Caccia al ladro

Caccia al ladro (1955) è un thriller romantico di Alfred Hitchcock tratto dal romanzo omonimo di David Dodge (1952). Il protagonista è John Robie (Cary Grant) detto il Gatto, un signore che per anni ha fatto il ladro di gioielli in ville e appartamenti facoltosi. Chiamato alle armi con lo scoppio del secondo conflitto mondiale e tornato a casa con tutti gli onori, si ritira a vita privata in Costa Azzurra. Qui si dedica ai suoi vigneti e al giardinaggio. Basta furti. Quella del Gatto è una vecchia storia con la quale ha definitivamente chiuso. Invece… da qualche tempo sulla Croisette si susseguono furti tali e quali lo stile del Gatto: silenzioso e impercettibile come un felino, il ladro sale sui tetti, si infila nelle stanze, ripulisce scrigni e casseforti, e infine sparisce, inghiottito dal nulla da cui era venuto. Nessuna traccia, nessun indizio. Ma è proprio la perfezione di quei furti a ricondurre i sospetti della polizia su John Robie. Questa volta però si tratta di un plagio: qualcuno ha studiato a memoria le sue tecniche e ora le imita per incastrarlo. Riuscirà Robie il Gatto a smascherare la sua copia in carne ed ossa? Film capolavoro, in cui ritmo dialoghi e suspense funzionano come gli ingranaggi di un orologio svizzero. Tre nomination agli Oscar, vinse per la Miglior fotografia, uno spettacolo in Vistavision.

Caccia al ladro, dunque, ruota intorno alla figura di John Robie il Gatto, noto ladro di appartamenti. In inglese la dicitura esatta per “ladro d’appartamento” è cat burglar, che in italiano suonerebbe, paradossalmente, “topo d’appartamento”. La caratteristica smagliante di questo genere di rapinatore è quella di muoversi agile come un acrobata su tetti e pareti: vedere John Robie e il suo impostore in azione rendono bene l’idea. A differenza del modo di dire anglosassone, in italiano è stato scelto il topo come immagine esemplare di rapidità e inafferrabilità, utile a descrivere chi compie un “furto con destrezza”. Allo stesso modo, vengono rappresentate anche altre categorie di scippatori: il “topo d’auto”, il “topo di treno”, il “topo d’aereo”, ecc. (Il “topo da biblioteca”, invece, non ha nulla a che vedere con i furti: l’idea di un lettore accanito chiuso tutto il giorno in biblioteca richiama l’immagine del topolino che staziona giornate intere – o tutta una vita – fra sale di lettura e archivi cartacei a sgranocchiare pagine di libri). Viceversa, gli inglesi hanno inteso lo stesso concetto di brigante destrezza associandolo alla figura del gatto. Il felino domestico esprime esattamente il senso dell’agilità e delle acrobazie articolate da un ladro, alle prese con mura e tetti da scalare.

Il film si apre proprio con una serie di rapine nelle camere lussuose di alcuni hotel di Cannes. La sequenza di ogni furto è anticipata da quella di un gatto nero che, nella notte, si muove su un tetto, da destra a sinistra dello schermo, come se dovesse entrare da qualche parte. Segue l’azione del furto, ma dell’autore vediamo solo le mani, di velluto nero, che raccolgono collane, anelli e bracciali. Quindi rivediamo la sequenza notturna del gatto, questa volta di schiena, mentre cammina sulle tegole oblique, spostandosi da sinistra verso destra per uscire di scena. L’efficacia del montaggio alternato tra il “cat burglar” e il gatto sul tetto immerge subito lo spettatore nel dramma che anima la Croisette – le rapine di gioielli negli alberghi – e lo prepara a conoscere la storia passata e presente di John Robie il Gatto. Tra l’altro, lo stesso Robie possiede un micio, guarda caso, di colore nero. L’assicuratore dei Lloyd’s Hughson, che appoggerà John nella sua sfida, invitato a pranzo dall’ex-ladro, gli dirà: “Date le circostanze, credete che sia utile quel manifesto pubblicitario?”. Si riferisce al gatto bruno di John Robie, accoccolato comodamente sul cuscino rosso di una poltrona da giardino. Ma non c’è pericolo che quel felino desti sospetti o faccia “cattiva pubblicità”, poiché: a) è troppo placido e dormiglione per destarli; e b) la sua tranquillità e adorabile pigrizia rispecchiano, in qualche modo, la vita da ladro oramai in pensione del suo padrone, John Robie, un tempo detto il Gatto.

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Pubblicato il 21 ottobre 2011, in Arte, Cinema con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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