Il Medico Risponde: arriva un gattino

Comincia un periodo di regali e come ogni anno noi genitori dobbiamo fare i conti con le richieste dei nostri bambini che puntualmente ogni Natale tornano alla carica con la solita frase: prendiamo un gattino?

Perchè no, direi io, e sicuramente anche voi amanti dei gatti sarete d’accordo con me, ma non tutti la pensano come noi e senz’altro con valide ragioni.

Innanzi tutto occorre valutare se la nostra vita e la nostra casa sono idonee ad accogliere un animale. Soprattutto bisogna valutare se noi stessi siamo pronti a adattarci a vivere con un amico a quattro zampe. Non si può pensare, infatti, che un gatto diventerà esattamente come noi lo vorremmo: è un essere vivente e come tale è dotato di bisogni e di comportamenti che anni di domesticazione non hanno pressoché modificato e che devono essere rispettati per assicurare al nostro felino una vita serena.

Una cliente, proprietaria di una gattina molto timida e diffidente, mi ha rivelato come riesce a farsi accettare da lei, a differenza del marito e del figlio da cui non si fa quasi avvicinare: “Vede dottoressa, io cerco di capirla”. Sembra banale, ma a differenza del cane, il cui linguaggio è molto più immediato e che in ogni caso ci ama di un amore incondizionato che lo capiamo o no, il gatto è per natura introverso e per ottenere il suo rispetto dobbiamo sforzarci di comprenderlo.

Molti di noi hanno un lavoro che ci costringe fuori casa tutto il giorno ed un appartamento o troppo piccolo o senza possibilità di accesso all’esterno. Queste condizioni devono farci riflettere prima di adottare un gattino perché rendono la convivenza con lui più difficile, anche se non impossibile, come sono certa che tanti di voi potrebbero testimoniare. E’ inevitabile che la sera, quando torniamo a casa, l’esuberanza del nostro nuovo inquilino si manifesti in tutta la sua irruenza, del resto per tutto il giorno non ha fatto altro che riposarsi e nutrirsi! Occorre quindi che gli dedichiamo tutta la nostra attenzione, giocando con lui, coccolandolo, stimolandolo e coinvolgendolo nelle nostre faccende. Sorprenderà rendersi conto di come il tempo che passiamo con il nostro nuovo amico, migliori non solo il rapporto con lui ma anche il nostro umore, che alla fine di una lunga giornata non sempre è dei migliori.

I colleghi che si occupano di comportamento sono tutti d’accordo sull’importanza del cosiddetto “arricchimento ambientale” che consiste nel creare un ambiente di vita stimolante ed etologicamente idoneo al gatto. Si possono comprare o costruire giochi che il micino imparerà a scoprire ed utilizzare, predisporre un angolo in cui gli è permesso “farsi le unghie” come manifestazione del suo istinto di marcatura del territorio, rispettare le zone di riposo e quelle di approvvigionamento al cibo. Se esiste la possibilità di accedere agevolmente all’esterno, anche attraverso il terrazzo o la finestra, allora è consigliabile permettere al gattino di esplorare i dintorni e mettere in pratica gli insegnamenti di caccia e difesa imparati dalla madre.

Il micio dovrebbe avere libero accesso al cibo, che non è somministrato ad orari prestabiliti come invece è consigliabile fare per il cane. I gattini si abituano molto in fretta alla lettiera, anche se in precedenza non erano soliti usarla. E’sempre meglio se si hanno già altri gatti utilizzarne più di una e pulirle quotidianamente.

Nonostante tutti questi accorgimenti, la convivenza con un animale può non essere facile, soprattutto nei primi tempi di reciproca conoscenza. La decisione di adottarne uno deve essere ben ponderata ed è ovvio che non può essere motivata solo dalla volontà di soddisfare il desiderio di un bambino o di curare un proprio malessere interiore. Noi e i nostri bambini riceveremo un vantaggio enorme nel prenderci cura di un animale, soltanto se sapremo rispettare la sua individualità, così come lui rispetta istintivamente la nostra.

Foto:http://inx.micimiao.it

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Pubblicato il 24 novembre 2011, in Il Medico risponde con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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