Dove non può la parola… può la coda

Comunicare con gli animali è sempre stato un mio sogno. Alla Dottor Doolittle. Più volte ho affrontato l’argomento e mi piace ritornarci ogni tanto. In particolare ora che ho scoperto una specie di Stele di Rosetta, un dizionario Coda Gatto  – Italiano, piuttosto convincente. In realtà tutto il corpo dei gatti è indicatore di segnali: le orecchie, le vibrisse, il pelo stesso. Bisogna considerarlo una specie di scambio di informazioni, di segnaletica dello stato d’animo, dell’umore, più che un vero e proprio dialogo.

Coda ritta verso l’alto, cima arricciata: posizione di stand by umorale, disponibilità all’approccio con l’umano ed una certa attenzione a ciò che accade intorno. Il gatto è rilassato e si trova bene nell’ambiente che lo circonda. Se ha la coda a “punto interrogativo”, potete stabilire un buon contatto.

Coda ritta verso l’alto, completamente estesa: viene detta la posizione di “salve!”. Diciamo che è la classica forma di saluto tra gatto ed umano, ma anche tra gatti e di solito è seguito da un po’ di “strusciamento”. È un ricordo comportamentale di quando erano micetti piccoli, quando la mamma gatta li passava in rassegna per contarli, e per farsi pulire il… retro. Poiché spesso questo rituale avveniva quando la mamma-gatta tornava con la preda per cena, vedrete che tale comportamento avverrà in prossimità dell’ora del pasto. Una cordiale sintesi tra saluto e ringraziamento.

Coda ritta, tremolante: ecco pronti a spruzzare, con le zampe posteriori tenute belle alte. Alle volte spruzzano solo aria, quando si trovano in un ambiente che non è proprio di loro gradimento o si trovano a disagio. C’è un’altra situazione da associare a questa posizione della coda. Se mentre la agita vi si struscia alle gambe, vi sta dicendo che vi vuole bene. Molto.

Coda gonfia e arcuata: con la schiena arcuata, il gatto è in una posizione tra l’offensiva e la difensiva poiché percepisce una potenziale minaccia. Se dovete avvicinarvi ad un gatto in questo atteggiamento, che significa “non mi rompere gli zebedei”,  state attenti, specialmente se la raddrizza all’improvviso.

Coda avvolta intorno al corpo, in posizione seduta: “la posizione del caminetto”. Il micio è contento e non ha nessuna intenzione di spostarsi da quella posizione. Ma state attenti, se il gatto si sente minacciato, si mette così anche come assetto difensivo, una specie di posizione da osservatore, per passare inosservato e valutare come si sviluppa la situazione.

Coda tra le gambe, in piedi: esattamente come i cani, ha molta paura. Assume questa posizione in condizioni di disagio estremo, come potrebbe essere ad esempio dal veterinario. Alle volte è possibile anche veder spuntare la coda da sotto il mento. É un gesto riflessivo, quasi automatico, di auto protezione. Un po’ come “chiudersi a riccio”. In questo modo mettono in protezione la loro parte più delicata e vulnerabile ad un possibile attacco, la pancia.

Coda “scodinzolante”: è probabilmente il comportamento più frainteso, ha il significato esattamente opposto a quello dei cani. Un gatto che scodinzola è palesemente irritato, ed il grado di irritazione è dato dalla velocità dello scodinzolamento, che è direttamente proporzionale al nervoso che ha. Non accarezzatelo per calmarlo, o se lo fate e vedete che la coda aumenta di velocità, non arrabbiatevi con lui se all’improvviso vi morde e scappa. Lui vi aveva avvisato.

Certo ogni convivente di gatto potrà raccontare la propria esperienza e magari associare certe posizioni di coda a situazioni che riguardano la relazione intima che c’è tra lui ed il suo micio e non queste che sono piuttosto generalizzate. Inoltre, questi atteggiamenti sono anche il risultato di una corretta educazione che i gattini hanno ricevuto dalla madre, se l’hanno avuta. Gattini allontanati troppo presto dalla madre, potrebbero non avere un’esatta decodifica del linguaggio caudale.
Se non l’avete mai fatto, osservate con attenzione il movimento della coda del vostro gatto e cercate di capire cosa vi vuol dire. E fatecelo sapere.
Fonte| Jackson Galaxy

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Pubblicato il 8 febbraio 2012, in Educazione con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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