Archivio mensile:dicembre 2011

The Future

All’ultimo Festival del cinema di Berlino Miranda July, artista poliedrica (performer, film maker, attrice, scrittrice), ha portato in concorso The Future, di cui è regista ma anche interprete protagonista. Insieme a Hamish Linklater forma una coppia di trentenni dai capelli arruffati, fisico scarno e sbiadito, grandi occhi scuri o blu, gesti consuetudinari e qualche domanda. Lui si chiama Jason, telelavora perennemente via internet, ramo assistenza clienti. Lei è Sophie, insegna danza a bambine di non più di quattro-cinque anni. Annoiati. Un monolocale alla rinfusa ingabbia metafisicamente le loro frustrazioni quotidiane, quei lavori che non li soddisfano, il non-senso di giornate fotocopia stampate ogni mese sulle pagine di un calendario. A un certo punto Sophie se ne esce con un “Penso che siamo pronti”. Pronti a cosa? A cambiare lavoro, città, casa, avere un figlio? No, ad adottare un gatto. Sophie e Jason hanno deciso di ospitare un gatto che chiameranno Paw Paw (tradotto: Zampa Zampa). Per ora il micio è in clinica perché non gli resta molto da vivere: soffre di una grave insufficienza renale e ha una zampetta ingessata. Ci vorrà ancora un mese prima che la coppia possa accoglierlo. Da quel momento però dovranno occuparsene completamente, essergli vicino e averne cura con amore e dedizione: solo così il gatto riuscirà a sopravvivere, forse, per altri cinque anni. O meglio, cinque anni al massimo  è la diagnosi del veterinario.

Ciò significa per Jason e Sophie che il futuro prossimo a loro disposizione è già impegnato dall’arrivo del gatto ma anche dalla loro maturità anagrafica, che erode un compleanno dopo l’altro i margini delle loro ambizioni, personali e di coppia. Sta per scadere il loro tempo massimo se desiderano ancora fare realmente ciò che hanno sempre desiderato. E in tutto questo l’arrivo di Paw Paw rappresenta una forma di ultimatum vivente. Rimane loro ancora un mese prima di portare a casa il felino. E allora: viva la vida, ora o mai più. Dove quell’ora significa trenta giorni trenta per provare a inseguire un sogno e avverarlo. Jason, disconnesso il pc, decide di dedicarsi a una causa ambientalista. Sophie lascia la scuola di danza e prova a filmarsi ogni giorno per pubblicare le sue coreografie su You Tube. Eppure, più il tempo passa, più i sogni, le convinzioni, l’idea di se stessi come individui e come coppia, l’immagine del mondo che si erano costruita e che avrebbero voluto si dissolvono in un bagno amaro di consapevolezza, rassegnazione, percezione dei propri limiti e di quelli dei propri sogni (li volevano realizzare davvero?). Il tempo è un elemento centrale del/nel film (che non a caso s’intitola The Future). Lo è in maniera sorprendente, esponenziale, surrealistica e disperatamente poetica.

Il passato, il presente eil futuro sono intrecciati da sospensioni narrative rivelatrici – della psicologia dei protagonisti, delle loro crisi identitarie, dei loro sogni-bisogni e dei risultati delle loro scelte. Il senso del tempo per se stessi, in cui esprimersi totalmente e liberamente, in cui confrontarsi senza salvagenti di sorta – così come il senso del tempo condiviso, in coppia o nella società – trascendono più di tutti dalla voce e nelle parole di Paw Paw. Che non è uno dei tanti e immaginabili gatti parlanti di cui è saturo il cinema di ogni genere. No, la sua è una voce dello spirito, flebile ma rugosa (quella della stessa regista nella versione originale del film), che racconta, tra un’esperienza e l’altra di Sophie e Jason, quello che è stato il suo, di passato – solitudine, randagismo, eterno presente –, e quello che spera invece sia il suo futuro: casa, famiglia, una vita più serena. Il presente per Paw Paw non è altro che un’attesa paziente e fiduciosa nel e del futuro, di una vita che finalmente può permettersi di aspettare e che verrà a prenderlo, prima o poi. È proprio in questi momenti, quelli in cui l’inquadratura aderisce in primissimo piano alle eloquenti zampette del gatto, che si apre un canale di dialogo più profondo e diretto fra lo spettatore e il racconto filmico, prima percepito con tenerezza, poi inteso sempre più seriamente dentro di sé, fra slanci onirici e freni contemplativi.

Annunci

Buon San Silvestro a tutti… senza rumori molesti inutili!

Siete tutti pronti per festeggiare la fine del 2011 e l’inizio del 2012?
Avete pensato alla cena, al vestito, al ricevimento, al dopo festa, se mettervi o meno le mutande rosse? Tutte cose fondamentali, certo, come no…
ma avete pensato anche ai vostri coinqulini felini? Non tanto per coinvolgerli nei festeggiamenti, che loro, essendo esseri superiori, snobbano alla grande. Piuttosto per proteggerli, in particolar modo dal quel fenomeno acusticamente violento che si chiama “Botti di Capodanno”.
Qualche anno fa, era un fenomeno diffuso ma abbastanza limitato, adesso ha raggiunto livelli demenziali. Pensate che ci sono persone che spendono soldi per comprare oggetti che esplodono, non fuochi d’artificio, veri e propri ordigni, solo per il divertimento di sentire un enorme botto. Ognuno si diverte come vuole, figuriamoci, però lasciatemi dire che questo divertimento mi sembra piuttosto stupido. Se poi questi “oggetti esplosivi” vengono messi in mano a dei simpaticoni, che si divertono a tirarli addosso ad altre persone, potete immaginare il rischio che si corre. Non solo. Per non parlare di quei genii che li lanciano dietro ad animali che vivono per strada o in giardini. Ci sono centinaia di animali, cani e gatti ma non solo, anche piccioni, colombi ed altri volatili, che ogni anno soffrono per questa tradizione assolutamente inutile, e che rischiano la vita per lo stress che questi botti crea loro. I forti rumori li fanno spaventare e disorientare, tanto da voler scappare il più lontano possibile, non importa se in quel momento si trovano sul bordo di una strada o su un balcone, loro scappano e le conseguenze sono ovvie.

La AIDAA (ASSOCIAZIONE ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE) si è fatta promotrice di una campagna NO AI BOTTI DI CAPODANNO, che ha già raccolto oltre 10.000 firme con la petizione on line. Molti Sindaci illuminati hanno già vietato l’uso di botti, ma sono veramente pochi.
Ed allora, poiché bisogna proteggere i nostri amici, ecco una piccola lista di suggerimenti che l’AIDAA propone per far affrontare la Notte di San Silvestro (che nome eh!) nel modo meno traumatico possibile ai nostri gatti, che io vi riporto esattamente come redatta da loro.

1. Non guardarli negli occhi, potrebbero diventare aggressivi.

2. Manifestare indifferenza accendendo musica o tv.

3. Non lasciarli soli in giardino ed in balcone in quanto potrebbero farsi male, scappare o buttarsi di sotto.

4. Preparargli un rifugio alternativo già individuato magari sotto il letto.

5. Anticipare l´orario dei bisogni e nei casi più gravi chiedere al veterinario di fiducia un blando sedativo per tranquillizzarli.

6. Per favorire la tranquillità di Micio, si possono spruzzare dei feromoni di gatto o applicare dei diffusori nella stanza che si è scelta come rifugio (si tratta di prodotti facilmente reperibili in commercio).

7. Assicurarsi per tempo che siano identificabili per microchip o tatuaggio.

8. Se il gatto scompare cercarlo subito in zona, potrebbe essersi nascosto poco distante da casa e preparare una locandina con foto e numeri telefonici, affiggerla vicino a casa e diffonderla via internet sui siti animalisti (per AIDAA sportelloanimali@libero.it oppure telefonare al 392 6552051).

Allora ci sentiamo Anno Nuovo, sperando di essere sempre di più nel nostro blog e sulla nostra pagina di Facebook.

Un felice Buon Anno a tutti voi ed ai vostri bellissimi gatti.

Antonio Viscido

Robyn Hitchcock – Shadow cat

Robyn Hitchcock è sempre stato un cantante presente nelle mie playlist. Autore  britannico, di culto in tutto il mondo,  non ha mai avuto il grande successo commerciale che forse meriterebbe anche più di altri. Se non lo conoscete, prendete spunto da questa delicata canzone del 2008. Buon ascolto.

Discorsi da gatti

Siete passati indenni dalle festività. Cene e pranzi hanno riempito il vostro tempo ed i vostri stomaci? Confesso che la notte di Natale, dopo la cena della Vigilia, ho fatto un curioso sogno che aveva ben poco di Natalizio: giravo per le strade di una città e sparavo a zombie, divertente ma un pochino inquietante e non a tema. In ogni caso, ora che i vostri buoni propositi di passare ad una dieta più equilibrata e caloricamente corretta si sono fatti sempre più convinti, siete pronti per un veloce corso di lingua gattiana?

Così come la vostra pancia emette dei suoni post prandiali che significano fondamentalmente “hai esagerato!”, anche i vostri gatti emettono dei suoni ben definiti e decifrabili, ognuno dei quali ha lo scopo di comunicarvi un messaggio importante. Vediamo i principali, dei quali userò la terminologia sia inglese che italiana:

Schiocco o Chatter: negli umani il “chatter” o chiacchiericcio, equivale al parlare in maniera rumorosa oppure è il rumore di una serie di conversazioni che si sovrappongono. Nei gatti è un suono unico che viene dalla gola e che è spesso associato ad un rapido movimento della mandibola. Lo producono quando sono eccitati di fronte ad una preda, o potenziale tale, visto che è fuori dalla finestra, sul tetto del palazzo accanto, per cui, irraggiungiblie. Emettono questo suono mentre inseguono la preda e poco prima di attaccarla.

Trillo o Chirp: è un suono acuto spesso associato ad una gradita sorpresa. Oppure ad un saluto di benvenuto, ad un “ciao”. Fateci caso se lo fanno in occasione del vostro rientro a casa, oppure se è la prima volta che vi vedono nell’arco della giornata. Di solito lo fanno una volta sola. In altre occasioni lo usano come richiesta di attenzione, ed in questo caso lo producono in serie, finchè non vi voltate a guardarlo e capite la sua richiesta.

Ruggito o Growl: è un profondo suono gutturale chiaramente di avviso di pericolo… per voi. È una chiara minaccia o un indice di rabbia. Il ruggito è spesso associato a morsi e graffi improvvisi. C’è chi lo considera il modo di imprecare dei gatti. Possibile.

Fischio, Sibilo o Hiss: è un suono acuto e netto, simile ad una “s” sostenuta. È un chiaro segnale di disapprovazione. Lo fanno spesso rivolgendosi ad altri gatti con l’intento di fermare le loro azioni, in pratica un “fermati!” oppure un “vai via!”.  Altre volte è un suono di paura ed è la prima parte di una sequenza di suoni, seguiti da un ruggito. Se la “minaccia” non si è allontanata dopo questi avvisi, allora parte l’attacco.

Fusa o Purr: il grande mistero. È la vibrazione gutturale, tipica dei gatti. È un suono che varia per intensità, tono e volume da gatto a gatto. Alcuni sembrano dei diesel a basso regime, altri li senti a stento da quanto sono bassi. Il loro significato? Un mistero. Può significare qualunque cosa: dalla tranquillità al desiderio di essere coccolati, alla ricerca di calma, al bisogno di rilassarsi. Di solito lo fanno quando sono contenti e rilassati, coccolati ed accarezzati. Ma lo possono produrre anche in situazioni di stress, come per esempio dal veterinario, che non è in grado di sentire il battito cardiaco se le fusa sono troppo forti, fusa che in questo caso hanno una frequenza maggiore rispetto allo stato di relax. Mi sono fatto l’idea che il suono emesso durante le fusa sia una specie di “Om” felino, che serva loro per auto confortarsi in momenti di tensione elevata.

Miao o Meow: ogni gatto ha il suo miao e ci sono svariati tipi di miao. Genericamente è una ricerca di attenzione. Può essere rapido e breve, una specie di saluto, o lungo e lamentoso, se soffrono un qualche disagio, fino a raggiungere livelli da Opera Lirica se sono in calore.

Poi ce ne sono mille altri di suoni, ma spesso sono i suoni dei vostri gatti, che solo loro producono. Ed allora ascoltateli, provateli ad interpretare e fateci sapere.

Il Gatto: manuale d’istruzioni

Così ci siamo, alla pre vigilia di Natale. Molto probabilmente qualcuno ha deciso di regalare un cucciolo di gatto, o magari ha deciso di regalarselo. Chi lo ha comprato da un allevatore e chi invece ha deciso di andare in un gattile ed adottarne uno tra i tanti pronti a dispensare amorevoli graffi e dolci fusa a chi decide di portarlo con se, a casa.  In ogni caso, l’adozione di un  gatto, del primo gatto, è una scelta importante da non prendere sottogamba. Così, sia chi lo riceve come regalo, sia chi ha deciso di condividere il proprio appartamento, anzi, la propria vita con un felino, all’inizio è pervaso da un grande entusiasmo e da mille dubbi e paure. Inizia così la spasmodica ricerca di informazioni su internet, dai veterinari e sui libri.

Il mio primo libro su gatti è quello che vi presento oggi, con il debutto di una specie di nuova rubrica, che per adesso chiamerò, Biblioteca Essenziale del Convivente di un Gatto. Mi è stato regalato pochi giorni dopo l’arrivo del mio primo gatto in casa, non acquistato e neanche regalato da una persona, il classico trovatello. Per me che non avevo mai avuto un animale in casa, tranne i nipoti, è stata emotivamente e praticamente una bella sfida. Non sapevo da che parte rifarmi: cosa mangiano? come dormono? dove la fanno? lo sterilizziamo? non lo sterilizziamo? dorme con noi? può salire sul lettone? sta bene? insomma… non ci capivo niente.

Il Gatto: manuale d’istruzioni, di David Brunner e Sam Stall, Ed. Kovalski, è per un semi-nerd come me, un ottimo inizio. In pratica è una specie di “The Missing Manual” per gatti (per chi non lo sapesse “The Missing Manual” ovverosia “Il Manuale Mancante”, è una collana di libri legata per lo più al mondo dell’informatica. Se cercate sul web, ne troverete moltissimi). Molto ricco di contenuti e di una grafica semplice ed elegante, affronta l’argomento “gatto” allo stesso modo di come tratterebbe un elettrodomestico: le istruzioni di come si alimenta, di come si pulisce, dei “bugs”, dei comportamenti anomali, usando una terminologia del tipo, Installazione, Interazione quotidiana, Interfaccia, Modelli di marca e non di marca, Programmazione di base, Manutenzione e così via. Utile e divertente allo stesso modo. Certo un gatto non è un elettrodomestico, lo so benissimo, ma lo spirito con il quale è scritto, fa intendere che gli autori, sono anche loro lungi dal considerare un gatto un elettrodomestico. Sono solo un po’ nerd.

Così, se avete deciso di donare parte del vostro spazio vitale ad una delle creature più belle del mondo e siete un po’ nerd, questo libro è sicuramente consigliato. Oltre ovviamente a leggere il nostro blog! Auguroni a tutti!

Il Medico risponde: il pericolo in una pulce

Spesso si pensa che in inverno non occorra preoccuparsi delle pulci,  quei “simpatici” animaletti neri che vivono sulla cute dei nostri amici felini e che causano loro tanto fastidio.  Non è corretto: anche nei mesi più freddi, infatti, le pulci possono infestare il gatto, in quanto depongono le uova nell’ambiente in cui il nostro amico felino vive, ovvero in casa nostra! Se poi pensiamo che con l’arrivo dell’inverno si accende il riscaldamento, ecco che le condizioni sono ottimali affinché le uova schiudano e le nuove nate trovino una confortevole dimora sulla cute del nostro micio.

La pulce del gatto (Ctenocephalides felis) oltre ad essere veicolo di malattie infettive e infestive, può causare seri problemi di tipo dermatologico, soprattutto nei soggetti allergici, perché la sua saliva è un potente allergene che causa intenso prurito. In corso di gravi infestazioni può causare anemia perché si nutre di sangue che viene espulso tramite le feci. 

Tra le malattie trasmesse dalle pulci, vi è la malattia del graffio del gatto, così chiamata perché il contagio nell’uomo avviene soprattutto tramite questa via. E’ una patologia causata da un batterio del genere Bartonella, che vive e si moltiplica nel sangue dei gatti e pertanto può essere ingerito dalla pulce attraverso il pasto ed espulso con le feci. Se il micio si gratta, le feci delle pulci infette possono essere veicolate in un altro ospite attraverso il graffio. Anche se nella maggior parte dei casi l’infezione negli umani si risolve spontaneamente grazie all’azione del sistema immunitario, talvolta possono comparire febbre, aumento di volume dei linfonodi, stanchezza e dolori muscolari.

Anche l’infestazione da Dipylidiun caninum, una delle tenie più diffuse nei nostri amici a quattro zampe, è veicolata dalle pulci. Il gatto (e il cane) s’infestano, infatti, ingerendo la pulce che contiene lo stadio larvale del parassita che poi nel tratto intestinale dell’ospite diventa adulto. Anche l’uomo può infestarsi allo stesso modo, ingerendo la pulce. Ovviamente è una via difficile di contagio, ma non impossibile, soprattutto nei bambini.

L’emobartonellosi invece, colpisce soltanto il gatto ed è causata da un microrganismo trasmesso dalle pulci, Haemobartonella felis (o Mycoplasma haemofelis). Si tratta di una malattia grave in quanto causa la distruzione dei globuli rossi con conseguente grave anemia che può portare anche a morte l’animale. I sintomi sono febbre, pallore delle mucose, spossatezza, dimagramento e anoressia. Il gatto può superare la fase acuta della malattia grazie all’impiego di antibiotici, ma resta portatore per tutta la vita e quindi soggetto a possibili ricadute.

Per concludere quindi, è importante il controllo delle pulci nei nostri gatti non solo per la loro salute ma anche per la nostra. L’utilizzo periodico di prodotti repellenti e il controllo visivo della presenza di questi parassiti sono sufficienti a scongiurare l’infestazione. E’ bene ricordare tra l’altro che anche se la pulce del gatto non vive e non si riproduce sull’uomo, può morderci e causarci prurito esattamente come nel nostro amico felino.

 

Foto: http://www.tuttozampe.it

Il gatto yoga

La mattina, appena vi alzate dal letto, avete anche voi quella sensazione, come se notte tempo un simpaticone si fosse divertito a fare dei nodi ai vostri muscoli e tendini oltre a riempire di supercolla le articolazioni? Appena provate a sgranchirvi la schiena, sentite degli scricchiolii che neanche una trave del XII secolo emette in una chiesa gotica? Siete sopraffatti da un senso di invidia quando vedete il vostro gatto che si stiracchia con gran piacere appena uscito dalla sua cuccia? Se siete anche voi così, sappiate che una possibile soluzione ai vostri problemi è lo yoga mattutino, e chi miglior insegnante di tale pratica se non un gatto? Prendete esempio da questa ragazza e notate come segue a perfezione le indicazioni del suo insegnante. Mi sa che ci provo anch’io.

Cena di Natale

Ogni paese ha le sue tradizioni, ed in molti paesi di origine anglosassone, per Natale è d’obbligo preparare il tacchino. Ne sa qualcosa Simon.
Se per caso avete qualche idea su cosa preparare per il cenone di Natale che possa essere gustato anche dai vostri mici, mandateci dei suggerimenti, segnalerò le migliori ricette.

Buon Appetito!

Le piante del Natale

Come tutti gli anni, le case degli italiani nel periodo natalizio si arricchiscono di decorazioni che hanno la loro origine da antiche tradizioni pagane. Sto ovviamente parlando dell’albero tutto decorato di palle e festoni, del quale ho già dissertato in un precedente post. Accanto al suddetto albero appaiono spesso altri tipi di flora, anch’essa legata a doppio filo alle festività di stagione: l’agrifoglio, le Stelle di Natale, il vischio, foriero di baci rubati sotto la porta di casa, al quale sono legato particolarmente poiché il suo nome è alla radice del mio cognome, ma questo non è un blog di araldica, andiamo avanti.

Come tutte le novità che entrano in casa, anche le piante natalizie sono oggetto di approfondito studio da parte dei nostri mici, che per loro indole, hanno il desiderio, non solo di capire bene come son fatte, ma anche di sapere che sapore hanno. Eccoci arrivati al punto cruciale: le piante di Natale possono essere tossiche per il vostro gatto. Vediamone alcune, le più diffuse, in dettaglio:

Agrifoglio (Ilex sp.) – Verde e con delle belle bacche rosse, molto attraenti, se ingerita può causare vomito intenso e diarrea. Inoltre può indurre alla depressione.

Vischio (Phoradendron spp.) – Diffusissimo in tutte le case, anche questo se ingerito può causare vomito e diarrea. Inoltre se ingerito in quantità elevate può causare difficoltà respiratore e bradicardia, fino ad essere letale, per cui state molto, molto attenti, e se proprio non potete farne a meno, tenetelo nel sacchetto trasparente nel quale viene solitamente venduto, ben sigillato e lontano dalla portata degli artigli.

Stella di Natale (Euphorbia) – Probabilmente la pianta natalizia più diffusa e regalata, è tossica ma non tantissimo. Più che altro può dare irritazione alla bocca ed allo stomaco. Alcuni non la considerano neanche tossica.

Cactus di Natale (Schlumbergera) – Tossica più per i cani, che per i gatti, dicono, ma noi stiamoci attenti. Può provocare fenomeni di diarrea e vomito anche con presenza di sangue, per cui molto fastidiosi. Inoltre può causare depressione. Bisogna anche dire che per avere tali effetti deve essere ingerita in grandi quantità.

Ciliege di Gerusalemme (Solanum pseudocapsicum) – Sembrano più pomodorini che ciliege, fatto sta che pur non essendo diffusissime, possono provocare svariati danni: oltre ai classici vomito e diarrea, anche convulsioni, ulcere, depressione, shock fino ad essere letali. Direi che sono evitabili.

Per avere un quadro completo, anche di quelle meno diffuse, potete trovare l’elenco, in inglese, in questo articolo.

Domani mangeremo qualcosa di più… appetitoso.

Fonte| PetPlace

L’occhio del gatto

L’occhio del gatto (1985) è un fanta-horror a episodi scritto da Stephen King e diretto da Lewis TeaguePrimo racconto, New York City. Il signor Morrison (James Woods) vuole smettere di fumare. Lo vuole per il bene e la salute di sua moglie e di sua figlia. Si rivolge così ad uno di quei centri specializzati per fumatori accaniti, dove il simbolo di una sigaretta barrata giganteggia in ogni angolo e parete. La terapia a cui dovrà sottoporsi è piuttosto sconcertante ma – dicono – “efficace”. Si basa su una sorta di ricatto o deterrente, dipende dai punti di vista: il paziente sarà sorvegliato ogni istante della sua vita, come in un Grande Fratello a fini curativi, e se verrà sorpreso a fumare saranno i suoi famigliari a pagarne le conseguenze, fisiche e psicologiche (torture, amputazioni). Il secondo episodio si svolge ad Atlantic City (New Jersey), dove un certo Cressner (Kenneth McMillan), facoltoso scommettitore incallito, lancia una sfida perfino al giovane amante di sua moglie (Robert Hays): il ragazzo dovrà percorrere indenne il cornicione esterno di un palazzo, quello in cui abita Cressner, e in premio riceverà la donna amata, denaro a volontà ed eviterà una denuncia alla polizia per possesso di droga, di cui il vecchio Cressner ha imbottito la sua auto.

Il terzo episodio è ambientato a Wilmington (Carolina del Nord), in una casetta in mezzo al verde in cui vivono una giovane coppia con la figlioletta Amanda (Drew Barrymore). Il gatto che lo spettatore ha conosciuto sin dall’inizio del film e che partecipa ad ogni episodio sembra arrivare in questa casa per compiere una missione. In effetti, durante il film, il felino è sorpreso dalla visione di una bambina bionda che gli chiede disperatamente aiuto. Il micio viene quindi adottato dalla famiglia, nonostante l’opposizione della madre di Amanda, insofferente alla sola vista di un gatto. E perché mai? Perché i gatti sono sporchicertamente portatori di malattie edicerubano il respiro ai bambini. Invece è ben altro che minaccia la vita di sua figlia: un mostriciattolo che ogni notte tenta di soffocarla. Sarà quel micio tigrato il prode salvatore della piccola, sfatando – nel caso ce ne fosse bisogno – l’insulso luogo comune sul respiro dei fanciulli saccheggiato dai felini domestici. Il protagonismo del gatto cresce di episodio in episodio. Nulla di tutto questo traspare dalla prima sequenza in cui, in meno di due minuti, mentre scorrono i credits del film, si assiste ad una vera e propria scena di caccia: cane versus gatto.

Il cane è un San Bernardo, particolarmente sudicio, il muso e il petto sporchi di sangue. Il pensiero corre immediatamente a Cujoprotagonista idrofobo dell’omonimo romanzo di Stephen King e di un film dello stesso Lewis Teague. Il gatto, invece, è un normalissimo europeo. L’uno rincorre l’altro follemente, interpreti perfetti dello stereotipato rapporto cane-gatto, ben radicato nell’immaginario comune: il cane intollerante e inferocito, pronto a macinare le membra feline tra le capaci mandibole; il gatto, la preda, deve raddoppiare passi e balzi per cavarsela, scattare, scivolare fluidamente per le strade, sui muri e dentro i bidoni, guardarsi intorno e ascoltare l’impercettibile, cadere sempre in piedi e sapersi mettere al sicuro ovunque. Non si può che fare il tifo lui e non solo in questa breve scena iniziale. Il gatto infatti diventeràl’elemento conduttore, quel raccordo dell’azione narrativa, che traghetterà lo spettatore da un episodio all’altro: cambieranno le storie, muteranno i nomi, le facce e le città in cui si svolgono, ma il gatto sarà sempre lì: assisterà al destino degli umani intorno a lui e ne farà parte, spesso determinante, diventando quell’eroe “pacifista” che la piccola Amanda adora chiamare Generale.