Il lungo addio

Libero adattamento dall’omonimo romanzo di Raymond Chandler del ‘54, Il lungo addio (1973) ritrova il detective Philip Marlowe apparentemente coinvolto nell’assassinio della moglie del suo amico Terry Lennox. Sbattuto in prigione per tre giorni, ne uscirà al ritrovamento del corpo di Lennox, morto suicida. A quel punto Marlowe vuole vederci più chiaro. Ennesimo film della serie dedicata all’investigatore più cinico, sarcastico e disilluso della storia della letteratura (e del cinema), si ispira ai carteggi e ai saggi di Chandler piuttosto che al suo celebre noir, tanto che Altman ne rovescia, genialmente, il finale. Ma partiamo dall’inizio. La prima sequenza del film vede Marlowe addormentato sul suo letto, ancora tutto vestito e con le scarpe allacciate, il portacenere affollato a fargli compagnia, le luci soffuse di una lampada anni ’70 e un gatto rosso che gli piomba sul petto miagolando disperatoÈ l’ora della pappa e sono le tre del mattino. A casa non c’è nulla per lui. Marlowe gli propone un miscuglio di uova, fiocchi di latte e sale q.b., su di un piatto di alluminio che pare argento grezzo. Niente da fare. Il suo gatto mangia solo cibo di marca “Courri”. Marlowe allora esce a comprarglielo e va in uno di quei supermercati aperti 24h24. Cerca fra gli scaffali il cibo “Courri” ma non lo trova.

Il commesso: – Ah, sì, è finito. Ma perché non ne prende un altro? Tanto è sempre la solita merda!
-Eh già…Si vede che lei non ha un gatto…
-Che me ne faccio del gatto?! Ho la ragazza!
-Io ho la gatta e lui c’ha la ragazza…

Tornato a casa, Marlowe ci prova lo stesso, con il felino, e apparecchia il trucchetto del prendo-un-barattolo-marca-Courri-vuoto-e-lo-riempio-con-il-mangime-appena-acquistato-di-marca-X-e-glielo-spaccio-per-“Courri”Ma il gatto non ci casca. È il suo fiuto a non cascarci e fugge via, disgustato. I gatti sono piuttosto consuetudinari ed è difficile, ma non impossibile, modificare i loro gusti in cucina. L’olfatto felino riconosce come particolarmente deliziosi certi odori forti, specie nello scatolame di origine industriale. Così selezionano alcune gradevoli sensazioni olfattive – e quindi relative marche di scatolette – al contrario di altre. Gatti che hanno da sempre mangiato cibi conservati raramente potranno apprezzare quelli freschi, a meno che non siano stati abituati a farlo, magari anche solo di tanto in tanto o progressivamente nel corso della loro vita. Nella prima sequenza de Il lungo addio si nota proprio come il gatto sia affezionato alle sue abitudini alimentari ma anche come Marlowe lo abbia, in un certo senso, “umanizzato”. Quando gli propone i suoi miscugli oppure cerca di fregarlo con il gioco delle scatolette, lo tratta come se fosse una persona che, tutto sommato, per una volta può anche mangiare “quello che c’è” o accontentarsi di un mangime qualunque, purché nella giusta confezione. 

Tentativo tra l’ingenuo e il furbesco, quello di Marlowe, che però non ha alcuna presa su un animale che non “ragiona” come un essere umano ma risponde innanzitutto ai suoi sensi  e, fra questi, il suo olfatto è più sviluppato del gusto. I cambiamenti nell’alimentazione dei felini domestici sono fattibili, a patto di avere pazienza e di integrare lentamente vecchie e nuove abitudini. Inoltre, anche la ciotola ha una sua importanza: meglio evitare quelle in plastica che si impregnano degli odori dei cibi (magari inavvertibili al naso umano, ma non a quello felino) e in ogni caso lavarle con detergenti privi di profumazione, solitamente sgradita al micio. Sì, invece, a piatti e recipienti in ceramica e metallo. Sulle dimensioni, orientarsi verso una ciotola spaziosa, in modo tale che il gatto non ci strofini o pieghi, fastidiosamente per lui, le vibrisse. Lavare spesso i suoi recipienti alimentari e non lasciare per troppo tempo il mangiare, umido o fresco, all’aria aperta. Il rischio di deterioramento è alto quindi è meglio conservare la pappa in frigorifero, avvolta nel cellophane oppure in buste o contenitori specifici. Infine, evitare di collocare le sue ciotole vicino alla lettiera: il gatto potrebbe finire per rifiutarsi categoricamente di nutrirsi. Questione di igiene, oltre che di rispetto, ma è noto che nemmeno i felini selvatici – dalle tigri ai leoni – consumino i loro pasti vicino alla “toilette”.

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Pubblicato il 14 ottobre 2011, in Arte, Cinema con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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