Gratta e vinci… il divano nuovo.


Non ne voglio neanche parlare. Solo l’idea che debba condividere il pianeta con chi fa estirpare le unghie al proprio gatto per la sola ragione di proteggere il mobilio di casa, mi mette agitazione. Per non parlare dei “veterinari” che mettono in atto tale pratica. Mi consola il fatto che in Italia, da vent’anni è considerata una operazione illegale e perseguibile legalmente. Non abbassiamo la guardia però.
Detto questo, il problema di provare a difendere sedie, divani e mobili dai graffi dei nostri coinquilini dotati di artigli retrattili (una delle invenzioni di Madre Natura più affascinanti) rimane.
Se c’è una soluzione, va ricercata e trovata nell’educazione del gatto e non nella chirurgia tribale.

C’è chi pensa improponibile associare le due parole “educazione” e “gatto”, ma vale la pena provare ed alle volte i risultati si ottengono, magari non al 100% e con tutti i soggetti, ma almeno non ti ritrovi in una casa che sembra appena passata in un distruggi documenti.

Premesso che l’atto di “farsi le unghie” è un’azione assolutamente necessaria per il gatto (marchiatura del territorio, rinnovo delle lame…ehm… degli artigli, streching per i muscoli), quindi inevitabile, l’unica cosa che possiamo fare è limitare i danni ed accettare la situazione. All’inizio ho provato a dire che le frange alle sedie erano una ricerca di design alternativo a basso costo, ma non sono riuscito a sostenere tale posizione per lungo tempo.
Per dissuadere un gatto a compiere l’atto di deturpazione della tappezzeria, ci sono milioni di suggerimenti, che potete trovare praticamente in ogni libro dedicato ai gatti. Tutti hanno la stessa filosofia di base, far associare all'”azione” di grattare in quel punto, una “reazione” a lui sgradevole. Io ne ho provati alcuni e con i miei felini ho ottenuto dei risultato con i seguenti:

Il gavettone: mentre il gatto arrota le unghie sul vostro divano, spruzzatelo con dell’acqua. Abbastanza efficace, non d’estate, dove oltre al divertimento e piacere trova anche refrigerio. Avrete il divano salvo, ma il pavimento da asciugare.

La cuscinata: appena il gatto inizia l’operazione al divano, lanciate nella sua direzione (non con forza) un cuscino leggero (evitate quelli in lattice). L’operazione deve avvenire in contemporanea con l’inizio dei lavori del gatto, altrimenti non ha successo. Esiste anche la variante che consiste nel colpire (piano) il gatto con il cuscino, tenendolo a mo’ di mazza, cioè non lanciandolo. Soluzione che di solito adotto mentre sono a sedere sul divano stesso, ma che dà scarsi risultati, anzi, spesso mi ritrovo il gatto avvinghiato al cuscino, nuovo oggetto del suo desiderio.

La Banda: forse il più efficace. Sorprendere il gatto in azione con una sequenza di rumori molesti provocati da coperchi e pentole scossi con violenza e determinazione… no… non sul gatto… tra loro. Il forte rumore li farà smettere, statene certi, ma aspettatevi un’azione di vendetta. Da parte del gatto e dei vicini.

Ovviamente tutte queste soluzione sono da associare a perentori ordini vocali tipo: “NO!”, che, se effettuati da soli, avrebbero come unico risultato lo sguardo perplesso del vostro amico dal significato “ma io lo DEVO fare!”. Per questa ragione, una delle cose da fare è mettere in ogni angolo possibile della casa, dei tiragraffi, meglio in posizione verticale. Non devono essere necessariamente dei costosissimi oggetti di design, alle volte bastano quelli di cartone, o di paglia e corda, ed al momento opportuno far vedere ai gatti che possono usare quelli invece che le sedie appena rivestite. Con la femmina ha funzionato.

Poi ricordatevi che prima o poi dovrete uscire di casa.

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Pubblicato il 12 settembre 2011, in Consigli, Educazione con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. articolo molto divertente! Comunque, io ho letteralmente consegnato a Tondino, il mio gattone, la poltrona ma il divano lo difendo per bene!!

  1. Pingback: Dieci consigli prima di farsi adottare da un gatto « Il mio gatto sicuro – il Blog!

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