Torna a casa Felix!

Felix è il primo nome che mi è venuto in mente pensando ad un gatto famoso del mondo del cinema. Il caso di Willow, il gatto che ha ritrovato i suoi umani dopo 5 anni e 1800 miglia di viaggio, mi ha scatenato una voglia di capire il come sia possibile per un gatto ritrovare la sua casa anche dopo essersi allontanato per molti chilometri. La cosa mi meraviglia sempre, anche per altri animali. Se poi penso che gli umani abbiano dovuto inventare prima la geografia, la topografia (scienza che i gatti amano molto), la cartografia e poi i GPS, prima di avere uno strumento che riesca a riportarli a casa senza problemi (a parte qualche mio amico che entra in competizione con il satellite, credendosi più informato sul territorio), il fenomeno dell’Homing dei gatti mi meraviglia sempre di più.

Nella mia ricerca ho trovato un articolo del giugno del 1922, sulla rivista Scientific Monthly dal titolo Homing Powers of the Cat, scritto dal Professor Francis H. Herrick di Cleveland, in Ohio. Una serie di esperimenti fatti da lui o raccolti da vari studi eseguiti in Francia ed in Svizzera, lo portarono a delle conclusioni importanti, tra le quali: 1) il gatto preferisce muoversi e si orienta meglio di notte; 2) se allontanato da casa, anche se “bendato” o anestetizzato, torna, comunque, seguendo non il percorso seguito all’andata, ma il tragitto più breve; 3) la sua capacità di trovare il punto di inizio è indipendente dai sensi di vista, udito ed olfatto. Se conoscete l’inglese, magari un po’ vecchiotto, è un testo divertente da leggere.

E qui viene fuori il lato magico del gatto. Sarà il sole a guidarlo? oppure il campo magnetico terrestre che è in grado di leggere tramite le vibrisse, strumento che rende Predator un pivello di fronte ad un gatto. Oppure è una capacità extrasensoriale? Io non ci scherzerei più di tanto. Il sole potrebbe essere d’aiuto grazie alla dissonanza fra l’ora solare l’ora interna del gatto stesso come dice Michael W. Fox, il veterinario che ha scritto Cat Body, Cat Mind: Exploring Your Cat’s Consciousness and Total Well-Being, che dota il gatto di un vero e proprio orologio circadiano naturale, che fissa le attività ed il ciclo giornaliero. Così come è dotato di una bussola, grazie a dei minerali di ferro che si trovano nella regione frontale del cervello. I sali di ferro li abbiamo anche noi e gli uccelli, ma sembra che il nostro stile di vita abbia inibito negli umani questa capacità , questo strumento di orientamento, specialmente nelle donne. Va bene… l’ultima affermazione è uno scherzo. Le vibrisse come geolocatori sono un’ipotesi dei  behavioristi (che appena capisco esattamente chi sono, ve lo dico anche a voi). Usando tutti questi strumenti naturali, orologio e bussola, il gatto è in grado di posizionarsi nello spazio e nel tempo e ricostruire la posizione della sua casa. Perché, stiamo bene attenti, lui vuole tornare a casa sua, perché ha fatto tanta fatica a segnarsela ad impadronirsene con i sui fluidi ed i suoi segnali, che un semplice trasloco lo mette in crisi.

E poi ricordatevi che…

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Pubblicato il 26 settembre 2011, in Curiosità, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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