio di parlarne con il tuo veterinario che potrebbe prescriverti dei farmaci e integratori che si utilizzano per gestire situazioni stressanti e potrebbero aiutare in questo caso.

Un’altra ipotesi è che il problema non derivi dalla presenza di questa massa nè da altri fattori comportamentali, ma sia di origine neurologica e in questo caso occorrerà indagare con una visita accurata ed esami specifici. 

Un saluto

Il Medico Risponde: problemi di vecchiaia

Buonasera dott.ssa,

 possiedo un gatto di 11 anni che da una 20 di giorni ha iniziato ad avere problemi con la defecazione e l’urina, nel senso che ha iniziato a farmela spesso fuori dalla lettiera, (soprattutto l’urina), ho anche notato che da una settimana ha difficoltà di movimento, non ce la fa più a saltare bene, ieri addirittura ho notato che scendendo da una sedia le zampette anteriori non lo reggevano molto.
I primi problemi sono iniziati poco meno di 2 anni fa con vomiti mattutini, risolti con gastrointestinal e razioni di cibo date in modo frequente ma in piccola quantità, il gatto chiedeva anche cibo in modo compulsivo e  nevrotico,dalle analisi risultò che assorbiva meno di quanto mangiava (il colesterolo era basso), aveva anche i vermi (coccidi), che sono stati curati.
Ora volevo chiederle da cosa potevano dipendere questi problemi apparsi nelle ultime settimane? Problemi renali non penso visto che il gatto beve poco, ho letto che i gatti vecchi possono avere problemi di tirodide è vero?
grazie
Fabio

Caro Fabio,

i problemi che lei ha riscontrato ultimamente  non sono rari nei gatti anziani e potrebbero dipendere da cause diverse.

L’urinazione e la defecazione inappropriata si verificano nel gatto anziano in seguito a disturbi comportamentali o metabolici e tra questi sicuramente è importante valutare i parametri renali e tiroidei, perchè anche in assenza di altri sintomi, possono risultare alterati. L’ipertiroidismo è una condizione che si verifica con maggior frequenza nei gatti dopo una certa età ed è causata da un aumento di produzione degli ormoni tiroidei in seguito alla comparsa di noduli benigni nella ghiandola talvolta riscontrabili alla palpazione.

Se le analisi non dovessero evidenziare anomalie, potrebbe trattarsi di un problema comportamentale che può essere trattato con l’ausilio di integratori formulati apposta per disturbi di questo tipo. Il fatto che abbia difficoltà di movimento mi può far pensare anche a un problema di dolorabilità articolare, molto frequente nel gatto anziano ma spesso sottovalutato. Le consiglierei pertanto di aumentare il numero di lettiere a disposizione e di utilizzarle  con i bordi più bassi, al fine di renderle più accessibili al suo micio. Discuterei inoltre con il suo veterinario l’eventualità di somministare un antidolorifico e/o un condroprotettore in base agli esiti dell’esame clinico.

Spero di esserle stata d’aiuto.

Un saluto

 

Foto:  http://ideazampa.com

 

Il Medico Risponde: gatto colpito da ictus

Buon giorno dott.ssa,

 stamattina il mio gatto di 20 anni e’ stato colpito da ictus cerebrale.
L’ho portato subito dal veterinario che lo ha visitato e gli ha fatto puntura di cortisone e ha prescritto delle gocce a base di cinnarizina.

Mi ha detto di aspettare qualche giorno sperando in un miglioramento.
Se cosi’ non fosse bisognera’ prendere una decisione, approfondire gli accertamenti (ne varra’ la pena vista l’eta’?) oppure ricorrere all’autanasia!
Io e mio figlio siamo molto combattuti riguardo alla decisione dolorosa che dovremo prendere.
Le chiedo un consiglio da Medico e da amica dei gatti…..ci aiuti a scegliere la soluzione piu’ giusta!
La ringrazio e La saluto cordialmente.

 
 
Cara Cristina,
 
mi dispiace per quanto è successo al suo gatto.
Purtroppo negli animali anziani i problemi neurologici cerebrali non sono rari e l’evoluzione non è sempre prevedibile. La prognosi infatti dipende dalla causa primaria che ha scatenato il problema e dall’entità del danno cerebrale.
Per valutare questi due fattori, come già le ha prospettato il suo veterinario, occorrono esami più approfonditi, alcuni dei quali richiedono che l’animale sia addormentato (es. TAC o risonanza magnetica), con tutti i rischi connessi. Per questo motivo, mi trovo d’accordo con il collega che ha visitato il suo micio, nel tentare con una terapia farmacologica e attendere l’evoluzione. A volte si assiste a una buona ripresa, altre volte purtroppo questa non avviene. Se così dovesse succedere è importante valutare la condizione in cui si troverà a vivere il vostro gatto per il tempo che gli resta, tenendo conto anche della sua età. Mi rendo conto che si tratta di una scelta difficile, soprattutto dopo tutti questi anni di convivenza, e spero che le informazioni ricevute possano aiutarla in questa delicata situazione.
 
Un caro saluto
 

Il Medico Risponde: quando i reni non funzionano più

L’insufficienza renale cronica, come abbiamo già avuto modo di dire in diverse occasioni, è una delle patologie più frequentemente riscontrate nei gatti dopo una certa età.

Si stima che il gatto abbia da due a tre volte probabilità maggiori del cane di incorrere in questa condizione nel corso della sua vita. I motivi di una simile frequenza non sono del tutto noti, ma si pensa che siano dovuti ad un’alterazione strutturale del rene causata da un insieme di fattori diversi, quali l’invecchiamento cellulare, le infezioni renali croniche, la dieta sbilanciata verso alcuni oligoelementi a scapito di altri e una predisposizione individuale.

L’elevata incidenza di questa patologia nei gatti “da compagnia” (brutto termine, ma ahimé esplicativo) è riconducibile all’aumento dell’aspettativa di vita dei nostri amici a quattro zampe, essendo questa una malattia tipica dell’età geriatrica. In alcuni casi tuttavia, si può verificare già in età giovanile e/o adulta, soprattutto nei soggetti geneticamente predisposti ad alterazioni renali, come il gatto persiano.

Si tratta, purtroppo, di una patologia cronica, progressiva, non curabile, se non in un numero limitato di casi se diagnosticata nelle fasi precoci.

Come accorgersi quindi che il rene comincia a non funzionare più?

 Nella maggioranza dei casi purtroppo, ci si rende conto del problema quando già i tre quarti della funzionalità renale sono compromessi, in quanto è solo allora che compare la sintomatologia clinica. Il rene, infatti, è in grado di mantenere la sua efficienza fino alla compromissione di gran parte della sua struttura, e purtroppo non è un organo in grado di rigenerarsi.

Se questa condizione si verifica, tipicamente il gatto comincerà a bere molto e ad aumentare la quantità di urina prodotta durante la giornata. Può comparire dimagramento, inappetenza, talvolta vomito. Il pelo perde lucentezza e appare arruffato e sporco a causa della disidratazione e della mancata cura da parte del micio.

La diagnosi viene fatta con un prelievo del sangue e si basa sul risconto di valori ematici elevati di creatinina e urea.

La prognosi dipende da molti fattori e viene emessa anche in base alla presenza concomitante di anemia e squilibri elettrolitici.

La terapia prescritta dal vostro veterinario sarà mirata a contrastare l’eccessiva disidratazione, con un supporto quotidiano di liquidi per via sottocutanea, l’ipertensione, attraverso la somministrazione di ACE inibitori e a garantire un adeguato apporto nutrizionale con l’introduzione di diete formulate apposta per non alterare ulteriormente l’equilibrio elettrolitico e non sovraccaricare il rene. E’ fondamentale riuscire a far mangiare il micio, somministrando antiemetici e protettori dello stomaco se c’è vomito, e ricorrendo a farmaci stimolanti dell’appetito se vi è necessità.

 Gatti con valori di creatinina e urea anche molto elevati possono beneficiare moltissimo della terapia di supporto e rimanere clinicamente stabili per parecchio tempo. E’ importante imparare a convivere con un gatto in queste condizioni, valutando giorno per giorno l’andamento della malattia attraverso l’assunzione di cibo e acqua, l’idratazione, l’attività fisica e l’interazione con gli altri membri della famiglia.

L’insufficienza renale cronica, così come altre malattie progressive debilitanti, può essere causa di sconforto per il proprietario che non tollera di vedere il proprio amico deperire giorno dopo giorno: se però, prendendo coscienza della gravità della malattia, si riesce ad aiutare il proprio micio a mantenere una buona qualità di vita, è possibile conviverci fintanto che l’avanzamento della malattia lo renderà possibile.

 

Nella foto: “Miao”

Il Medico Risponde: paura per il freddo

 
 
Buonasera, 
il mio gatto di 9 mesi, non castrato, è scappato la mattina del 5 febbraio, e non è ancora tornato. Abbiamo avuto neve in questi giorni, e ieri notte si sono toccati -14 gradi, quindi mi chiedevo se ci sono speranze che sia ancora vivo. Spero in buone notizie, in famiglia siamo tutti molto preoccupati per il nostro povero gatto…
La ringrazio in anticipo per la risposta!
Elisa
 
Cara Elisa,
Capisco le vostre preoccupazioni e sicuramente non posso dirle che un gatto, benchè abituato a vivere all’aperto, non possa patire in condizioni climatiche così sfavorevoli. Pertanto mi auguro che abbia trovato un rifugio sicuro e appena il motivo che ha causato la sua fuga (probabilmente il calore di qualche gattina), passerà, ritorni a casa. E’ frequente infatti che i gatti non castrati restino lontani da casa per giorni o addirittura settimane.
Spero che possa leggere la mia risposta con il suo micio già al sicuro tra le sue braccia!
Un saluto
 
 
 
 
 

Il Medico Risponde: anche i gatti invecchiano

 

Ebbene sì, anche i nostri gatti diventano vecchi e senza apparentemente cambiare le loro abitudini trascorrono in nostra compagnia tutta la loro vita. Magari ci accorgiamo che hanno meno voglia di uscire e non si arrampicano più fino in cima all’albero del vicino come un tempo, ma si mantengono lo stesso ancora in forma tentando di afferrare cordini e nastri pendenti, lacci delle scarpe o anche soltanto salendo e scendendo da sedie, divani e letti.

 Ma quando un gatto è considerato anziano?

In medicina veterinaria generalmente si ritiene anziano un gatto che ha più di 7-8 anni e se si rapporta quest’età all’uomo si scopre che equivale a circa 45 anni “umani”.

Le modificazioni fisiche e comportamentali a cui va incontro un gatto nell’età senile, variano, esattamente come per le persone, da individuo ad individuo; pertanto non tutti i gatti arriveranno alla soglia degli otto anni con già evidenti segni d’invecchiamento. Bisogna considerare però che non tutti i cambiamenti sono evidenti, in quanto alcuni riguardano modificazioni del normale funzionamento di organi e apparati che non sono visibili, soprattutto nelle fasi iniziali.

Tra i primi fattori da considerare nella convivenza con un gatto anziano è una corretta alimentazione. Sembra che il gatto, al contrario che il cane e l’uomo, tenda con l’età a diminuire di peso, sebbene i suoi fabbisogni calorici giornalieri diminuiscano. Un calo di peso troppo repentino però, non è mai un buon segno, e andrebbe sempre indagato con una visita clinica. L’ideale ovviamente, sarebbe che il nostro micio mantenesse il suo peso costante, senza quindi né dimagrire né ingrassare troppo.

La dieta inoltre ha un ruolo importante nel prevenire o perlomeno ritardare la progressione di alcune patologie tipiche dell’età anziana, prima fra tutte l’insufficienza renale. Si è visto, infatti, come un’alimentazione troppo ricca di sodio e povera di potassio possa favorire l’insorgenza di questa malattia, insieme con altri fattori anch’essi tipici dell’età anziana: l’aumento della suscettibilità alle infezioni causata dall’indebolimento del sistema immunitario, la disidratazione conseguente ad una diminuzione della sensibilità alla sete e una ridotta tolleranza all’uso di farmaci per alterazione di alcune vie metaboliche.

Anche le patologie a carico dei denti e della bocca, molto frequenti nei gatti dopo una certa età, possono essere in parte prevenute con una dieta equilibrata e una corretta igiene dentale.

L’aumento dell’aspettativa di vita dei nostri amici a quattro zampe, grazie al cambiamento delle loro abitudini e al miglioramento delle prestazioni sanitarie nei loro confronti, ha determinato anche l’incremento della percentuale di animali che presenta segni comportamentali legati all’invecchiamento cerebrale: gatti di 14-15 anni che cominciano a sporcare in casa, presentano disorientamento, vocalizzazioni notturne, alterazione del normale ritmo di sonno e veglia, aumento di aggressività e in cui vengono escluse altre patologie come possibili cause scatenanti, sono da considerarsi affetti da una malattia di tipo neurodegenerativo, ovvero da una patologia che colpisce il cervello degli animali in età geriatrica. Purtroppo non esiste cura per questo disturbo e l’unica possibilità terapeutica consiste da un lato nel limitare il più possibile gli stress al gatto, cercando di mantenere il più possibile invariate le sue abitudini di vita e dall’altro somministrando integratori a base di antiossidanti naturali, quali ad esempio le vitamine A ed E, e ansiolitici di tipo naturale, come i ferormoni.

Per finire, accettare che il nostro amico felino non sia più giovane come un tempo, non deve affliggerci, ma anzi, è proprio questa presa di coscienza che deve stimolarci a raccogliere più informazioni e consigli possibili al fine di garantirgli una vecchiaia serena e più lunga possibile in nostra compagnia.

Foto:http://tuttozampe.com

Il Medico Risponde: parliamo di FIP

Cari amici,

oggi parliamo di una malattia purtroppo abbastanza frequente nei nostri amici felini: la peritonite infettiva felina, meglio conosciuta con l’acronimo FIP.

Si tratta di una malattia grave, contagiosa, spesso mortale, sostenuta da un virus.

La FIP è molto diffusa tra i gatti che vivono in colonie e nei gattili, in quanto la via di contagio preferenziale è rappresentata dal contatto con le feci e la saliva di animali infetti (condivisione delle ciotole di cibo e acqua). Per questo motivo i gattini possono essere contagiati dalla madre nelle prime settimane di vita e a causa del loro debole sistema immunitario andare incontro alla forma clinica fatale.

Anche molti gatti domestici sono positivi al virus: tuttavia solo una parte di questi gatti manifesterà la forma clinica e mortale della malattia. Ciò vuol dire che per quanto può essere spiacevole sapere che il nostro micio è positivo al virus, non necessariamente ciò significa che manifesterà la malattia nel corso della sua vita. Molti gatti che contraggono la malattia, infatti, sviluppano una forma asintomatica o sintomi lievi di enterite con diarrea e vomito; possono però restare eliminatori del virus per tutta la vita e quindi rappresentare una fonte di contagio per i gatti conviventi.

Come accorgerci se il nostro gatto ha la FIP?

Per quanto riguarda la forma clinica, i sintomi possono essere molto vari e dipendono essenzialmente dalla risposta immunitaria del micio: sono presenti di solito febbre alta refrattaria agli antibiotici, anoressia, perdita di peso, colorazione gialla delle mucose (in medicina definita “ittero”), presenza di versamenti di liquido in torace e in addome. In una certa percentuale di casi vi è anche un coinvolgimento oculare e neurologico.

La diagnosi non è sempre facile perché i test diagnostici a disposizione non permettono di confermare o escludere la presenza della malattia con certezza. Il veterinario formulerà la diagnosi combinando i riscontri alla visita clinica, le abitudini di vita del micio e gli esami di laboratorio.

Purtroppo è importante sapere che non esiste una terapia specifica nei confronti di questa malattia e la risposta al trattamento è molto variabile da gatto a gatto. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di una malattia fatale.

Non esistono vaccini per prevenire l’infezione e l’unico modo è limitare il più possibile la possibilità di contatto con gatti infetti.

 

Foto: http://www.windoweb.it/desktop_foto/foto_gatti.htm

Il Medico risponde: il pericolo in una pulce

Spesso si pensa che in inverno non occorra preoccuparsi delle pulci,  quei “simpatici” animaletti neri che vivono sulla cute dei nostri amici felini e che causano loro tanto fastidio.  Non è corretto: anche nei mesi più freddi, infatti, le pulci possono infestare il gatto, in quanto depongono le uova nell’ambiente in cui il nostro amico felino vive, ovvero in casa nostra! Se poi pensiamo che con l’arrivo dell’inverno si accende il riscaldamento, ecco che le condizioni sono ottimali affinché le uova schiudano e le nuove nate trovino una confortevole dimora sulla cute del nostro micio.

La pulce del gatto (Ctenocephalides felis) oltre ad essere veicolo di malattie infettive e infestive, può causare seri problemi di tipo dermatologico, soprattutto nei soggetti allergici, perché la sua saliva è un potente allergene che causa intenso prurito. In corso di gravi infestazioni può causare anemia perché si nutre di sangue che viene espulso tramite le feci. 

Tra le malattie trasmesse dalle pulci, vi è la malattia del graffio del gatto, così chiamata perché il contagio nell’uomo avviene soprattutto tramite questa via. E’ una patologia causata da un batterio del genere Bartonella, che vive e si moltiplica nel sangue dei gatti e pertanto può essere ingerito dalla pulce attraverso il pasto ed espulso con le feci. Se il micio si gratta, le feci delle pulci infette possono essere veicolate in un altro ospite attraverso il graffio. Anche se nella maggior parte dei casi l’infezione negli umani si risolve spontaneamente grazie all’azione del sistema immunitario, talvolta possono comparire febbre, aumento di volume dei linfonodi, stanchezza e dolori muscolari.

Anche l’infestazione da Dipylidiun caninum, una delle tenie più diffuse nei nostri amici a quattro zampe, è veicolata dalle pulci. Il gatto (e il cane) s’infestano, infatti, ingerendo la pulce che contiene lo stadio larvale del parassita che poi nel tratto intestinale dell’ospite diventa adulto. Anche l’uomo può infestarsi allo stesso modo, ingerendo la pulce. Ovviamente è una via difficile di contagio, ma non impossibile, soprattutto nei bambini.

L’emobartonellosi invece, colpisce soltanto il gatto ed è causata da un microrganismo trasmesso dalle pulci, Haemobartonella felis (o Mycoplasma haemofelis). Si tratta di una malattia grave in quanto causa la distruzione dei globuli rossi con conseguente grave anemia che può portare anche a morte l’animale. I sintomi sono febbre, pallore delle mucose, spossatezza, dimagramento e anoressia. Il gatto può superare la fase acuta della malattia grazie all’impiego di antibiotici, ma resta portatore per tutta la vita e quindi soggetto a possibili ricadute.

Per concludere quindi, è importante il controllo delle pulci nei nostri gatti non solo per la loro salute ma anche per la nostra. L’utilizzo periodico di prodotti repellenti e il controllo visivo della presenza di questi parassiti sono sufficienti a scongiurare l’infestazione. E’ bene ricordare tra l’altro che anche se la pulce del gatto non vive e non si riproduce sull’uomo, può morderci e causarci prurito esattamente come nel nostro amico felino.

 

Foto: http://www.tuttozampe.it