Se il gatto parlasse…

… be’ in realtà parla, nel senso che per comunicare usa dei suoni che, se ascoltati con attenzione, hanno un significato ben preciso. Prima di iniziare la mia carriera di convivente di gatti, ho sempre pensato che i vari racconti di intercomunicazione tra uomo e felino, fossero più che altro il prodotto della fervida immaginazione dell’umano con l’innato desiderio di voler sentire nei suoni emessi dal felino un preciso messaggio a lui rivolto. Una specie di subliminalità senza la necessità di mandare il gatto in senso contrario, come i dischi dei Beatles. La svolta è avvenuta con la mia convivenza.

Le richieste di cibo, di carezze, di giocare, di uscire in terrazza, il voler comunicare disagio, gioia, un saluto o un rimprovero sono singolarmente comprensibili grazie alla modulazione del miagolio che si fa giocoso o uggioso in funzione della richiesta in atto. Certo, “miagolio” non è proprio un termine tecnico, ed è anche piuttosto riduttivo, perché molti sono i suoni che i gatti possono produrre. C’è chi arriva a dire che siano nell’ordine della centinaia, chi si limita a sedici. In ogni caso i miei gatti hanno ognuno la propria voce che riconosco facilmente.
Miagolii, soffi, sputi, ringhi, ululati, purriti (non so come chiamarli in altro modo), trilli e fusa, sono alcuni dei suoni che i gatti possono produrre e c’è qualcuno che sostiene che alcuni di essi possano essere una forma di imitazione: il soffio, dal significato “stai lontano perchè sei ti avvicini ancora di un millimetro non mi considero responsabile del tuo nuovo tatuaggio tribale sulla mano”, per alcuni può simulare il soffio del serpente pronto ad attaccare; il digrignare i denti emettendo una specie di cinguettio, non è indice di “gatto posseduto” da portare dall’esorcista, come ho pensato la prima volta che la mia gatta ebbe questo comportamento mentre puntava una tortora sul tetto della casa di fronte, ma per alcuni una simulazione tipo richiamo per le allodole, per altri semplicemente un “se ti chiappo…”. Poi ci sono cose inspiegabili (per me) tipo questa…

Una cosa è certa, se il vostro gatto che non è mai stato logorroico, inizia a “comunicare” specialmente se in fase di grooming o sulla lettiera, oppure mentre lo prendete in collo, è il caso di portarlo a fare due “chiacchiere” con il veterinario, che saprà capire il significato di questo cambiamento di comportamento, indice quasi sempre di un disagio.
Poi, chi di noi non vorrebbe essere il Dottor Doolittle.

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Pubblicato il 7 settembre 2011, in Curiosità, Salute con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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