Kiki’s Delivery Service

Kiki’s Delivery Service (Kiki consegne a domicilio) è un film d’animazione del pluripremiato regista e fumettista giapponese Hayao Miyazaki, anno 1989. Questo lungometraggio segna l’esplosione del successo popolare e accademico dello Studio Ghibli, centro propulsore dell’animazione cinematografica di qualità, grafica e poetica. Seguiranno titoli come Porco Rosso (1992), La città incantata (2001), Il castello errante di Howl (2004), Ponyo sulla scogliera (2008). La storia di Kiki è la storia del passaggio all’età adulta di una piccola strega di tredici anni. Secondo la tradizione, il tredicesimo anno di età per una strega corrisponde alla sua maturità, al periodo di noviziato in cui crescerà come strega e come persona, aprendosi alla vita adulta. Così Kiki, come tutte le streghe tredicenni, deve lasciare casa, famiglia, città e volare letteralmente altrove, a bordo di una scopa, alla ricerca di un nuovo posto in cui vivere ed esercitare al meglio le sue doti magiche. Finalmente quel momento è arrivato anche per Kiki, una notte di luna piena e senza nubi.

La vediamo salire cavalcioni sulla ramazza di legno dalla testa di paglia, con una borsa di pezza rossa a tracolla e il suo inseparabile gatto Jiji: è il suo migliore amico, nero, parlante, spassoso e divertente ma anche dettaglio imprescindibile per il look di una strega (abiti neri-gatto nero), look a cui sua madre tiene molto e di cui non ammette variazioni cromatiche per la giovane figlia. Il sogno della piccola è quello di vedere il mare, magari andando a vivere proprio in una città marittima. E la trova, la sua città dei sogni, mentre sorvola a bordo della scopa il suo Paese, una Svezia del secondo ‘900 dalle architetture spioventi, i tetti aguzzi, i campanili puntuti e nel cielo gabbiani e stormi di anatre selvatiche alla Nils Holgersson. Questi paesaggi urbani immersi nella natura abbracceranno spesso gli occhi dello spettatore e quelli di Kiki, seppur ad altitudini variabili, come se fossero a bordo di un aeroplano (che invece è una scopa) o a rasoterra, ogni qual volta la piccola perde il controllo del suo mezzo di locomozione.

L’arrivo di Kiki-la-strega in quella graziosa cittadina a picco sul mare, spiaggiato e assolato quasi fosse il Mediterraneo, non turba affatto la comunità locale. La realtà “streghe” appartiene evidentemente alle possibilità esistenziali di quell’universo umano e fantastico. Possono piacere o meno, ma le streghe fanno parte e possono entrare a far parte di qualunque comunità. A sconvolgere e indispettire gli abitanti sono semmai i voli maldestri e i rischiati tamponamenti di Kiki nelle quotidiane complicazioni del traffico cittadino. In tutto questo e in molto di più – cercare casa, inventarsi un lavoro (consegne volanti a domicilio), rendersi indipendente, farcela nella vita), il gatto Jiji si rivela una spalla fondamentale: è il confidente di Kiki, l’unico che le sta costantemente vicino, fisicamente e moralmente, quello che saprà lasciarla andare quando sarà il momento. Le avventure della piccola strega sono indissolubilmente vissute in coppia con il suo gatto. Fino ad un certo punto, però: fino a quando la ragazzina perderà i suoi poteri, compreso quello di capire le parole e il linguaggio di Kiji. Soltanto la determinazione, la fiducia in se stessa e il coraggio di salvare la vita ad un nuovo giovane amico la faranno tornare ad essere una strega, piccola ma già adulta.

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Pubblicato il 6 gennaio 2012, in Cinema con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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