Archivio mensile:settembre 2011

Il gatto a nove code

Carlo Giordani è un giovane reporter, sveglio e con la stoffa dell’inchiestista. Anche Franco Arnò è un giornalista, ma in pensionecieco e con una nipote orfana di otto anni, Lory. Una sera, sulla strada di casa, zio e nipotina ascoltano casualmente un’inquietante conversazione tra due uomini, chiusi in un’auto, a pochi passi da un Istituto di ricerca genetica. Proprio quella notte nell’Istituto ci sarà un tentativo di furto e una guardia sarà uccisa. Giordani comincia ad occuparsi del caso, ma anche il vecchio Arnò non smette di pensarci. Le loro strade si incroceranno, mentre il mistero dell’Istituto, e degli omicidi che gli ruotano attorno, si infittisce un minuto dopo l’altro… In questo thriller del 1971, il secondo della Trilogia degli animali di Dario Argento (insieme all’Uccello dalle piume di cristallo e alle Quattro mosche di velluto grigio), il gatto dalle nove code del titolo è una metafora e una similitudine, a seconda dei punti di vista dei protagonisti:

Carlo Giordani: «Riassumendo, le tracce sono queste: i cinque ricercatori più Anna fanno sei, Bianca Merusi fanno sette, le fotografie sparite… otto, il tentato furto all’Istituto… nove. Ti viene in mente altro?».
Franco Arnò: «No, nient’altro».
Giordani: «E allora sono tutte, nove vie da seguire… un gatto a nove code».
Arnò: «Un gatto a nove code, come la frusta della marina… Se noi riuscissimo ad afferrare una sola di queste code, avremmo la soluzione dell’enigma».

L’intrigo insanguinato tra oscuri omicidi e una strana ricerca scientifica intorno a certe combinazioni genetiche dà vita a nove possibili piste investigative, intrecciate a tal punto che basterebbe svelarne una per scoprire chi è l’assassino. L’immagine del gatto a nove code rende l’idea di una strana creatura che sfugge senza lasciare né traccia né ombra, rapido e silenzioso come un felino. In effetti, l’assassino del film non lo si vede in faccia fino alla drammatica sequenza finale. Di lui si conosce soltanto un occhio spalancato, in primissimo piano, a precedere ogni azione delittuosa che compie. Poi si percepisce il suo sguardo, in una soggettiva con cui lo spettatore osserva la realtà insieme a lui, e insieme a lui si ritrova a spiare le vittime e a vederle uccidere, fino al loro ultimo respiro. Eppure basterebbe afferrare una di quelle famigerate nove code o tracce sfuggenti per non lasciarselo più scappare.

Come nota l’ex giornalista cieco Franco Arnò, interpretato da Karl Malden ed esperto enigmista, “gatto a nove code” suggerisce anche altro: si tratta del nome di una frusta usata nella marina reale britannica contro i marinai indisciplinati e i delinquenti. In realtà, quello strumento di tortura è di origini antichissime, impiegato già in età romana nella fustigazione: il manico della frusta si sfrangiava in nove fasce di cuoio, culminanti con sfere di metallo, ossa di animali, chiodi o uncini. La rappresentazione simbolica dell’assassino in un gatto a nove code si apre così a molteplici interpretazioni. Soffermandosi su quelle pertinenti il felino, l’istinto animale lo si ritrova nell’omicida, la cui violenza è impulsiva, bestiale, incontrollabile quanto sovrumana; un gatto a nove code sarebbe un’eccezione genetica, così come lo è il DNA del killer, portato geneticamente ad uccidere; infine, secoli di superstizione e credenze popolari hanno avvolto l’immagine del gatto nel diabolico, nel mistero macabro, nell’occulto e nella magia nera, in quel limbo di inspiegabile e sinistro che abbraccia la figura imprevedibile del sicario del film.

Il pelo sullo stomaco

Ve lo ricordate il giorno in cui il vostro micino è arrivato a casa? Com’era dolce quella creaturina un po’ disorientata che miagolava dolcemente per l’appartamento! In quei momenti non stavate pensando al futuro, forse non vi immaginavate neanche che un giorno quella piccola palla di pelo sarebbe diventata una grande produttrice di palle di pelo. No… non nel senso che avrebbe prodotto nuovi micini, ma che avrebbe iniziato a produrre vere e propie “palle di pelo”, gomitoli interi di peluria raccolta durante la giornata con il grooming, con la sua attività di leccatura del manto, un po’ come i pallini di cotone che trovate misterioramente nell’ombelico prima di andare a letto. Tanto lavoro accurato produce un grande accumulo di peli nello stomaco che spesso viene generosamente riproposto in un angolo casuale della vostra abitazione. Sul pavimento, sul letto, sulla sedia, sul divano, sotto il tavolino basso che non spostate dal Natale del ’95 e che tante sorprese vi dona una volta alzato per pulire.

Il vostro animaletto, così dolce, elegante e raffinato, nel momento in cui decide, anzi, si trova costretto ad espellare la fastidiosa massa di peli ingeriti, si blocca ed inizia a muoversi ed a emettere suoni che ho visto solo in un documentario sugli esorcismi in Sud America o interpretarti magistralmente da una mia amica, dopo una simpatica festa arricchita da numerosi mojito. Il risultato finale è più o meno uguale in tutti e tre i casi. Il protagonista vomita. Lo so, scusate, è un’immagine un po’ forte, ma per il gattino vuol dire “salute”. Per gli altri… non saprei.

Una volta espulso il “peso sullo stomaco”, il gatto torna alla sua normale attività e non meravigliatevi se la prima cosa che fa è quella di andare a fare uno spuntino. Le palle di pelo non sono un problema grave, ma bisogna stare attenti perché se non vengono espulse, in una maniera o nell’altra, possono creare problemi seri di occlusione intestinale e di infezione. Come fare allora per poter facilitare l’espulsione dell’inevitabile accumulo di peli? Ovviamenti i seguenti rimedi sono da utilizzare se avete il sospetto cha la causa della disappetenza e della stitichezza del vostro coinquilino felino, siano imputabili ad una palla di pelo.

Per prima cosa una buona pulizia regolare del manto del gatto è utile, ma non sufficiente. Eliminare con una spazzola adatta inumidita i peli in eccesso già staccati, limita la quantità di peli raccolti con la leccatura, allungando i tempi della formazione della palla, ma non la evita.

La vaselina è un aiuto valido. Un quarto di cucchiano di questa sostanza può aiutare la palla di pelo a proseguire lungo il suo naturale percorso ed arrivare a destinazione. Avendo però un sapore non molto gradito al gatto, potete provare a somministrargliela con il più subdolo dei metodi: mettetegliela sulle zampe anteriori. Il gatto non potrà fare a meno, per sua natura, di pulirsi dall’odiosa sostanza leccandosi le zampe e di conseguenza ingerirà la vaselina. Ci sono anche dei prodotti che fanno lo stesso effetto e che hanno vari sapori, io ne conosco uno al malto. Chiedete al vostro veterinario.

Tra i metodi “casalinghi” c’è anche la possibilità di usare il burro, anch’esso un buon lubrificante per la palla di pelo, oltre al fatto che è anche un blando lassativo. Il rischio del sovradosaggio, da mezzo ad un massimo di un cucchiaino al giorno, è che si passi da palla di pelo a palla di grasso.

Una dieta ricca di fibre aiuta a risolvere il problema, che potrebbe avere anche come concausa la presenza di pulci, che porta il micio a leccarsi più del dovuto. Controllate che non ci siano i piccoli parassiti sul manto.

Come ho detto prima, la produzione di palle di pelo è un fenomeno naturale, così come deve essere naturale la sua espulsione. Per una via o per l’altra. Perciò è bene controllare anche la lettiera e vedere se le feci presentano un aspetto “peloso”.

Se i conati di vomito si presentano continui per tre giorni senza nessuna produzione, se il gatto non usa la lettiera e rifiuta il cibo per più di un giorno, allora è il caso di passare velocemente all’azione. Meglio avere in mezzo alla stanza un problema che si risolve con un po’ di carta assorbente e del detergente casalingo, che dover affrontare punture ed antibiotici.

In ogni caso, ricordatevi sempre che spazzolare bene un gatto, non solo è di prevenzione per tale problema, ma è anche un piacevole rilassamento per voi ed il vostro amico. Magari dopo la spazzolatura, passate anche con un panno o una spazzola umida per raccogliere la maggior quantità di peli possibile. Vi ringrazierà il gatto e chi deve fare le pulizie di casa.

Se per caso vi state chiedendo il perché dell’immagine d’apertura… voi che avreste messo per parlare di palle di pelo?

Fonte| Prevention – Rimedi casalinghi per cani e gatti – TEA

La musica dei gatti randagi

Alla fine degli anni ’70, un gruppo di “gatti randagi” si aggirava per i vicoli di New York in cerca di micette da conquistare e di risse da scatenare. Ma non li considerava nessuno, o quasi. Così, nel 1980, gli Stray Cats, ovverosia Brian Setzer, Slim Jim Phantom e Lee Rocker, decisero di emigrare a Londra e come spesso accade… nemo propheta in patria.

A Londra ottengono un successo incredibile che li porta alla realizzazione di un disco nel 1981, Stray Cats, che sarà capostipite della nuova diffusione del rockabilly in Europa per il grande pubblico. Il seguito della storia è brillante ma non così entusiamante come gli esordi.  Un secondo disco così così, scioglimenti e reunion, altri dischi belli, ma nulla è stato più come gli inizi. Ancora adesso, le canzoni tratte dal primo loro disco, come Stray Cats Strut, Rock This Town, Rumble in Brighton, sono diventate dei classici nel reportorio delle band rockabilly di tutto il mondo. Forse è giusto che sia così: se sono gatti randagi, randagi devono vivere… e suonare! Rock this town!

Mangia che ti passa

L’argomento “alimentazione” è sicuramente uno dei più interessanti rigurado il mondo dei gatti, ed un po’ anche del mio. Così vi vogliamo mostrare alcune risposte che i nostri amici di Dpets.it hanno ricevuto dai loro lettori alla domanda, “I vostri cuccioli sono ghiotti di cibi particolari? “. Ecco le risposte.

Fonte| Dpets

Dopo Miss Italia…

Vi siete mai chiesti perché quando si vuole esaltare la bellezza femminile si fa sempre riferimente al mondo felino? Movenze da gatta, sinuosità da gatta, gatta da pelare… no, questa c’entra meno. E poi, sapete come si dice passerella in inglese? Catwalk, camminata da gatto. Insomma, tanto lega il mondo delle Miss a quello dei gatti.

Appena incoronata Miss Italia è tempo di trovare l’equivalente miciesco allargato al mondo intero. Capita ad hoc  l’occasione con l’Esposizione Internazionale Felina di Roma, organizzata dall’ Associazione Felina Italiana. La manifestazione si terrà  a Roma nei giorni 1 e 2 Ottobre 2011 presso la Sala America del Summit Roma Hotel, una splendida location situata sulla via Aurelia, immersa nel verde in un parco di 50.000 mq.

Se avete il desiderio di mostrare al mondo intero la bellezza del vostro gatto, potete trovare tutte le informazioni in questa pagina.

Io avrei grandi problemi se dovessi partecipare ad una manifestazione del genere nella giuria, per me non esistono gatti più brutti di altri, probabilmente darei a tutti lo stesso voto.

Buon divertimento.

Torna a casa Felix!

Felix è il primo nome che mi è venuto in mente pensando ad un gatto famoso del mondo del cinema. Il caso di Willow, il gatto che ha ritrovato i suoi umani dopo 5 anni e 1800 miglia di viaggio, mi ha scatenato una voglia di capire il come sia possibile per un gatto ritrovare la sua casa anche dopo essersi allontanato per molti chilometri. La cosa mi meraviglia sempre, anche per altri animali. Se poi penso che gli umani abbiano dovuto inventare prima la geografia, la topografia (scienza che i gatti amano molto), la cartografia e poi i GPS, prima di avere uno strumento che riesca a riportarli a casa senza problemi (a parte qualche mio amico che entra in competizione con il satellite, credendosi più informato sul territorio), il fenomeno dell’Homing dei gatti mi meraviglia sempre di più.

Nella mia ricerca ho trovato un articolo del giugno del 1922, sulla rivista Scientific Monthly dal titolo Homing Powers of the Cat, scritto dal Professor Francis H. Herrick di Cleveland, in Ohio. Una serie di esperimenti fatti da lui o raccolti da vari studi eseguiti in Francia ed in Svizzera, lo portarono a delle conclusioni importanti, tra le quali: 1) il gatto preferisce muoversi e si orienta meglio di notte; 2) se allontanato da casa, anche se “bendato” o anestetizzato, torna, comunque, seguendo non il percorso seguito all’andata, ma il tragitto più breve; 3) la sua capacità di trovare il punto di inizio è indipendente dai sensi di vista, udito ed olfatto. Se conoscete l’inglese, magari un po’ vecchiotto, è un testo divertente da leggere.

E qui viene fuori il lato magico del gatto. Sarà il sole a guidarlo? oppure il campo magnetico terrestre che è in grado di leggere tramite le vibrisse, strumento che rende Predator un pivello di fronte ad un gatto. Oppure è una capacità extrasensoriale? Io non ci scherzerei più di tanto. Il sole potrebbe essere d’aiuto grazie alla dissonanza fra l’ora solare l’ora interna del gatto stesso come dice Michael W. Fox, il veterinario che ha scritto Cat Body, Cat Mind: Exploring Your Cat’s Consciousness and Total Well-Being, che dota il gatto di un vero e proprio orologio circadiano naturale, che fissa le attività ed il ciclo giornaliero. Così come è dotato di una bussola, grazie a dei minerali di ferro che si trovano nella regione frontale del cervello. I sali di ferro li abbiamo anche noi e gli uccelli, ma sembra che il nostro stile di vita abbia inibito negli umani questa capacità , questo strumento di orientamento, specialmente nelle donne. Va bene… l’ultima affermazione è uno scherzo. Le vibrisse come geolocatori sono un’ipotesi dei  behavioristi (che appena capisco esattamente chi sono, ve lo dico anche a voi). Usando tutti questi strumenti naturali, orologio e bussola, il gatto è in grado di posizionarsi nello spazio e nel tempo e ricostruire la posizione della sua casa. Perché, stiamo bene attenti, lui vuole tornare a casa sua, perché ha fatto tanta fatica a segnarsela ad impadronirsene con i sui fluidi ed i suoi segnali, che un semplice trasloco lo mette in crisi.

E poi ricordatevi che…

Colazione da Tiffany

Io e il mio gatto siamo dei randagi senza nome, che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene. Ecco qual è la verità! – Holly Golightly – Colazione da Tiffany (1961)

Il suo vero nome è Lula Mae Barnes. Fuggita di casa con il fratello Fred, sposa a 14 anni di un vedovo di nome Doc e matrigna di quattro figli. Ragazza selvaggia, Lula Mae Barnes. Eppure è lei la chiccosa Holly Golightly del romanzo Breakfast at Tiffany’s di Truman Capote, immortalata dall’indimenticabile figura di Audrey Hepburn nel film di Blake EdwardsHolly Golightly è Lula Mae Barnes, e viceversa. Ha due nomi, due vite: una al passato, nelle vesti della ragazza ribelle “Lula Mae”, e una al presente, al suono insaponato di Holly Golightly, ragazza elegantemente facile da 50 dollari “a toeletta”, ambiziosa di maritarsi con un uomo qualsiasi purché ricco sfondato e possibilmente sotto i cinquanta. Ha cambiato nome, vita, abiti e contesto Holly, ma è sempre un tipino fuori dal comune, persino affusolata nella perfezione indiscutibile di un tubino nero.

Una matta autentica”, dice di lei un vecchio amico. Randagia, fuggitiva, “senza nome”, dice Holly di se stessa e del suo rosso felino chiamato “Gatto – presenza importante, e per certi aspetti chiave, del film. “Povero amore senza nome” dice Holly di Gatto il gatto “Ma io penso che non ho il diritto di dargli un nome, perché in fondo noi due non ci apparteniamo, è stato un incontro casuale. E poi non voglio possedere niente finché non avrò trovato un posto che mi vada a genio”. Una ragazza con due nomi che si mescolano drammaticamente nella sua personalità e un gatto che ha chiamato Gatto e che non ha altro barlume di riconoscimento se non nell’etichetta della sua specie. Holly e Gatto sono davvero due creature indipendenti l’una dall’altra, che convivono ma non “si appartengono” e che si incontrano solo all’orario dei pasti? Holly rifiuta l’idea stessa di battezzare quel gatto. Teme di stabilire un rapporto di possesso o di proprietà con lui, e non intende sacrificare le sue idee di “libertà” e “indipendenza” sull’altare di un dispotico diritto di proprietà.

Forse, però, la verità è un’altra. Forse per Holly nominare quel micio significherebbe affrontare un coinvolgimento più diretto, più profondo di se stessa con il mondo: una presa dicoscienza e di responsabilità, specialmente affettiva, che Holly preferisce evitare, limitare al minimo indispensabile, un po’ come le accade nelle sue relazioni personali e sociali. Non vuole rischiare, Holly. Lo farebbe solo se trovasse un posto dove vivere che le andasse a genio, magari un posto come Tiffany. Ma Holly sa benissimo che Tiffany è Tiffany, un microcosmo inimitabile nel gusto e nell’atmosfera. Una sorta di paradiso per i (suoi) sensi, che probabilmente non troverebbero mai, in un qualunque altrove possibile e immaginabile, le coordinate perfette della gioielleria newyorkese. Sarà l’amico Paul Varjak a farle cambiare idea. Non su Tiffany, probabilmente, ma sul gatto e su se stessa, questo sì.

10 cose che (forse) non sapete sui gatti.

Il vostro amore per i felini vi ha sicuramente portato a leggere molti libri e riviste che hanno come oggetto il gatto, ed è la stessa ragione per la quale state leggendo questo blog! Grazie.
A parte questo, ci sono delle piccole informazioni e notizie che forse sono sfuggite a molti.
Eccovene 10:

Gatti ambidestri?
Avete mai fatto caso se il vostro gatto è destro o mancino? Sicuramente è l’uno o l’altro, ma più raramente è ambidestro. Per capirlo non è difficile, basta osservarlo mentre mangia o gioca e vedere quale zampa usa con maggiore frequenza per acchiappare un boccone o il gioco preferito.

Caldo o freddo?
Stiamo parlando di cibo. Ai gatti non piace mangiare alimenti troppo caldi o troppo freddi. Semplicemente alla temperatura giusta, ovverosia quella ambiente, quella che avrebbe la loro preda in natura. I gatti sono considerati i Riccioli d’Oro del mondo animale. Avete presente la storia, vero?

A colori vivaci.
I gatti vedono a colori e hanno bisogno solo di un sesto della luce che necessita agli umani per vedere. Questo lo sanno praticamente tutti, ma anche che vedono a colori?

Nomi inglesi strani.
Questa cosa è valida solo in inglese. Il nome di un gruppo di gattini piccoli in inglese si chiama “kindle”, come il lettore di e-book, mentre se il gruppo è composto da gatti adulti si chiama “clowder”. Strano!

Miao!
Vi siete accorti che i gatti miagolano solo alle persone e non agli altri gatti? Fateci caso.

Anelli dell’umore a quattro zampe.
Gli anelli dell’umore sono degli oggetti che cambiano colore in funzione dello stato d’animo di chi li indossa. I gatti, essendo creature altamente intuitive, sono perfettamente in grado di capire il nostro umore, specialmente dal tono di voce che usiamo. Loro lo sanno che gli stai urlando (anche se sembra che non gli interessi molto la cosa). Se dovete calmare il vostro gatto, provate a parlargli con una voce sussurrata ed amorevole. Rimarrete stupiti.

La gattaiola.
Sapete chi l’ha inventata? Sir Isaac Newton. Forse il suo gatto lo confondeva volendo entrare ed uscire dallo studio, interrompendolo nel suo lavoro. Così ha risolto il problema, suo e di tutti gli amanti dei gatti, ovunque.

E’ tutta tecnica.
I gatti effettivamente cascano sempre in piedi. E cascano tutti allo stesso modo. Prima ruotano la testa, poi la spina dorsale fino ad allineare le gambe posteriori per poi rilassarsi ed arcuare la schiena. In questo modo riducono notevolmente la forza dell’impatto. Per piacere, non provatelo a casa. Prendete per buone le nostre parole.

Una fabbrica di gattini.
A meno che non vogliate un “clowder” (vedi sopra) di gatti che mettano in subbuglio la vostra abitazione, sterilizzate i vostri felini. Una coppia di gatti ed i loro micini possono produrre una popolazione di 420.000 cuccioli in circa 7 anni.

Unicità.
Come le impronte digitali per gli umani, anche i gatti hanno la loro “etichetta” che li rende unici: il loro naso. La superficie del naso dei gatti è crestata in maniera unica, il che significa che non ce ne sono due uguali.

Fonte| PetMD via DivineCaroline

Il lupo perde il pelo… e lo fa pure il gatto.

Da quando sono diventato coinquilino di tre gatti ed un’umana, la mia dieta alimentare è cambiata. É diventata più ricca in proteine, così come lo sono diventati i miei maglioni, le mie camicie, le mie lenzuola, il mio divano, il mio computer. L’apporto di tali sostanze, le proteine, in particolare la cheratina, è dato dall’enorme quantitativo di peli che i miei coinquilini spargono per la casa. Tutti tranne l’umana. Ovviamente le procedure per limitare la distribuzione del prezioso manto vengono eseguite, la spazzolatura prima di tutto. Ma è una pratica che eviterà una percentuale ad una cifra di peli vaganti per casa. Siamo anche dotati di potente aspirapolvere “atomico” (quando lo accendiamo cala la tensione in tutto il paese) fornito di spazzola adatta alla raccolta dei peli, spazzola sicuramente ideata da Torquemada in uno dei suoi momenti più fantasiosi. Ne ho la certezza perché da bravo umano l’ho provata sulla mia pelle il giorno in cui lo strumento da inquisizione entrò in casa: al pensiero mi vengono ancora i brividi.

I gatti spelano, che notiziona! E lo fanno a prescindere dalla stagione e dalla tipologia del manto, lungo o corto che sia. Bisogna però stare attenti che non si tratti di altro, tipo alopecia o perdita di pelo legata a patologie o disagi.

Quali possono essere le cause per la perdita non normale di pelo ? Allergie ad esempio, proprio come gli umani. Medicine, cibo, polline, polvere, muffa. Oppure materiali come la gomma o la plastica, a oggetti e fibre colorate, a deodoranti, magari quello che usate per eliminare l’odore dai tappeti o dal divano.

Se la perdita del pelo è associata anche ad una perdita di peso, ad una eccessiva sete ed il gatto smette di fare il suo “grooming”, la sua toelettatura, le cause potrebebro essere il diabete o l’ipertiroidismo. Le pulci, la tigna e la scabbia sono altri fattori scatenanti al perdita del pelo.

Se poi avete cambiato il tipo di alimentazione, magari adottando marche più economiche, allora la ragione potrebbe essere nel minor valore nutrizionale di tali cibi. Se costano meno una ragione ci sarà. Per un gatto, scarso valore nutrizionale uguale perdita di pelo.

Potrebbe anche essere causata da una reazione ad un antibiotico topico o semplicemente dall’irritazione causata dalla puntura stessa: pizzica in quel punto e lui si lecca e gratta fino a perdere il pelo. Cercate sul mantello piccoli punti rossastri associati di solito ad allergie, questi si allargano e si diffondono se il gatto se li gratta fino ad una irritazione che peggiora la situazione.

La scabbia e le pulci possono provocare delle sottili chiazze all’estremità posteriore della schiena. Se è allergico alla saliva delle pulci, lo vedrete letteralmente strapparsi i peli furiosamente in cerca di sollievo. La tigna, un fungo che può attaccare anche l’uomo, provoca la perdita di pelo intorno alle zampe, al muso ed alle orecchie, sono cerchietti rossi col centro bianco.

Se il gatto ha l’artrite la mancanza di pelo sarà presente lungo le giunture. Alcuni non comuni disordini ghiandolari, posso provocare la mancanza di pelo lungo i fianchi.

Cosa fare? Beh, vista l’innumerevole quantità di possibili cause è chiaro che sia il veterinario l’unico che possa dare una risposta esauriente. Provare a risolvere con metodi casalinghi potrebbe portare a peggiorare la situazione. Però è sempre importante imparare ad osservare il mantello dei nostri felini, perché è un importante indicatore di salute e di disagi. Se il problema è di tipo alimentare o comunque di semplice soluzione, vedrete velocemente il risultato delle “cure”, il suo mantello tornare integro e brillante, così che potrete vederlo meglio quando lo dovrete togliere dal divano blu.

Questo post è un “adattamento/traduzione” di un articolo di Kathy Blumenstock di Animal Planet, che potete leggere in lingua originale qui.

Fonte| www.care2.com

Fiutando la via di casa

Alzi la mano chi di voi non ha letto la storia di Willow, il gatto che è riuscito a ritrovare i suoi umani a New York, dopo che si era perso nella meravigliosa città di Boulder, in Colorado. Per chi non lo sapesse è la città dove è ambientato lo storico telefilm Mork e Mindy ed anche il romanzo di Stephen King L’Ombra dello Scorpione (eh la cultura è cultura!) . Per chi non l’avesse letta può leggerla qui.

La storia è bellissima , tra l’altro non è la prima volta che ciò accade. E’ già avvenuto in Russia, in Inghilterra e chissà in quanti altri posti del mondo. La notizia ha dato lo spunto al New York Times per cercare di ipotizzare come abbia realmente fatto Willow a tornare a casa, considerando non solo che ci sono 1800 miglia di distanza, ma che oltre ai normali pericoli del mondo c’è anche un fiume come il Mississipi da attraversare. Se l’è fatta tutta a piedi o ha trovato un passaggio? Ha fatto autostop o ha viaggiato da clandestino sui treni?

La prima ipotesi è che abbia percorso solo soletto tutto il tragitto, trovando alimentazione con la caccia, nei rifiuti o semplicemente, con tutto il suo fascino, da umani inteneriti. Cinque anni, sono un tempo più che sufficiente per un gatto per percorrere tali distanze.

Rimane il problema Mississipi, come ha fatto ad attraversarlo? L’ovvia risposta “un ponte”, non è poi così ovvia. A meno che non ci sia stato, ed è questa la seconda ipotesi, un passaggio più o meno volontario di un veicolo.

La terza ipotesi è quella sulla quale in molti concordano:
1) Willow si perde a Boulder,
2) i suoi umani tornano a New York,
3) altri umani di Boulder adottano Willow,
4) anche loro si trasferiscono a New York,
5) Willow si riperde, viene ritrovato dall’Ufficio Animali Smarriti (non so se è l’esatta dizione) che attraverso il microchip lo riporta alla famiglia originaria.

A sostegno di tale ipotesi c’è il dato reale che molti abitanti del Colorado si trasferiscono nel Nord Est, circa 5 al giorno tra il 2007 ed il 2009, e che quando è stato ritrovato Willow era piuttosto ciciottello, condizione non compatibile con un gatto che s’è fatto 1800 miglia e 5 anni di vita di strada. Se volete leggere tutto l’articolo in inglese lo potete trovare qui.

Ma come fanno i gatti a trovare la strada di casa? Prossimamente lo scopriremo.