Manto e colorazione

Uno degli aspetti più belli del possedere un gatto è la possibilità che ci viene talvolta concessa di poterli accarezzare. Tale attività non è solo piacevole per chi la fa, ma anche per chi la “subisce”. Il potere tranquillizzante dell’accarezzare una pelliccia così morbida e liscia, spesso colorata in maniera artistica, con una tavolozza di colori non molto varia, ma da una meravigliosa fantasia nel disegno e nel tratto, diventa ancora più efficace nel momento in cui il vostro amico, colto da momento di estremo piacere, inizia a vibrare e socchiudere gli occhi. A quel punto non importa più niente se il pelo è ovunque a casa vostra, se ogni cuscino è ricoperto da tale morbido piacere. Raccogliendolo, vi siete accorti che non è tutto uguale? Alcuni peli sono tipo nostri capelli, altri sono molto più simili alla lana. Vediamo perché e come funziona.
Se un gatto indossa l’equivalente di una giacca a vento o di un parka, di solito dipende dal clima locale. Prendiamo come esempio i grandi felini sparsi nel mondo. I leoni africani, con la loro pelliccia a pelo corto di un bel colore abbronzato stanno benissimo nella savana calda. Il leopardo delle nevi dell’estremo oriente asiatico ha una spessa pelliccia dai colori tenui, per respingere il freddo pungente e mimetizzarsi nella neve. Cosa rende la pelliccia un sistema così sofisticato per riscaldarsi o mantenersi freschi? La risposta è nell’avere almeno tre tipi di manto.

Gli uomini producono un solo tipo di pelo, che sia barba o capello, ognuno dei quali parte da un singolo follicolo. In un gatto, la guardia “esterna”, o i peli primari sono gli unici che crescono separatamente da follicoli sparati: lunghi e robusti mantengono il felino asciutto e caldo. I numerosi peli secondari del sottomanto, invece crescono a mazzetti da singoli follicoli. Questo denso strato isolante è vicino alla pelle del gatto ed è fatto sia da peli più corti ed ispidi, tipo barba, che da peli ondulati morbidi. In funzione dell’ambiente di vita del gatto, il manto a doppio strato lavora come un sistema di isolamento termico casalingo per prevenire le fughe di calore quando fa freddo o l’eccessivo accumulo quando è caldo.

Nei concorsi di bellezza per felini, gli appassionati dei gatti ai premiano con delle onoreficenze manti con motivi pressoché perfetti. Per un gatto che deve sopravvivere in natura, in realtà, i motivi del manto servono da protezione, per potersi meglio mimetizzare. Ad eccezione del ghepardo, che ha un manto maculato facilmente riconoscibile nelle pianure aperte, i felini selvatici adottano un unico tipo di colorazione: mimetico. Le strisce, le macchie e le chiazze li aiutano a fondersi con l’ambiente nascondendo il profilo distinto dei loro corpi. È tipico che i “gatti” di una specie selvatica abbiano tutti la stessa livrea: se ci pensate bene, migliaia di leoni condividono lo stesso look.

Ogni gruppo che si è separata all’interno della specie ha sviluppato una miglior variazione in adattamento al proprio nuovo ambiente regionale: i leopardi che vivono nella giungla hanno livree diverse da quelli che vivono in montagna.

I primi antenati dei gatti domestici si dice avessero manti tigrati con diverse combinazioni di colori. Con l’addomesticamento, la necessità di camuffarsi per la caccia è scemata e sono apparsi colori forti come rosso, nero e bianco. Con l’inizio degli incroci, con questi colori, la tavolozza delle variazioni è esplosa con tutte le sue innumerevoli variazioni, regalandoci creature meravigliose dai colori artistici e morbide da accarezzare.

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Pubblicato il 18 ottobre 2011, in Consigli, Curiosità, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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