La società dei gatti.

Come ben sapete, per me, avere un gatto è una gioia, due gatti, doppia gioia. Tre gatti, un po’ impegnativo, ma gioa triplicata. Bisogna però stare attenti ad un piccolo particolare. Se vi viene la voglia di prendere un secondo gatto, o comunque di aggiungerne uno nuovo al gruppo, non è detto che tutto vada sempre liscio. Cerchiamo di capire perché e come fare.

Per affrontare la problematica, bisogna prima capire un po’ la psicologia del gatto, in senso lato, e la sua disponibilità verso gli altri. Forse parlare di “misantropia” come concetto esteso a tutte le specie animali e non solo agli umani (esiste la “miszoonia”?) per descrivere la socialità dei gatti, mi sembra un po’ estremo. Diciamo che non sono così socievoli come i cani. Come la legge della natura prevede, in caso di risorse alimentari scarse i gatti si devono arrangiare e non sembrano aver bisogno di compagnia, non la cercano neanche. Poche le eccezioni: la stagione degli accoppiamenti, per le gatte il periodo del parto e dello svezzamento e, fenomeno urbano, la riunione di maschi randagi in gruppi al di fuori del loro territorio. Ancora non è chiara la ragione di questo fenomeno, che avviene solitamente in vicoletti o zone meno frequentate della città. In queste occasioni i gatti siedono e si osservono a vicenda, da distanza, senza interagire. Questa è la socialità dei gatti in natura. Ovviamente in casa è tutta un’altra storia. Ma la Natura risiede dentro ognuno di noi.

Nel caso in cui ci sia ampia disponibilità di cibo, invece è festa tutti i giorni, ed i gatti hanno il piacere di stare tutti insieme in armonia… se gli va. Come nel caso dei gattili è possibile avere anche più di 70 gatti che vivono insieme con un certo grado di armonia. Non solo, si forma anche una specie di vera e propria “società”, con i propri ruoli ben definiti, e non solo una grande aggregazione di animali della stessa specie, che ognun per se vive intorno ad una comoda fonte di alimentazione.

Nella “società dei gatti”, le prime ad allearsi sono le femmine che si dividono anche i compiti per la crescita e l’istruzione dei cuccioli, aiutandosi l’un l’altra. Ad esempio allattano i cuccioli anche delle loro simili e si organizzano in battute di caccia. I maschi si occupano prevalentemente del controllo del territorio nel quale le femmine crescono la prole o, più in generale, risiedono. Come spesso accade ai maschi di altre specie, non si preoccupano troppo di socializzare con gli altri maschi. Il loro compito è nutrirsi e procreare.

In questi grandi gruppi di gatti è stato osservato che alcuni componenti stanno insieme, vicini l’un l’altro, più tempo della media generale. Il fenomeno prende il nome di “preferenza associativa” o più comunemente detta “amicizia”. Sonogattii che hanno trovato delle affinità tra loro. Ovviamente avviene anche il contrario, ovverosia si creano delle antipatie e degli antagonismi.

Gli “amici” comunicano il proprio affetto verso l’altro in modi gentili, strusciando tra loro i fianchi ed arrivano anche a condividere spazi più “personali”, leccandosi il pelo l’un l’altro, scambiandosi il grooming.

In casa
Questa dovrebbe essere la situazione che si viene a creare in una casa, in un appartamento dove convivono più gatti ed il cibo è sempre a disposizione di tutti, senza competizione. Dovrebbero perciò formare una società, una comunità. Il termine “società” implica, in qualche maniera, una specie di “codice civile comportamentale” da condividere, così come la presenza di “ruoli” sociali. Queste cose sembrano esistere anche nei gatti di casa. Una possibile organizzazione sociale è data da un leader che controlla l’intero gruppo: il despota. Gli altri sono tutti uguali, hanno accesso in egual misura alle risorse.

In altri casi non è così semplice vedere l’attribuzione dei ruoli, e prende forma più una società di tipo cooperativo. Il leader, figura che esiste sempre, potrebbe avere il suo punto preferito dove prendere il sole la mattina, sul davanzale della finestra di cucina, che poi lascia libero il pomeriggio, senza nessun problema, ad un altro del gruppo.

Tutto ciò è accompagnato da comunicazioni che sono invisibili agli umani che non capiscono il linguaggio del corpo. A causa di questa nostra ignoranza, non solo spesso non riusciamo ad apprezzare la meravigliosa e leggerissima struttura sociale dei felini, ma ne trasgrediamo le regole che sono, ovviamente, non scritte.

Errori comuni

  • Se abbiamo un solo gatto, diamo per scontato che averne un secondo non possa che portare ad un arricchimento sociale ed ambientale.
  • Se abbiamo due o tre gatti che vanno d’accordo, diamo per scontato che un quarto non creerà problemi.
  • Diamo per scontato che ricongiungere i fratelli sia un gioco da ragazzi.
  • Pensiamo :”Se non vanno d’accordo adesso, lo faranno più in là nel tempo.”

La Verità

  • Alcuni gatti è meglio che stiano da soli.
  • Una società felina che ha raggiunto un equilibrio stabile, potrebbe essere destabilizzata dall’arrivo di un nuovo gatto.
  • Se ci sono più di 10 gatti in casa, problemi di interazione sono inevitabili.
  • Né nuovi mici, né i fratellini hanno carta bianca se introdotti in una casa.
  • Una “convivenza di prova” dovrebbe sempre precedere un “matrimonio”.
  • Se bisogna introdurre un nuovo gatto in casa, farlo sempre per gradi, a porte chiuse.
  • Alcuni gatti non andranno mai d’accordo.

Domani vedremo come muoversi per inserire nuovi amici in casa.

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Pubblicato il 12 dicembre 2011, in Consigli, Curiosità con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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